Parlare oggi dell’operato del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, significa raccontare la magnifica direzione d’orchestra dell’ultimo atto di una sinfonia carica di pathos, intitolata La caduta di Berlusconi. Il Capo dello Stato – senza sbagliare una mossa – ha concertato la crisi politica ed economica che ha portato all’agognato e indispensabile epilogo del IV Governo guidato dal Cavaliere di Arcore.

Sempre la giusta distanza. Più da vicino quando la sua carica istituzionale lo rendeva indispensabile, più defilato quando a tenere le briglie della situazione spettava a qualcun altro. Fino a domenica scorsa, quando al termine di una giornata dedicata alle consultazioni, ha affidato il compito di formare un nuovo Governo – specificando che “non si tratta di un ribaltone” dei risultati delle elezioni del 2008 – al senatore Mario Monti, il quale ha accettato con riserva. Si può intendere come Napolitano abbia dovuto fare gli straordinari per evitare che alla riapertura dei mercati finanziari (comunque ieri accoglienza prudente con +1,7%, dopo giorni neri che hanno fatto temere la rovina, ma poi crollo a seguito dei dati negativi dell’industria in Europa), l’Italia non avesse ancora nominato il capo del nuovo Esecutivo.

La scorsa settimana l’Europa aveva ormai chiuso i contatti col nostro Presidente del Consiglio. Non era più possibile interloquire con l’uomo che si era dimostrato impreparato e inadatto a sanare una situazione finanziaria italiana che ha rischiato di provocare danni al resto dell’Unione europea. Per questo a un certo punto è stato Napolitano a essere scelto dai principali primi ministri e responsabili economici del Continente, come unico interlocutore possibile. Costretto a calarsi in un ruolo che di norma non spetterebbe al Presidente della nostra Repubblica.

E’ successo, ad esempio, anche un giorno prima che Berlusconi salisse al Quirinale per rassegnare le dimissioni. In una telefonata il Presidente francese Nicolas Sarkozy (colpevole nelle ultime settimane di scarsa capacità diplomatica nei confronti dell’Italia, una fra le prime dieci potenze economiche del mondo, seppure in grave difficoltà) aveva espresso al nostro Capo dello Stato “enorme fiducia nei confronti di questo grande Paese amico, nella prospettiva che l’Italia si dia al più presto un Governo capace di contribuire al superamento di una situazione che è altamente preoccupante per tutta l’Europa e in particolare per la zona euro”.

E’ stato proprio sulla credibilità che Napolitano ha battuto nell’ultimo mese. Ieri, in un discorso tenuto all’Accademia dei Lincei a conclusione del convegno Europa 2020: rendere l’Italia protagonista, il nostro Presidente ha avvertito che è questo il momento in cui “dobbiamo fare grandi sforzi perché l’Italia sia protagonista nel prossimo futuro: occorrono istituzioni credibili e uno sforzo collettivo”. Il ragionamento di Napolitano, quindi, si è incentrato in particolare sulle soluzioni indispensabili a risolvere l’emergenza economica. Onere che, da ora fino alla fine della legislatura nel 2013, spetta al nuovo Governo guidato dal Presidente del Consiglio incaricato, Mario Monti (la cui ‘squadra’ di ministri è in fase di formazione). Secondo l’Inquilino del Quirinale “esistono priorità ben precise. Innanzi tutto mettere a frutto le energie intellettuali, i talenti scientifici del Paese”, quindi “collocare le risorse finanziarie pubbliche secondo priorità meditate. L’Italia”, pur dovendo superare le immani difficoltà organizzative di un sistema antiquato, deve reinventarsi e fare i conti con tale coacervo di complessità e “pretendere di esercitare il suo ruolo di protagonista in Europa in virtù di quello che ha esercitato nella formazione della Ue”.

Parole importanti, che erano state precedute da quelle ‘solenni’ pronunciate al momento di affidare l’incarico all’ex rettore dell’Università Bocconi. Domenica il Capo dello Stato – incontrati i presidenti del Senato e della Camera e i rappresentanti di tutti i gruppi parlamentari per raccogliere le opinioni sul modo di affrontare la crisi politica – aveva espresso il convincimento “che sia nell’interesse generale del Paese sforzarsi di formare un Governo che possa ottenere il più largo appoggio in Parlamento su scelte urgenti di consolidamento della nostra situazione finanziaria e di miglioramento delle prospettive di crescita economica e di equità sociale per il Paese considerato nella sua unità”. La particolare fragilità italiana “sta nell’altissimo debito pubblico accumulato nel passato”, ha detto Napolitano. “E’ un peso che – visto il fortissimo rialzo degli interessi sui nostri buoni del tesoro e il ristagnare dell’attività economica – rischia di mettere a dura prova l’impegno dello Stato. E’ perciò indispensabile recuperare la fiducia degli investitori e delle istituzioni europee, operando senza indugio nel senso richiesto. E’ una responsabilità che avvertiamo verso l’intera comunità internazionale, a tutela della stabilità della moneta comune e della stessa costruzione europea, oltre che delle prospettive di ripresa dell’economia mondiale”. Il presidente ha anche ricordato che fino alla fine di aprile ”verranno a scadenza quasi duecento miliardi di euro di Bot e bisognerà rinnovarli collocandoli sul mercato”.

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