Ecco la resa dei conti, siamo giunti all’epilogo della storia che ha segnato il nostro paese negli ultimi diciotto anni. Completati gli ultimi atti con scene raccapriccianti di gente in festa davanti al Quirinale, si fa la conta dei traditori, disertori e trasformisti, tra i quali c’è chi, senza suscitare particolare scalpore, ha inferto il colpo di grazia al Cav. Se la prima congiura fu quella di Fini,  folgorato sulla via di Arcore e mai più ripresosi, la pugnalata del fido Giulio ha consumato le ultime forze di Silvio. “Tu quoque Julio, fili mii!”, pare abbia esclamato Berlusconi all’ultimo assalto. Il potente ex ministro dell’Economia ha diretto per quasi un decennio (non in maniera continuata) la politica economica del nostro paese, ricevendo, tra l’altro, parecchie critiche dagli economisti. Nella ristampa del fortunato libro “Tremonti. Istruzioni per il disuso”, scritto dal Collettivo “noiseFromAmeriKa” è stato aggiunto il sottotitolo  “e continuano a chiamarlo Voltremont”. Emblematico.

Nato con cuore socialista e cravatta “verde”, diventato forzista per necessità, riuscì subito a stregare Berlusconi. Ma si sa, se si brama alla stessa poltrona si arriva a calpestarsi i piedi. Difatti nel 2004 alla crisi del Berlusconi bis, Tremonti e Fini arrivarono allo scontro acceso, obbligando il primo alle dimissioni da Ministro, sotto accusa per “aver truccato i conti”. Se però Fini si stacca e fonda un “nuovo partito”, Voltremont opta per la distruzione (politica) del Premier dall’interno.

Gli ultimi anni di governo hanno visto una escalation di prese di posizione dall’ormai ex titolare di via XX Settembre, sempre più distanti dalla linea di quel Governo di cui egli stesso faceva parte, arrivando allo scontro diretto con molti colleghi del Consiglio dei Ministri.  Se la Robin Tax e l’idea di vendita ai cinesi dei quote delle Aziende strategiche dello Stato non sono piaciute, la goccia che ha fatto traboccare il vaso sono stati i tagli lineari ai ministeri e agli enti locali. Questa operazione ha messo completamente in ginocchio soprattutto le regioni che facevano segnare crescita economica e quei ministeri, come quello delle infrastrutture, che si è visto tagliare fondi per opere già cantierizzate. Anche quando, dopo i vari solleciti dell’Europa, si chiedeva l’aumento dell’età pensionabile e Berlusconi tentava in tutti i modi di rimanere aggrappato alla poltrona di Palazzo Chigi, nonostante l’avvertimento dato dal “caso Milanese”, con il placet della lega, Tremonti ha continuato per la sua linea. Insulti agli economisti che criticavano le sue politiche e insulti ai suoi colleghi che criticavano i suoi tagli. Troppo potente per scalzarlo dalla poltrona, poco responsabile nel risollevare le sorti dell’Italia.

E ora? I pittoreschi piani per diventare il nuovo leader sono falliti, di certo troverà spazio nella Lega con la quale ha sempre avuto un ottimo rapporto. Se questo matrimonio s’ha da fare lo dirà solo il tempo; la situazione politica lascia aperti mille scenari e non resta altro che assistere allo spettacolo.

© Rivoluzione Liberale

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