Con lui la Germania si candida al prossimo Oscar per il miglior film straniero. Parliamo di Pina, l’ultimo lavoro di Wim Wenders. L’opera è dedicata all’acclamata danzatrice e coreografa Pina Baush, morta in modo prematuro nel 2009. Il sessantaseienne cineasta di Düsseldorf era un suo amico e per questo ha deciso di omaggiarla con il suo primo lungometraggio tridimensionale.

In un incontro piuttosto ristretto coi giornalisti, Wenders ha parlato di quella che secondo lui è una vera rivoluzione del cinema. “Quest’arte – ha spiegato – si è sviluppata in centodieci anni. All’inizio era rigida, poi si è imparato a muovere la macchina e ad accordare le immagini e il cinema muto è arrivato a un elevato livello artistico. Con l’avvento del sonoro si è fatto un passo indietro e il cinema è tornato ad essere rigido e statico rispetto agli ultimi anni del muto. Con l’avvento del colore e l’evoluzione delle tecniche sonore, a rimanere indietro sono state proprio le immagini e ora, con la tecnologia 3D, anche queste raggiungono le stesso livello di evoluzione. Il 3D – ha detto ancora il regista tedesco – non è solo un modo nuovo di rappresentare, ma è proprio una nuova forma di linguaggio, una sorta di rivoluzione”.

E a Roma non poteva mancare – seppure in un ambito inconsueto – un momento riservato alla squadra giallorossa (senza nulla togliere alla Lazio, ci mancherebbe). Ieri sera infatti, nella sezione “Extra”, è stato presentato il documentario di Francesco Del Grosso, 11 metri, dedicato a un mitico capitano della Roma, lo scomparso Agostino Di Bartolomei. Un evento atteso dai tifosi di calcio (non solo romanisti). La sala Petrassi dell’Auditorium era affollata per la proiezione alla presenza di ‘eroi’ della squadra del grande Nils Liedholm, che vinse uno scudetto: Ubaldo Righetti, Roberto Pruzzo, Odoacre Chierico e altri. Non è passata inosservata l’assenza dell’attuale capitano, Francesco Totti.

Nella notte di questo bizzarro Halloween italiano, calzava a pennello la presenza di un personaggio come James Wan, il regista malese cui si devono pellicole considerate ormai classici dell’horror, in particolare quelle della gettonatissima saga di Saw (di cui ha diretto solo il primo episodio, L’enigmista, per limitarsi a produrre i sei successivi capitoli). Qui a Roma Wan ha presentato la sua ultima fatica, Insidius, storia di fantasmi che richiama un po’ vecchi must del genere come Poltergeist-Demoniache presenze oppure Paranormal Activity. “Poltergeist ha sicuramente avuto su di me una grandissima influenza quando ero ragazzino – ha spiegato il regista alla stampa – anche se non credo sia rientrato tra le fonti d’ispirazione per lo sceneggiatore del mio ultimo film. Di certo, ci sono riferimenti all’horror degli anni Cinquanta e Sessanta, a titoli come Gli invasati di Robert Wise, Suspense e Carnival of souls, un piccolo film indipendente che conoscono in pochi, ma che consiglio sempre di vedere”.

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