Prima la fatica – mentale e fisica – quale protagonista incontrastato della vicenda che ha portato alla formazione del nuovo Governo tecnico capitanato da Mario Monti. Una corsa al cardiopalmo cercando di non rimanere imbrigliato nei veti dei partiti e nei tempi della politica. Poi il sollievo, la soddisfazione e l’appagamento dovuto ai riscontri positivi provenienti sia dall’interno del Paese che da parte di un’Europa che ormai con eccesso di spocchia (Francia in testa) guardava all’Italia come un monello osserva se una formica sarà in grado di trascinare una grossa briciola di pane nel formicaio. Tutto ciò ha caratterizzato le ultime due settimane della Presidenza di Giorgio Napolitano, che ha fatto vedere a tutti cosa significa essere un vero uomo politico, capace di ragionare, parlare, mediare e favorire decisioni condivise.

Immediato – come accennato – il giudizio espresso dalla comunità internazionale (o ‘partito internazionale’ come ormai si suole chiamarlo) nei confronti dell’operato dell’Inquilino del Quirinale che ha portato all’investitura di Monti. Il nuovo Presidente del Consiglio italiano ha ricevuto subito dalla cancelliera tedesca Angela Merkel una lettera di incoraggiamento: “Grandi speranze ed aspettative nei suoi confronti”.  Dal Fondo monetario internazionale: “Il programma definito favorisce un chiarimento politico”. Dal presidente dell’Unione Europea Herman Van Rompuy: “L’Italia saprà risolvere i suoi problemi”. E dall’ambasciatore Usa David Thorne: “Abbiamo molta speranza”.

Del lavoro speciale svolto da Napolitano si sono accorti anche i cittadini ‘comuni’. L’altra mattina il Presidente si è concesso una passeggiata a piedi nel centro di Roma. Accompagnato dalla moglie Clio, il capo dello Stato ha percorso un piccolo tratto di via del Corso, ricevendo gli applausi da parte di romani e turisti presenti. “I due terzi dei cittadini – ha affermato il direttore di Demopolis (Osservatorio sull’opinione pubblica del Paese), Pietro Vento – si augurano che l’Esecutivo, voluto da Giorgio Napolitano, possa giungere a fine legislatura, per portare a termine il programma di crescita e di riduzione del debito pubblico”. Gli italiani, tuttavia, non ignorano gli ostacoli conficcati sul cammino. “La storia recente – ha detto ancora Vento – fa temere infatti il rischio di una vulnerabilità della maggioranza nei due rami del Parlamento, derivante dalle differenti posizioni sulle misure da adottare e dai calcoli elettorali” di alcuni soggetti politici come il Popolo della Libertà in primis, che fino a pochissimo tempo fa non avrebbe mai concepito di stare dalla stessa parte – ad esempio – dell’Italia dei Valori o del Partito Democratico.

Giustificabile e sacrosanto, comunque, il compiacimento del Presidente: “Questo governo nasce in un clima positivo, me ne compiaccio. (…) Credo che prestissimo ci saranno conferme di questa positiva predisposizione delle istituzioni europee nei nostri confronti”. E al momento dello scioglimento della riserva da parte di Monti e dell’affidamento ufficiale dell’incarico, il Presidente aveva voluto rivolgere al neo-premier e ai membri del nuovo Governo “un vivissimo saluto (…) in vista del difficile compito che li attende in condizioni altamente impegnative. E’ stato difficile” arrivare a questo risultato anche per la “carica di assoluta novità dell’Esecutivo, ma alla fine abbiamo trovato le soluzioni idonee”. Soddisfazione, sì, ma accompagnata dalla consapevolezza  che l’Italia dopo il Berlusconi IV è solo al principio di un nuovo corso. Oltre che un saluto a Monti e alla sua squadra, il Capo dello Stato ha rivolto un ringraziamento soprattutto a quei ministri “con i quali più intense sono state le occasioni di incontro e di scambio in ragione delle loro funzioni, vicine a campi di mia specifica responsabilità e più attenta cura”. Così come un grazie speciale – rivolgendosi al Governo precedente – è andato al dottor Gianni Letta per la continua e sempre scrupolosa collaborazione istituzionale, per la sensibilità, la competenza e lo spirito di servizio con cui ha contribuito a tenere vivo e limpido il rapporto tra il Presidente della Repubblica e il Governo, nell’interesse generale del Paese e della coesione nazionale e sociale”. Nella speranza che da subito i partiti che hanno scelto di appoggiare Monti e la sua squadra (Lega Nord esclusa), giochino un ruolo determinante in Parlamento nell’approvazione delle riforme.

Con il varo dell’Esecutivo Monti, un sospiro di sollievo l’ha tirato anche Confindustria, che negli ultimi tempi era passata da una frequente critica dell’inesistente azione dei berluscones in chiave economica, all’inevitabile attacco frontale. Ora una “immeritata estromissione dall’euro e dai mercati” sembrerebbe scongiurata, nonostante le persistenti difficoltà di Piazza Affari (anche ieri in calo con l’aumento dello spread tra i Btp e il bund tedesco). Un “grazie di cuore”, quindi, “al Presidente della Repubblica” espresso dalla stessa presidente dell’Associazione degli industriali, Emma Marcegaglia, nel suo intervento all’università romana Luiss, nel corso di una  cerimonia dedicata a Bruno Visentini (1914-1995, esponente repubblicano e due volte ministro delle Finanze), cui ha partecipato anche Napolitano.

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