Erano le 5 del mattino in Italia quando è arrivata la notizia della morte di Osama Bin Laden, l’indiscusso leader di Al Qaeda e promotore dell’attentato alle Torri Gemelle di New York. Si chiude così il capitolo 11 settembre, grazie ad una operazione portata a segno dalle forze speciali americane, che a 70 chilometri dalla capitale del Pakistan, Islamabad, hanno ingaggiato un conflitto a fuoco nel covo del terrorista più ricercato al mondo. Il Presidente USA Barack Obama in conferenza stampa dichiara con legittima soddisfazione “Giustizia è fatta”.

Ora il mondo occidentale festeggia, alzando il livello di sicurezza per rischio attentanti e da Hamas giungono le prime reazioni che definiscono il gesto un “assassinio” ai danni di un “santo combattente arabo”. Le paure per le minoranze cristiane nei paesi islamici crescono sempre più e ad alzare ulteriormente lo scontro ci pensa Ehsanullah Ehsan, portavoce dei talebani pachistani, che fa sapere “Se è stato martirizzato, vendicheremo la sua morte e lanceremo attacchi contro i governi americano e pachistano e le loro forze di sicurezza», ed ha aggiunto, «sono nemici dell’Islam”.

In questo clima da Jihad si aspettano le dichiarazioni dal mondo arabo, mentre in occidente si scatena il giubilo verso la morte del terrorista “Re del male” arrivando fino alla mistica dell’on. Biancofiore che considera la morte di Bin Laden “un nuovo enorme  miracolo regalato da Giovanni Paolo II al mondo ”.

Per quanto sia evidentemente necessario ponderare con zelo ogni dichiarazione visto l’infuocato clima, è agghiacciante il silenzio proveniente dalla Lega araba che potrebbe, regalare una lezione di stile all’occidente chiedendo di abbassare i toni per evitare di fare affiorare uno scontro tra civiltà visto che sulla scia del falso martirio “morto un Bin Laden potrebbe presto venirne un altro”.

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