Comment vis-tu? Come vivi? E ancora, est-ce que t’es heureux? Sei felice? Cinquant’anni fa, il regista ed etnologo Jean Rouch, con il supporto e la codirezione del sociologo Edgar Morin, intervistò, munito di un’agile camera a mano 16mm e di un funzionale magnetofono portatile per la registrazione diretta del suono, un’intera generazione, studenti della Sorbonne e operai algerini della Renault, ragazze pin-up e giovani lavoratrici, intellettuali filo-comunisti e preti militanti, amici stretti e sconosciuti incrociati per strada, sullo sfondo della Parigi degli anni ’60, spensierata e smaliziata in superficie, ma smarrita ed incerta in profondità.

Chronique d’un été, la cronaca di un’estate, quella del 1960, testimone e vittima di sconvolgimenti interni ed esterni decisivi per il futuro della Francia e dei francesi, dalla nascita della Quinta Repubblica presieduta dal generale De Gaulle agli amari riflessi della mai dichiarata Guerra d’Algeria.

Cinquant’anni dopo quello che fu il primo esempio di cinéma-verité, il regista francese Florence Duman riprende materiali, immagini, suoni e interviste scartate dal final-cut del duo Rouch Morin, raccogliendole in un nuovo documentario curiosamente intitolato Un été + 50, spingendoci e stimolandoci ad una nuova lettura tanto storica e antropologica quanto estetica e cinematografica.

Ritornano i protagonisti in alcuni teneri scambi di parole e nostalgiche riflessioni, anagraficamente attempati ma ancora giovani e viveur nell’animo, come quando ricordano con più di un sorriso le avventure agrodolci trascorse a Saint-Tropez, per cercare di dimenticare la dura realtà di quegli anni. Perché dietro quella sottile maschera di sicurezza ostentata, la camera a mano di Rouch e l’occhio attento di Morin hanno soprattutto scovato il disorientamento generazionale per una guerra, quella d’Algeria, apparentemente lontana, ma terribilmente vicina, e per un futuro dannatamente incerto e senza punti di riferimento.

© Rivoluzione Liberale

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