Nel 1884, alla Conferenza di Berlino, 14 potenze europee,  insieme agli Stati Uniti, si sono riunite per decidere come tutta l’Africa, e le sue risorse, sarebbero state spartite e divise in colonie. Nessun paese africano fu invitato. L’Africa fu saccheggiata e i governi africani soffocati. La Conferenza di Londra del 29 Marzo 2011 è stata convocata dagli stessi Stati che parteciparono alla riunione di 126 anni prima. Gli africani questa volta sono stati invitati, l’Unione Africana ha però declinato l’invito, solo Tunisia e Marocco hanno inviato rappresentanti. Malgrado le analogie che si potrebbero fare, la grande differenza oggi è che i governi occidentali, nelle loro dichiarazioni, si sentono molto più in dovere di ieri di assicurare all’opinione pubblica che invadono, bombardano e occupano paesi non per motivi “materiali”, ma per motivi “umanitari”. Le implicazioni geopolitiche ed economiche dell’ intervento militare USA-NATO in Libia sono enormi. Ciò che è in gioco è il nuovo disegno della mappa dell’Africa, con, questa volta, non Francia, Belgio, Italia e Germania in testa, ma Gran Bretagna e Stati Uniti. La Libia, non solo ha le più grandi riserve di petrolio dell’Africa, ma è la porta strategica sahariana in Africa Centrale, confina con molti paesi che sono nella sfera d’influenza francese, tra cui Algeria, Tunisia, Niger e Ciad,  e gli USA, hanno bisogno di estendere la propria sfera d’influenza e leadership nell’Africa francofona. Nel 1884 gli USA svolsero un ruolo passivo a Berlino. Questa nuova spartizione, basata sul controllo del petrolio, gas naturale, minerali strategici e diamanti è dominata dagli interessi aziendali anglo-statunitensi che mirano a sminuire il ruolo “diplomatico”  delle ex-colonie come l’Italia in Libia e la Francia nel Maghreb, emarginare “fisicamente” la Francia dal continente africano e minare l’influenza della Cina. Le pressioni continuano attraverso viaggi diplomatici accompagnati da promesse di aiuto “condizionato”, giustificato dall’intento di aiutare l’Africa e i suoi gravi problemi. Ma perché allora oltre ai viaggi diplomatici si infittisce anche la ragnatela di basi alle quali si appoggia il comando di AFRICOM? La dipendenza degli USA dal petrolio africano è così importante, che se fossero sospesi i rifornimenti da paesi come Angola, Nigeria, Guinea Equatoriale o qualsiasi altro produttore del Golfo di Guinea, il governo americano sa che le multinazionali lo porterebbero all’uso della forza armata per ottenere la stabilità degli affari. Per quello prepara il terreno (con AFRICOM) e ci porta i suoi soci (NATO e UE), anche loro molto interessati all’enorme tesoro africano. Ma il XXI secolo potrebbe prendere una piega diversa, riservarci delle sorprese. Se il processo di dissoluzione degli Stati post-coloniali, congelati dalla storia, non si arresta, questo “ordine” fittizio potrebbe passare ad una fase di “disordine” ed arrivare alla “rinascita” di una moltitudine di nuove nazioni, portando ad un risveglio della diplomazia, con il risultato di far emergere una serie di accordi, network e codici destinati a snellire il funzionamento delle organizzazioni internazionali, sicuramente necessarie, ma un pò appesantite dagli anni, basandosi su un documento sottovalutato dai più, che però rappresenta il futuro: la Dichiarazione universale dei diritti umani.

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