I ministri del nuovo Governo scelti da Mario Monti  rappresentano le eccellenze italiane nei rispettivi campi. Se questo Esecutivo avrà la forza parlamentare per sostenere un programma ambizioso e di vere riforme, potrà fare in un anno molte delle cose che sono state rimandate nel corso delle ultime legislature.

Non si può però nascondere che questa nuova ‘creatura’ abbia un vulnus democratico. Soffre di quella che già negli anni ’70 Leopoldo Elia definiva “mediatizzazione” e cioè della degenerazione che porta partiti e forze politiche a fare e disfare i governi senza aver consultato il corpo elettorale. Per capirci, era il male della I Repubblica: gli elettori votavano una volta ogni 5 anni per un partito senza sapere bene chi avrebbe guidato il Governo, con quale coalizione e con quale programma. Erano i partiti, nelle segrete stanze, a far nascere e morire governi e coalizioni. E’ evidente che quanto più il voto popolare è mediato da altri attori, tanto più perde di intensità e valore.

La II Repubblica era nata su un rapporto di immediatezza tra cittadini e istituzioni, sull’onda delle vittorie referendarie anti-stataliste, con una legge elettorale che permetteva di scegliere direttamente il rappresentante del proprio collegio, con l’indicazione diretta di una coalizione e di un premier. Paradossalmente, come in un gioco dell’oca, torniamo indietro in una condizione addirittura peggiore, perché rispetto alla I Repubblica la volontà elettorale è ancora più annacquata da una pessima legge elettorale. Nella I Repubblica c’erano quantomeno le preferenze, il Porcellum, invece, affida ai partiti anche la scelta dei parlamentari.

Queste constatazioni non vogliono affatto dire che c’è stato un ‘golpe tecnocratico’ ma semplicemente il fallimento della politica, che sta portando al fallimento dello Stato. E’ risaputo che Monti avrebbe preferito avere dei ministri ‘politici’ nel suo Governo: i partiti non  sono stati esclusi da questa fase, ma hanno preferito farsi da parte per aspettare tempi migliori. Dopo aver sperperato risorse per anni ora i nostri rappresentanti non vogliono sporcarsi le mani con il risanamento, aspettano che siano i ‘cattivi’ a farlo (BCE, FMI, i ‘banchieri’, i tecnici) per poi tornare sulla scena.

Passata questa fase di emergenza in cui certa politica si è ritirata per troppa vergogna, torneranno alla carica. Bisognerà costruire un sistema in cui ci sia meno politica (o almeno migliore) in cui lo Stato e gli uomini che lo gestiscono abbiano meno poteri possibili e in cui la volontà popolare (il mandato elettorale) sia più immediato. E’ una questione di sistema e non di persone.

© Rivoluzione Liberale

CONDIVIDI

2 COMMENTI

  1. “…. cioè della degenerazione che porta partiti e forze politiche a fare e disfare i governi senza aver consultato il corpo elettorale….”. Per forza, quanti parlamentari sono stati regolarmente eletti? Chi ha votato, ha scelto il partito, la coalizione, il premier, ma non ha apposto la classica croce su alcun nome, e quindi non ha espresso alcuna preferenza. Come è possibile accettare un parlamento di nominati e non un governo tecnico?

    • Fabrizio il problema è che il governo tecnico si mantiene sulla “fiducia dei nominati” ed è quindi controllato dal regime partitocratico. ti ribalto la questione: come si può contestare l’antidemocratico porcellum ed accettare il governo tecnico?
      ora che i politici fanno un passo indietro (per manifesta incapacità) non basta cacciarli perchè ne arriveranno altri. bisogna creare le condizioni per cui abbiano meno potere, gestiscano meno soldi possibili (mettendo a dieta lo Stato) e restituendo in mano ai cittadini un potere di voto che sia immediato e che permetta di scegliere rappresentante del collegio-programma-coalizione-governo.

Comments are closed.