Il cinema danese contemporaneo non è solo Lars Von Trier e i seguaci del suo Dogma 95, conosciuti e idolatrati quasi all’unanimità dalla critica europea. C’è anche chi, più silenziosamente, senza tediose provocazioni in sala stampa e non, si alza dal comodo sedile della sala, dopo aver inteso il suo nome, per dirigersi sul palco dove è appena stato premiato, con passo brioso, da ragazzotto cresciuto, tanto da ringraziare amici e affetti sbirciando sull’iphone, rivolgendosi simpaticamente a De Niro & Co con un: “Grazie, avete un buon gusto cinematografico”.

Nicolas Winding Refn, figlio di Anders Refn, assistente alla regia per alcuni film di Von Trier, e della fotografa Vibeke Winding, nasce a Copenaghen nel 1970, trasferendosi, tuttavia, a New York fin dall’età di 8 anni, dove più tardi decide di intraprendere gli studi alla American Academy of Dramatic Arts. Con gli Stati Uniti nel cuore, torna però presto in Danimarca per girare, autofinanziandosi, all’età di soli 25 anni, Pusher – L’inizio (1996), tuffo rabbioso nella micro-criminalità di Copenaghen, che di accademico non ha proprio nulla. Camera nervosa e apprensiva alla Scorsese di Mean Streets, per una storia schietta e affilatissima dal gusto indipendente, ‘cassavetesiana’, cassaintegrata con un gusto splatter che non guasta.

E’ solo l’inizio, come ben presagisce il titolo tradotto in italiano, di una carriera progressivamente illuminata, che arresta il suo dolce fluire solo con Fear X (2003). Bleeder (1999) prima, e i due sequel di Pusher – L’inizio, rispettivamente Pusher 2 – Sangue nelle mie mani (2001) e Pusher 3 dettano gli stilemi e sigillano il marchio Refn: capacità hors-norme di giocare sull’attesa dello spettatore, sballottandolo autorevolmente dalla calma alla tensione, dall’amore più profondo alla ferocia più spietata, in un’atmosfera febbricitante e di costante suspense.

C’è molto William Friedkin e il suo Il braccio violento della legge, ma anche il Peter Yates di Bullit e le sue pursuite, ma c’è allo stesso tempo quell’imprevedibile mélange tra poesia e violenza, cullato da un sottofondo malinconico e a tratti nichilista, che lo contraddistingue nettamente. Come in Drive (2011), dopo le interessanti esperienze di Bronson (2008) e di Valhalla Rising (2009), entusiasmante neo-noir metropolitano con il compassato Ryan Gosgling nelle vesti di “Driver”, angelo sterminatore in una Los Angeles crepuscolare, cascadeur di giorno e autista assoldato dalla criminalità di notte, spericolato ma professionale nel suo sporco lavoro. Cinema allo stato puro, a bordo di un bolide a quattro ruote. E pensare che Refn non ha nemmeno la patente!

© Rivoluzione Liberale

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