I credenti sono convinti che sia lo Spirito Santo a presiedere alla elezione del Papa. Ci deve essere però anche uno spirito santo laico che presiede alla scelta dei Presidenti della Repubblica italiani, e che ha dato il meglio di sé con la scelta, nel 2006, di Giorgio Napolitano. Che si trattasse di un uomo di grande esperienza, di estrema integrità personale e di altissimo senso dello Stato e delle istituzioni, lo si sapeva. Ma la maniera in cui ha condotto la crisi politica, ponendosi veramente al di sopra di ogni spirito di parte,  nel solo interesse del Paese, e mettendo da parte le stanche liturgie istituzionali per indicare con rapidità e sicurezza la persona capace di far fronte alla drammatica situazione italiana, dimostra in più che é un vero statista. Grazie, caro Presidente, per essere quello che é: l’Uomo che bene riassume e rappresenta il meglio dell’Italia, il punto di equilibrio e di raccordo dei migliori interessi del Paese, lo specchio in cui il Paese può riconoscersi nel suo momento più difficile.

La scelta di Mario Monti – che siamo stati tra i primi ad avanzare – è in assoluto la migliore possibile. Il neo-senatore a vita possiede la competenza tecnica, il prestigio personale, la fermezza, ma anche il tatto, necessari a farsi strada nel complicato labirinto della politica italiana e a rassicurare Europa e mercati. Altri nomi circolati, come quelli di Giuliano Amato o Lamberto Dini, erano senz’altro rispettabili, ma ormai “logori” e comunque politicamente connotati e quindi difficilmente accettabili all’una o all’altra parte politica. Il fatto che quasi tutte le forze politiche  gli abbiano espresso il loro appoggio è senza dubbio un dato confortante, se non sulla loro sincera conversione al senso dello Stato, almeno sul realismo con cui hanno compreso che in certe occasioni bisogna farsi da parte e innanzitutto salvare la nave dal naufragio. E il fatto che gli siano rimasti contrari la Lega Nord e, in misura più sfumata, Di Pietro, é piuttosto una conferma del suo valore, giacché l’una e l’altra forza politica, al di là di alcune loro posizioni che possono essere anche condivise, rappresentano quanto c’é di più populista e illiberale nella nostra vita politica. Pochi Governi, insomma, nascono con tante fate attorno. Qualche strega, tuttavia, non manca e Mario Monti ha fatto bene ad accettare l’incarico con una riserva che non credo sia solo di forma.

Colpiscono, in verità, alcuni nonsensi che anche in questa occasione non hanno mancato di circolare. Abbiamo sentito Bossi e Di Pietro accusare il professore di essere un servo delle banche, o dei c.d. “poteri forti” (ma quali sono? che ce li indichino una volta per tutte chiaramente, con nome, cognome e indirizzo, così almeno ci regoleremo). Il tutto ignorando superbamente il suo straordinario curriculum di servitore dello Stato e dell’Europa e, tra l’altro, di efficacissimo nemico dei trust più poderosi. Nicki Vendola (e mi dispiace di criticare un mio conterraneo pugliese, che mi fa molta simpatia e quasi tenerezza) ha aggiunto un’assurdità di suo conio, chiedendo che il Governo Monti approvi la patrimoniale e poi se ne vada, come se fosse possibile chiederlo a una persona come Monti e come se poi questo risolvesse tutti i problemi. Anche Di Pietro chiede ora “Governo a tempo”, che francamente non capisco cosa significhi perché, qual’è il tempo giudicato congruo: tre mesi, sei, un anno? Non andrebbe, la durata di un Governo, adeguata alle cose da fare e tale da consentirgli di farle al meglio possibile? Ma davvero questi signori, reclamando elezioni, hanno tanto a cuore la sovranità popolare? O non sono piuttosto i loro calcoli elettorali a muoverli, a spese degli interessi generali?

