Con il capo dello Stato Nicolas Sarkozy impegnato a Cannes per il G20 dove, giocando la carta della credibilità, cercherà a tutti i costi di riconquistare un’opinione pubblica che da tempo l’ha isolato, il candidato socialista François Hollande e i suoi fedelissimi, oltre a lanciare continue frecciate al leader dell’UMP, hanno voluto esternare le loro opinioni in merito al referendum greco. Ce ne ha parlato nel Le Figaro di giovedì Nicolas Barotte nel suo Holland né a favore né contro il referendum greco.

“A favore o contro? Annunciando un referendum concernente il piano di salvataggio stabilito dall’Unione Europea, il governo greco ha indirettamente sottoposto la sinistra francese ad una scelta delicatissima: approvare il ricorso ad una via democratica malgrado i rischi che quest’ultima comporta o privilegiare il rispetto dell’accordo firmato la scorsa settimana tra i Paesi della zona euro, imponendolo ai greci. Risposta impossibile. «Il primo ministro greco ha deciso di sottoporre questa questione referendaria al Parlamento. E’ un suo diritto. E’ la legittimità del popolo greco ad essere consultato, se il Parlamento lo accetta», ha dichiarato François Hollande durante il raduno nazionale del PS. «Dunque, io, non sono qui a giudicare se è bene o male proporre una tale procedura. Posso solo constatare che avrà delle conseguenze» ha proseguito. «Se questo referendum sarà deciso, bisogna dunque che l’Europa si assuma le proprie responsabilità, accompagnando questa scelta verso un esito positivo», ha poi concluso”.

Né da una parte né dall’altra. Un colpo al cerchio e uno alla botte. Legittimo, ma tipico di Hollande e dei socialisti francesi. La stessa Aubry a inizio settimana si era pronunciata sulla questione greca dicendosi, a nome del PS, «fermamente intenzionata a difendere la necessità per la Grecia di riassestare la propria economia», denunciando, tuttavia, allo stesso tempo «la brutalità delle misure imposte dall’Unione Europea».

Prudenza da vendere tanto per la gauche molle di Hollande quanto per la gauche sectaire di Martine Aubry, supportati entrambi dai ligi colleghi, come Stéphane Le Foll, braccio destro del deputato di Corrèze. «Il referendum indetto dal premier greco Papandreou è alla base del principio di responsabilità politica», ha affermato perentoriamente, per poi aggiungere che sarebbe meglio «non dire ai Greci quello che dovrebbero fare». Ingerenza zero, quindi.

Ma per la Grecia, e per l’intero sistema Europa, non era forse meglio parlarne dapprima con i partner vista l’attuale situazione? No, per Hollande no. Il quale, proprio oggi, sarà a Roma, accanto al suo corrispettivo italiano, Pier Luigi Bersani, altro indeciso di professione.

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