Era un pomeriggio di fine Settembre, il Presidente Ahmadinejad  parlava davanti all’Assemblea delle Nazioni Unite, lanciando ancora una volta dubbi sull’esistenza dell’Olocausto. Negli stessi giorni in Marocco, uno  studente universitario come tanti altri, Elhmedi Boudra, indiceva una Conferenza votata non a rinnegare l’Olocausto, ma al contrario, a ricordarlo.

Il discorso del Presidente iraniano ha fatto il giro del Mondo in pochi secondi, mentre la Conferenza di Elhmedi Boudra non ha attirato nessuna attenzione. Avrebbe dovuto tuttavia farlo, se non altro per la contemporaneità degli eventi.  Se il fenomeno negazionista è purtroppo un evento consueto nel mondo Musulmano, l’iniziativa di Boudra e dei suoi compagni di università, tutti musulmani, è una grande novità.

La Conferenza, che si è tenuta all’Università di Al Akhawayn (Ifrane), a due ore da Rabat, ha visto riuniti studiosi e sopravvissuti all’Olocausto, leader della Comunità ebrea marocchina, studenti ebrei americani e studenti marocchini di religione musulmana. L’obbiettivo era duplice: far conoscere ai ragazzi musulmani la realtà dello sterminio di ebrei avvenuto in Europa durante la seconda Guerra Mondiale e rendere omaggio al coraggio del re Mohammed V, per la resistenza fatta al Governo di Vichy nel consegnare loro gli ebrei marocchini da deportare poi nei campi di concentramento.

Cosa poco comune nelle Nazioni Arabe e Musulmane, il Marocco ha accettato la realtà dell’Olocausto piuttosto che respingerla totalmente o dipingerla come il prezzo pagato dall’Europa per aver accettato la nascita di Israele. Sicuramente ha contribuito molto il comportamento di Mohammed V, che aveva apertamente criticato le leggi razziali e che, quando il generale Noguès gli fece recapitare 200.000 stelle gialle preparate per l’identificazione degli Ebrei, replicò che ne sarebbero servite altre 50, per la sua famiglia. Comportamento che gli è valso il prestigioso titolo di “Giusto tra le Nazioni”. Re Mohammed VI, ha dichiarato nel 2009, in un discorso rimasto “storico”, che si impegnava ad una lettura “esaustiva e fedele” di quel periodo storico per permettere al suo popolo di affermare i valori quali la dignità, la giustizia e la libertà per permettere la coesistenza di culture “diverse”.

Nonostante le belle parole dell’attuale Re, la Conferenza non avrebbe mai avuto luogo senza la volontà di questo giovane studente in Scienze Politiche. E’ vero che molti Ebrei marocchini, dopo l’Indipendenza, sono emigrati in Francia o in  Israele. Ma le storie raccontate a Elhmedi dalla nonna, cresciuta nel quartiere ebraico di Casablanca, hanno stimolato la sua curiosità a tal punto da portarlo a studiare l’Olocausto, il Mondo ebraico, a leggere Primo Levi e Anna Frank. La cosa per la quale non si da pace è che in molti, nel suo Mondo, negano queste atrocità. Per questo motivo, insieme ai suoi compagni ha creato nel 2007 il Mimouna Club (il nome deriva da una festa ebraica che si ricollega all’Esodo), per diffondere la storia e il patrimonio culturale di un popolo tanto, troppo martoriato.

La cosa interessante è che questo gruppo è nato molto prima della Primavera Araba. E’ un gruppo formato da studenti Arabi, iscritti ad una Università Araba situata in pieno Mondo Arabo. Quando l’Europa si è trovata sotto i colpi delle barbarie naziste, il Marocco era stato visto come luce di speranza perché aveva brandito valori come coraggio, libertà, umanesimo e modernità che molti marocchini cercano ancora oggi di applicare nella loro società. Mohammed VI,  nelle nuova  Costituzione (varata a Luglio  come “impegno” davanti al suo popolo verso un futuro di riforme), ha insistito molto sulla “ricchezza portata dalla diversità” degli elementi spirituali e culturali che compongono la società contemporanea marocchina.

Questi studenti hanno deciso di identificarsi alla liberazione del popolo ebraico, ha detto André Azoulay, Ebreo marocchino e consigliere del Re. Non è cosa da poco. Noi auguriamo loro che questo percorso non sia ostacolato da troppi pregiudizi radicati in usi e costumi fermi al passato.

© Rivoluzione Liberale

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1 COMMENTO

  1. Con molta probabilità il Marocco ha potuto usufruire di un vantaggio non indifferente nel gestire da sempre una politica moderna e pluralista dal punto di vista religioso nel mondo arabo: la lontananza dal medio-oriente e dalle sue lotte drammatiche. Ciò ha permesso di far crescere una classe media musulmana cosciente che l’estremismo religioso e la satrapia nel potere politico fossero due elementi da combattere senza riserve. I sovrani che si sono succeduti sul trono hanno sempre dimostrato grandi capacità nella gestione politica del paese, non sorprende quindi che proprio in questo paese si sia fatto un passo tanto importante per la comprensione tra religioni diverse e opposte in altre territori.

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