Con scarsa sorpresa, si è visto quel campione di giornalismo illuminato che è Il Giornale chiamare Monti “il precario” e si sono ascoltati i relitti più triti del Fascismo e i transfughi del più vieto e vetero PCI,  accusare il Governo tecnico di rappresentare “l’antipolitica” (come se la “politica” avesse molto di cui andare fiera, di questi tempi) e addirittura di non essere democratico, e reclamare anche loro  elezioni al più presto, e questo sulla base di un sofisma tanto evidente da risultare quasi comico: al governo ci deve stare la maggioranza eletta nel 2008 dagli Italiani, ogni altra soluzione, che non sia ridare voce al popolo sovrano, é uno strappo alla Costituzione. E questo, fingendo allegramente di ignorare: 1. Che la maggioranza del 2008 non esiste più da almeno un anno (cioè dall’uscita di Fini) e persino quella, raccogliticcia e in parte diversa, che le era subentrata, si è squagliata sul voto al Rendiconto Generale dello Stato; 2. Che viviamo, fino a riforme contrarie, in una democrazia parlamentare, in cui, se il Parlamento  esprime una maggioranza, il Governo che essa sostiene ha piena legittimità costituzionale e politica; 3. Che, se ci si vuole afferrare a una mitica volontà “proberlusconi” della maggioranza degli Italiani, si passa bellamente sul fatto che questa maggioranza ha voltato le spalle all’ex Premier nelle elezioni locali, persino nella “sua” Milano, e che oggi, se si facessero le elezioni, vincerebbe una maggioranza ben diversa; per non dire – e mi sembra una considerazione determinante – che, secondo i sondaggi più seri, oltre il 71% degli italiani (cioè del tanto invocato popolo sovrano) appoggia la scelta di Mario Monti.

Un’ultima notazione, per così dire “semantica”: quando Bossi, e altri, definiscono spregiativamente “ammucchiata” quella che invece é, almeno al momento, una straordinaria convergenza di intenti nell’interesse del Paese, mostrano chiaramente a quale livello intellettuale e politico siano collocati.

Ma tutto questo, tutto sommato, è folclore: per fortuna, non saranno Storace, Bossi, Calderoli, Di Pietro, Giuliano Ferrara o Belpietro,  a determinare i destini d’Italia. Gli ostacoli sulla strada del prof. Monti sono altri, e di ben altra serietà: primo fra tutti, le vere intenzioni di Berlusconi. Che, per quanto possa essere dato per liquidato dalla stampa straniera, ha ancora in mano carte importanti e, se poco può fare di positivo, molto può ancora fare di negativo. Che l’ex Premier abbia accettato la soluzione Monti é un segno di benvenuto realismo, ma che abbia detto chiaramente che egli può “staccare la spina” al futuro Governo quando gli paia, getta un’ombra minacciosa sul futuro, perché lo fa in parte dipendere dai suoi umori altalenanti tra responsabilità e caudillismo. I contenuti del suo ultimo messaggio televisivo, a dire il vero, permettono qualche speranza e c’é da augurarsi che le cose dette in precedenza corrispondessero, chissà, al bisogno di darsi importanza in un momento amaro e difficile, o per fare inghiottire il rospo alla parte ribelle del suo partito e che persino lui si renda conto che il bene dell’Italia supera di molto gli interessi suoi o del PDL; e c’é comunque da augurarsi che l’ala più responsabile del PDL, che ha alcuni esponenti autorevoli e pacati, non lo segua sulla strada dello sfascio: perché ritengo condivisibile auspicare un Governo che duri fino alla scadenza normale della Legislatura (condizione necessaria, va da sé, a dare normalità e stabilità al Paese, avviare seriamente  il risanamento delle sue finanze e ristabilire il suo peso in Europa e nel mondo).

Di tutto questo, Mario Monti é certo consapevole e si muoverà nei prossimi giorni con l’intelligenza e la prudenza che lo caratterizzano. Se si dovesse dargli un consiglio, di cui peraltro non ha nessun bisogno, questo sarebbe: conti sulle proprie capacità e sull’appoggio incondizionato del Presidente della Repubblica, della stragrande maggioranza degli Italiani e delle forze politiche più seriamente impegnate per il bene dell’Italia; presenti una squadra di Governo ridotta e di indiscutibile qualità tecnica, e un programma in pochi punti qualificanti, evitando come la peste le trappole delle questioni più controverse. E pensi che, se riuscirà a tirarci fuori dal pantano, avrà acquisito verso il Paese un merito di portata veramente storica.

Auguri dunque, di cuore, professor Monti, nello spirito dell’amicizia di cui Lei mi onorava un quindicennio fa a Bruxelles. Il Suo successo, se ci sarà, sarà il successo dell’Italia.

© Rivoluzione Liberale

CONDIVIDI