La salute della Repubblica sia la suprema legge, ci hanno tramandato i latini. Una frase applicabile tout court all’Europa oltre che all’Italia.

Il problema nostro è “semplicissimo”: abbiamo preso precisi impegni con la Ue, anche sotto la forte pressione degli organi comunitari (e dei mercati) e adesso resta solo di tradurli in legge dello Stato e applicarli puntualmente.

Nemmeno l’Europa in tutti questi anni di crisi è riuscita a parlare e ad agire con una voce se non unica, almeno coerente fra le varie autorità comunitarie e allora la frase irridente di La Fontaine dell’800: l’Italia è un’espressione geografica, bene si attaglia anche all’Europa, dove solo il direttorio franco-tedesco dà impressione di un governo ombra o di un direttorio appunto, ma ci sono almeno cinque Stati tra vecchi e nuovi che hanno bisogno di cure consistenti e sono stati ammoniti.

Ma la legge “latina” su ricordata non può, né sarà una bacchetta magica o un click del computer, perché gli accordi di Bruxelles e del G20 prevedono tempi e modi di attuazione che dureranno fino al 2013, qualsiasi  sia o sarà il governo di questo nostro Paese, con  il monitoraggio continuo europeo e il controllo tecnico dell’Fmi sull’attuazione e qualità degli interventi. Che poi ci possa far piacere o no, questo è quanto ci siamo andati a cercare, senza difendere l’Italia con i fatti, perché come scrive il Segretario del Pli, conservatorismo, populismo, corporativismo hanno funzionato alla grande; invece c’è da spazzare via mercanti, opportunisti, populisti, giustizialisti, parvenus e qualunquisti, che hanno contribuito e contribuiscono allo sfascio.

La pena per la non attuazione degli accordi in modo immediato, oltre alle bacchettate dell’Ue e Fmi, è la mano libera alle speculazioni dei mercati e all’ulteriore affossamento del Paese e del nostro debito pubblico a suon di spread dei bund tedeschi che sono già oltre il punto di non ritorno e un commissariamento palese od occulto, sempre più severo.

Martedì 8 novembre la Camera ha discusso e approvato con 308 voti a favore, un astenuto, 321 non votanti ma presenti, il Rendiconto generale dell’Amministrazione dello Stato per l’esercizio finanziario 2010 (già approvato dal Senato), sempre l’8 novembre il Commissario agli Affari economici dell’Ue ha dichiarato la sua preoccupazione per l’Italia e della necessità che gli impegni presi vengano tradotti in misure concrete il prima possibile come presentazione del maxi emendamento al Senato con le misure concordate o imposte dall’Europa, in 50 punti, senza richiesta di fiducia. Il maxi emendamento è stato presentato ieri inserito nel ddl di stabilità e bilancio e la discussione è iniziata in Aula, presente il neo Senatore Monti, nominato dal Presidente della Repubblica Senatore a vita per aver onorato l’Italia con la sua attività.

Nel frattempo una riunione straordinaria della Bce sulle sorti dell’Italia, ha scatenato un’altra bufera (poi rientrata) sullo spread tra Bot decennali e bund tedeschi.

La Camera è convocata oggi alle 12,30 per esaminare e votare il testo del ddl e maxi emendamento licenziato dal Senato.

Mala tempora currunt: quando manca il senso dello Stato come richiesto più volte dal Capo dello Stato, i risultati sono quelli che vediamo; con l’imperversare della speculazione selvaggia e con la Merkel che ci mette del suo, ipotizzando un’uscita dall’Euro ma non dall’Ue. Potremmo dire: il morbo infuria, il pan ci manca, sul ponte sventola bandiera bianca. Certamente riferito all’antipolitica che stiamo vivendo (non all’Italia che supererà anche questa Caporetto economica), come quando nella storia parte dei generali stava nel bordello di Udine al caldo e gli altri sul campo litigavano fra di loro, permettendo all’allora tenente Rommel di infliggerci una sconfitta pesantissima ancorché non meritata dai combattenti in prima linea. Auguriamoci che il nuovo Primo ministro possa comportarsi come il Maresciallo d’Italia Armando Diaz e portare il Paese alla vittoria contro le speculazioni, i bassi colpi della finanza, il debito pubblico, gli spread e gli innumerevoli privilegi.

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