Come a prevedere il lievitare negli ultimi giorni dell’incertezza finanziaria dell’Europa che sembra davvero non potercela fare da sola ad uscire dalla recessione, già all’inizio della scorsa settimana il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, aveva tenuto ad alimentare l’attenzione su quella che è una situazione che non può attendere a lungo soluzioni efficaci.

L’occasione per far sentire la propria voce il Capo dello Stato l’ha colta a Bruges – in Belgio – all’inaugurazione dell’anno accademico del College d’Europe (istituto indipendente di studi europei post-universitari). “Ciascuno Stato deve fare la sua parte – ha detto – assumersi fino in fondo le sue responsabilità. Tra essi certamente l’Italia”. Un’Italia distratta, rispetto ad una visione globale, dalle beghe interne che vanno dai guai personali del premier Silvio Berlusconi a quelli più generali del Governo, impegnato al momento nell’angosciante necessità di sbrogliare la matassa delle pensioni, sfiancato dal braccio di ferro che ha contrapposto il PdL alla Lega Nord, decisa a salvaguardare i trattamenti di anzianità a scapito della proposta che riguarda gli anni contributivi. Il fatto è che in momenti come questo occorrerebbe la fermezza e – soprattutto – la capacità organizzativa per sapersi muovere su più fronti.

“Ora – ha aggiunto Napolitano da Bruges proprio spostando l’attenzione sul nostro Paese – non possiamo più tergiversare di fronte all’imperativo categorico di un sforzo consistente e costante di abbattimento del nostro debito pubblico, né restare incerti dinanzi a riforme strutturali da adottare per rendere possibile una nuova, più intensa crescita economica e sociale”. A significare che ogni partito che abbia velleità di governo anche nel più prossimo futuro, si possa permettere di non mostrarsi  “consapevole delle decisioni, anche impopolari, da prendere subito nell’interesse nazionale e nell’interesse europeo (…). Se l’Italia è cosciente delle sfide che ha davanti – ha aggiunto il Presidente – deve essere capace di dare le risposte necessarie. Qui non si tratta di rendere omaggio alle istituzioni europee, si tratta di fare il proprio interesse nazionale e di dare il contributo nell’interesse dell’Unione”.

E sull’impossibilità, non solo italiana ma di ogni Paese europeo, di uscire dalle sabbie mobili senza che nessuno allunghi il ramo della salvezza, l’Inquilino del Quirinale ha sottolineato che “nessuno può (…) svolgere con le sue sole forze un ruolo significativo”. Una bacchettata lieve anche a Germania e Francia, auto-nominatesi con presunzione a irrinunciabili guide dell’Europa unita. Nazioni con le quali ha voluto comunicare “amichevolmente la preoccupazione per quella che appare una riluttanza della Germania ad accettare ulteriori, ormai inevitabili trasferimenti di sovranità, e dunque anche di decisioni a maggioranza, a livello europeo. In fondo –  ha aggiunto Napolitano – dal cancelliere tedesco (Angela Merkel, N.d.R.) e dal presidente francese (Nicolas Sarkozy, N.d.R.) sono state negli ultimi tempi avanzate proposte poi in parte tradotte nel patto EuroPlus, tali da scavalcare la rigida parete divisoria che si volle sancire nel vigente Trattato a protezione delle competenze degli Stati nazionali contro la progressiva estensione di quelle dell’Ue”.

Sta di fatto, tuttavia, che più di uno Stato membro conta chiaramente sulla Commissione europea per monitorare gli sviluppi e pungolare nel fianco il Governo Berlusconi. Ma come successo anche una settimana fa, è giunto un attestato di stima nei confronti del nostro Capo di Stato. L’hanno fatto i tedeschi da Berlino con il portavoce del governo, Steffen Seibert, il quale ha detto a chiare lettere che la Germania non può che essere in sintonia con Napolitano sulle esortazioni indirizzate alla politica nostrana “in materia di sviluppo e riforme strutturali (…) e crediamo che la leadership italiana condivida questa visione”.

Su altro fronte interno, qualche giorno fa il Presidente ha avuto modo di esprimersi a favore dell’editoria nel nostro Paese, dopo l’ennesimo taglio lineare al Fondo da parte dello Stato. In sostanza le proposte inserite di recente nella Legge di Stabilità dicono di una falciata terribile ai contributi che di fatto verrebbero quasi azzerati. Provvedimento visto dai giornalisti come l’ennesimo tentativo di mettere un bavaglio all’informazione, soprattutto quella garantita dagli organi di stampa più deboli. “Condivido la preoccupazione per i rischi che ne potrebbero derivare di mortificazione del pluralismo  – ha detto Napolitano – e non mancherò di manifestare questo mio punto di vista al Governo”.

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