John Maynard Keynes non risponde a questa domanda, nella raccolta di saggi composti tra il 1923 e il 1942, ma enuncia le sue idee e lascia a chi legga i suoi pensieri la risposta.
Gia’ allora il liberalismo soffriva dal lato politico, schiacciato tra un conservatorismo quasi reazionario e un socialismo fin troppo aperto alle idee marxiste dilaganti, e dal lato economico, tra un neoclassicismo che si dimostrava apertamente inefficace e un neonato capitalismo selvaggio.

Punto chiave del pensiero di Keynes era la convinzione che esistesse una terza via, che non rinnegasse la base neoclassica ma la migliorasse introducendo forme di intervento statale (a sostegno della disoccupazione, del welfare e come stimolo al ciclo economico) reso dall’evidenza empirica irrinunciabile, che potesse accordarsi ed evolvere il neocapitalismo verso forme piu’ socialmente sostenibili.

Questo pensiero era esteso anche alla politica, in anticipo di oltre mezzo secolo sul neolaburismo alla Blair, dove Keynes cercava «uno spazio per un terzo partito che non sia schierato in termini di classe e che, nel costruire il futuro, sia libero tanto dall’influenza dei reazionari quanto da quella dei catastrofisti, troppo impegnati a ostacolarsi a vicenda», sempre nella certezza che un domani l’infrastruttura economica di una societa’ sarebbe stata la preoccupazione centrale della politica.
E’ impressionante vedere l’attualita’ delle idee di quest’uomo, che gia’ nel 1919 aveva intuito che le pesanti condizioni imposte alla Germania dopo la Prima Guerra avrebbero portato ad una Seconda.

Il timore di una deriva populista del modello democratico dovuto alla necessita’ dei partiti, per ottenere voti, di persuadere la massa di votanti promuovendo di volta in volta gli specifici interessi o “gratificando le loro passioni” portava Keynes a ritenere che nel futuro le soluzioni per un sistema sociale ottimale dovessero essere ricercate da intellettuali e uomini di scienza che si ponessero al di sopra della massa di votanti animata da emozioni ed interessi non funzionali alla struttura complessiva di una nazione.

Nel sistema italiano odierno, abbiamo come rappresentanza politica a vocazione maggioritaria, il PDL che si proclama liberale ma all’atto pratico non ha permesso uno sviluppo economico o legislativo in questa direzione, ed il PD che come i socialisti al tempo di Keynes non riesce a trovare la propria via perche’ bloccato da un continuo conflitto interno.

Qualcosa, nel nostro percorso, dev’essere andato storto, perche’ la realta’ odierna non e’ affatto quella ipotizzata e sperata dal padre dell’economia moderna.

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