Il termine crisi deriva dal greco κρίσις (krisis), ‘decisione’ e ha una comune radice etimologica con il verbo κρίνω (krino) che significa discernere, valutare. In questo senso, è possibile cogliere una sfumatura positiva del termine: un momento di crisi, cioè di riflessione, può rappresentare la precondizione per un rilancio, un risorgimento.

Sembra pensarla così, Giuliano Melani che lo scorso 4 novembre ha acquistato una pagina pubblicitaria sul Corriere della Sera per affermare con forza la propria “decisione” di comprare una quota del debito pubblico nazionale. “Facciamo uno sforzo, compriamo il nostro debito. Chi più ne ha più ne metta. Rechiamoci in banca, mandiamo a ruba i nostri titoli di Stato. Compriamoli al tasso di rendimento più basso possibile. Compriamoli anche a tasso zero”, questo il suo messaggio teso a spronare un moto d’orgoglio di tutti gli italiani.

Qualche giorno dopo (lunedì 7 novembre) Melani ha comprato 20.000 euro di Buoni del Tesoro al tasso del 4,75%, e molti altri nostri concittadini, a Nord e a Sud, hanno accolto il suo “appello alla nazione”. Lo stesso quotidiano di via Solferino ha sponsorizzato l’iniziativa e ha lanciato il cosiddetto Btp day, proponendo agli istituti di credito di rinunciare per un giorno alle commissioni sugli acquisti dei titoli di Stato da parte dei risparmiatori.

Volendo alzare ancora l’asticella si potrebbe prendere in considerazione l’opportunità di un ‘investimento forzoso’: l’obbligo per tutti i contribuenti di acquistare, nel rispetto del principio di progressività, titoli di Stato a un tasso pari a quello garantito dai Bund tedeschi (assunti come riferimento perché ritenuti privi di rischio). Si tratterebbe di una misura meno recessiva della patrimoniale che potrebbe essere accettata dai cittadini purché i fondi così raccolti siano destinati a specifiche misure di rilancio dell’economia, le tanto sospirate ‘misure per la crescita’.

L’Italia non è la Grecia. Il nostro è un grande Paese, la seconda economia manifatturiera d’Europa e la settima potenza economica mondiale. Ciò nonostante, i grandi investitori istituzionali stranieri hanno perso la fiducia verso lo Stato italiano. Non resta che comprare il nostro debito e gridare con fierezza: noi ci crediamo!

© Rivoluzione Liberale

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3 COMMENTI

  1. caro Re, un’ottima spiegazione, sono uno che ha già comperato titoli di stato italiani, MA bisogna avvertire che le percentuali sui risparmi variano a seconda le consiste personali. E’ inutile fare miracoli laici, basta che ognuno faccia il possibile a seconda delle proprie consistenze.
    una stretta di mano e auguri al Paese Giancarlo Colombo

  2. “Non resta che comprare il nostro debito e gridare con fierezza: noi ci crediamo!”

    No! Ovvero ognuno può fare quello che crede delle proprie sostanze quindi acquistare anche i BTP.
    Importante non credere di aver contribuito e considerarsi dei salvatori della Patria che come diceva Samuel Johnson, «Il patriottismo è l’ultimo rifugio dei mascalzoni».

    Perché dico ciò?
    Perché mi ricordo ancora gli anni ottanta quando le imprese acquisivano i finanziamenti a pioggia e con questi compravano i vari titoli di Stato al tempo molto vantaggiosi.
    In pretica speculavano contro il loro Paese.

    • Acquistare “in massa” titoli di Stato ad un tasso inferiore a quello di mercato è esattamente l’opposto della speculazione.
      Cantava quel mascalzone di Mameli “Noi siamo da secoli/Calpesti, derisi/Perché non siam popolo,/Perché siam divisi”

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