Così come fatto nel nostro breve reportage di ieri, per dovere di cronaca anche oggi siamo costretti prima di tutto a scrivere di fatti che nulla hanno a che vedere con la ‘settima arte’ e col cuore di questa sesta edizione del  Festival Internazionale del Film di Roma, che si chiude stasera con la premiazione. Se mercoledì in ballo c’era stata la solita scaramuccia basata su interessi politici – protagonisti il ministro Galan e Alemanno, sindaco di Roma – questa volta il livello è precipitato. Insulti fra un altro ministro, quello della Difesa (ma molti lo ribattezzano dell’Offesa) Ignazio La Russa, (o La Rissa sempre per i buontemponi) e un attore, il gladiatore de noantri, Claudio Amendola.

In breve la vicenda: martedì scorso, mentre faceva il suo ingresso nell’Auditorium, La Russa era stato investito da una salva di fischi (svantaggi della politica… ). Tra i più acuti pare vi fossero proprio quelli di Amendola, che a zufolare s’è allenato parecchio seguendo fin da bambino la Roma in curva Sud. Come sempre, il ministro ha sfoggiato il suo aplomb: per lui l’attore è “uno stronzo che ha aizzato i cinque che sul red carpet fischiavano”. Il giorno dopo, quando le parole di La Russa avevano fatto più volte il giro del web, l’attore ha replicato secco: “Scuse ufficiali oppure parte la querela”. Ma, come detto, a quel punto il livello già strisciava, e non sul tappeto rosso.

L’avevamo annunciato: ieri è stato il giorno di Richard Gere, salito in Campidoglio per ricevere la Lupa Capitolina come riconoscimento alla carriera e al suo impegno per il Tibet. “Amo l’Italia e amo Roma – ha detto Gere – In questo Paese ho ricevuto il primo premio in assoluto in tutta la mia carriera: il David, per Days of Heaven. L’Italia è stato il primo Paese a premiare il mio lavoro e, alla luce di questo, tornare qui oggi e ricevere quest’altro importante alloro è per me molto significativo”. E stasera – durante la premiazione finale – l’ex American Gigolò incasserà anche il premio ‘Marc’Aurelio’.

Interessante ieri, nella sezione ‘Extra’ della Mostra, è stato assistere alla proiezione del docu-film Case chiuse, di Filippo Soldi, presentato da Pia Covre, portavoce del Comitato diritti civili delle prostitute. “Le escort? Sono sempre esistite, e fino a ieri erano rispettabili – ha detto l’attivista – Oggi l’uso politico le ha degradate. Si colpevolizza il loro comportamento, al posto di quello dei politici: è un problema di comunicazione, uno slittamento di focus”. La pellicola è un viaggio tra le case di tolleranza, che parte dal lupanare di Pompei e arriva all’Artemis di Berlino, passando per filmati d’epoca, testimonianze, fra le altre quelle di Tinto Brass e Lina Wertmuller.

Intanto, nella sezione riservata ai giovanissimi, ‘Alice nella città’, è stata presentata in anteprima la riconversione del Il re leone, indimenticato classico Disney in 3D, diretto da Roger Allers e Rob Minkoff e che sarà nelle nostre sale dall’11 novembre. “In America ha incassato ben 93 milioni di dollari in poche settimane – ha detto in conferenza stampa il produttore Don Hahn – e anche noi siamo rimasti sorpresi dal grande successo che ha avuto”. Il motivo per cui un film già visto attiri tanto pubblico al cinema? “La storia cattura e la colonna sonora è coinvolgente”. Lineare e scolastico.

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