Luigi Einaudi, nato a Carrù in provincia di Cuneo nel 1874, è stato un economista, politico e giornalista. E’ stato il secondo Presidente della Repubblica Italiana. Intellettuale ed economista di fama mondiale, Luigi Einaudi è considerato uno dei padri della Repubblica Italiana. Vice Presidente del Consiglio dei ministri, Ministro delle Finanze, del Tesoro e del Bilancio  nel IV Governo De Gasperi. Tra il 1945 e il 1948 fu Governatore della Banca d’Italia. Muore a Roma il 30 ottobre 1961.

Esponente del pensiero liberista e federalista, Einaudi è convinto che il liberalismo deve svilupparsi concretamente in tutti gli aspetti della vita politica, sociale ed economica di un uomo. Einaudi introduce alcune novità nella politica dei liberali italiani; a suo parere vi è una mutua implicazione tra liberalismo e liberismo. Il liberismo non è semplice economicismo. Rifacendosi ai classici anglosassoni del pensiero liberale (John Stuart Mill e John Locke su tutti), Einaudi esalta l’individualità, la libertà d’iniziativa, il pragmatismo. Secondo Einaudi, in un regime statalista la vita sociale ed economica è destinata alla stagnazione: l’individuo si perfeziona solo se è libero di realizzarsi come meglio crede; il liberalismo educa gli uomini perché insegna loro ad autorealizzarsi. La meritocrazia risulta strettamente connessa a un’economia di mercato: l’individuo più competente o creativo può rendere migliore l’azienda e quindi viene assunto. L’autorealizzazione  può portare allo scontro tra individui con interessi concorrenti. Questo genere di lotta è però una lotta di progresso: gli uomini sono così costretti ad assumersi la responsabilità (guadagni e fallimenti) delle proprie imprese economiche, senza gravare su altri individui, come invece accade in uno stato assistenziale.

Per Einaudi, con l’eccesso di statalismo si rischia di “impigrire” l’individuo. Portato a disinteressarsi e a non assumersi responsabilità, si lascerà “trasportare dalla corrente”, accettando con fatalismo anche illegalità e cattivi servizi, percependoli come prassi. Il liberalismo, diversamente, è una pratica più dura, ma attraverso l’autorealizzazione riesce a responsabilizzare i cittadini. Una società libera ha bisogno di istituzioni minime e basate sulla trasparenza, in modo che siano più vicine al cittadino e da lui facilmente utilizzabili o contestabili: federalismo e decentramento rispondono bene a queste esigenze; Einaudi punta ad un federalismo europeo, con ciò a dire una sola politica economica, un forte esercito europeo in grado di tenere a bada le pressioni provenienti da oriente e in grado di confrontarsi paritariamente con gli USA. Einaudi non vuole la dissoluzione dei singoli Stati ma auspica una federazione europea dotata di varie libertà, soprattutto economiche.

Ecco una delle sue più famose massime, forse tra le più attuali: «migliaia, milioni di individui lavorano, producono e risparmiano nonostante tutto quello che noi possiamo inventare per molestarli, incepparli, scoraggiarli. È la vocazione naturale che li spinge; non soltanto la sete di denaro. Il gusto, l’orgoglio di vedere la propria azienda prosperare, acquistare credito, ispirare fiducia a clientele sempre più vaste. Ampliare gli impianti, abbellire le sedi, costituiscono una molla di progresso altrettanto potente che il guadagno. Se così non fosse, non si spiegherebbe come ci siano imprenditori che nella propria azienda prodigano tutte le loro energie e investono tutti i loro capitali per ritrarre spesso utili di gran lunga più modesti di quelli che potrebbero sicuramente e comodamente avere con altri impieghi.»

Nel cinquantenario della scomparsa di Einaudi (1961-2011) i Liberali ricordano l’uomo, lo statista e il Liberale anche con un convegno a Bari il 26 novembre 2011 alle 18,00 nella Sala del Consiglio Comunale.

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