Il 21 e 22 ottobre si è svolto a Capri il Convegno Alziamo il volume. Diamo voce al futuro promosso dai Giovani imprenditori di Confindustria. Una convention, off-limit per i politici, in cui i baby-imprenditori (in Italia a quarant’anni si è ancora ‘baby’) hanno espresso la propria visione sul domani dell’economia italiana.

Al di là delle comprensibili preoccupazioni, degli attesi proclami e delle buone intenzioni, alcuni dati snocciolati dal direttore del Centro Studi Confindustria, Luca Paolazzi, ci sembrano molto interessanti. Il rapporto, presentato durante la seconda giornata del convegno, mostra un chiaro legame (quasi una correlazione) fra tasso di crescita del Pil e tasso di occupazione giovanile. Se infatti si osserva l’andamento della quota di lavoratori in età compresa tra i 20 e i 29 anni sul totale, pari al 16% a metà degli anni ‘90 e oggi dimezzata, si nota un parallelo declino del Prodotto interno lordo  pro-capite italiano.

I numeri ci indicano che migliorare la produttività del sistema liberando le potenzialità dei giovani e attraendo talenti dall’estero rappresenta la strada giusta, la ricetta anti-crisi, la ‘pozione rassicura-mercati’. In questo senso, un buon segnale viene della lettera che il Governo Berlusconi ha di recente inviato all’UE, in cui l’Italia assume l’impegno di approvare entro il 2011 interventi a favore dell’occupazione giovanile attraverso l’introduzione o il rafforzamento di strumenti quali i contratti di apprendistato, il part-time e il credito d’imposta per le imprese che assumono giovani collaboratori.

Purtroppo però non basta semplicemente guardare al sentiero. Per raggiungere la meta bisogna percorrere tutta la strada, anche se questa, a giudicare dai dati, è impervia e tortuosa. L’Italia è il 24esimo Paese al mondo per capacità di importare cervelli. Un ranking peggiore perfino della Grecia, giusto per fare un esempio. Per invertire la rotta – spiega Paolazzi – occorre rimuovere gli ostacoli alla crescita. La ricetta per aumentare il Pil è articolata e non riguarda esclusivamente gli investimenti sul capitale umano e la spinta all’occupazione giovanile e femminile.

Non solo le difficoltà sofferte in questo momento dalla maggioranza, ma anche l’oggettiva complessità del tema fanno pensare che una soluzione non arriverà di certo entro questa legislatura. Ma il futuro non è una prospettiva a finire, pertanto ci auguriamo che lo stimolo all’occupazione giovanile ed il rifiuto della precarietà come caratteristica naturale del lavoro siano due dei pilastri su cui costruire l’Italia del domani.

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