Michael Novak (filosofo, giornalista, scrittore e diplomatico, classe 1933) è uno dei più influenti studiosi contemporanei nel campo delle relazioni tra il pensiero cattolico e le istituzioni economiche e culturali del capitalismo. Difensore del libero mercato e del pensiero libero, Novak sostiene che “per provvedere ai nostri bisogni dobbiamo agire personalmente senza aspettare l’aiuto dello Stato, e che noi stessi dobbiamo essere in grado di mettere in moto i meccanismi necessari per raggiungere i traguardi che desideriamo. In questo modo abbiamo imparato a vivere come uomini e donne liberi, responsabili del nostro destino. E ci facciamo carico delle nostre responsabilità personali”.

Un messaggio sintetico ma chiaro, che evidenzia dei principi indissolubili dell’essere liberale: responsabilità, autonomia, libertà. Allontanate devianti illusioni illiberali e anticapitaliste, Novak formula inoltre i principi di un’ecologia etica che lo studioso definisce come “la somma di tutte quelle condizioni – idee, narrazioni, istituzioni, associazioni, sistemi semiotici, opinioni e pratiche prevalenti e amministratori degni di biasimo e di lode – che ci insegnano le abitudini necessarie a far fiorire l’umanità e che ci sostengono nel metterle in pratica”.

Novak adotta la metafora della società come “tragedia del bene comune” e usa il concetto biologico di “soglia”, per individuare il punto in cui la relativa frequenza di alcuni comportamenti morali nell’ambito di un “ecosistema” delimitato, causa il deterioramento o il “degrado” del quadro contestuale di molte azioni umane. Tale deterioramento, a sua volta, rende molto più arduo sostenere la validità delle decisioni prese da certi agenti e comporta costi onerosi per terzi, come la necessità di intraprendere azioni difensive.

L’ecologia etica è un concetto ideologicamente neutro e non sopporta atteggiamenti bipolari ma tende a superarli, inglobandoli. “Inoltre – afferma Novak – esistono delle forme di degrado di un dato sistema ecologico morale sulle quali ci troviamo tutti concordi. Quando gli esseri umani si possono aspettare che gli altri li tratteranno in modo onesto e non minaccioso, essi non sono obbligati a prendere delle precauzioni difensive. Transazioni quotidiane promuovono un alto grado di apertura e affabilità. Succede tutto il contrario nel caso di atti di violenza, furti o effrazioni, una crescente incidenza di violenze carnali, un maggior numero di minacce di estorsione, un crescente sdegno di fronte al funzionamento della giustizia, il diffondersi di pratiche ciniche e ingannevoli”.

Una società libera presuppone delle narrazioni e una storia carica di figure eroiche e simboliche, idee germinali, la visione di una vita sana, condizioni che spingono in avanti e ispirano. I comportamenti che non rispettano l’ecologia etica di una società libera sarebbero, a loro volta,“segni di libertà individuale e impulsi illeciti impazziti. Sono i segni di passioni profondamente violente e anomiche pronti a esplodere in spasmi di distruzione in qualsiasi momento”.

Lo studioso americano indaga quattro principi necessari “affinché l’Europa si liberi delle proprie illusioni illiberali e costruisca una nuova cultura fondata sulla libertà: il concetto di uomo economico, l’ideale normativo della verità, le importanti abitudini economiche promosse dall’iniziativa e la cooperazione sociale”.

Per quanto riguarda il concetto di “uomo economico”, elaborato dagli economisti nel corso degli anni, Novak ne evidenzia l’astrazione funzionale e la valenza universale, più che il valore ideologico. Il suddetto concetto “si può applicare in qualunque caso in cui si opera un’attività economica, sotto qualsiasi regime e in qualsiasi momento storico. Il potere teorico che soggiace al costrutto «uomo economico» dipende dalla sua attinente aderenza ai propri limiti funzionali”. Nel contesto di una società libera e progredita si presuppone che l’uomo economico sia rispettoso delle leggi, sostenitore del progresso dell’umanità e con una certa misura di spirito civico. “Per contro, non ci aspettiamo che sia un fuori legge, senza scrupoli, cinico, maniacalmente egocentrico e sprezzante della comunità in cui vive e lavora. Mentre ci aspettiamo che l’uomo economico sia economicamente «ragionevole», ce lo immaginiamo anche giusto e solidale. […] Non posso proprio pensare – afferma Novak – che l’uso del termine «uomo economico» mi impedisca di immaginarlo come oltremodo corretto, affabile, ligio alle leggi, di mentalità aperta e con un forte spirito civico”. Secondo lo studioso americano “contestualizzare” il significato di “uomo economico”, così espresso, aiuterebbe molto nel chiarire alcuni problemi legati all’ecologia etica.

Innanzitutto “la razionalità economica funziona al meglio delle sue capacità in una ecologia sociale caratterizzata da un comportamento raziocinante e rispettoso delle leggi. […] Quando tutti si comportano in modo illegale e autoincensante – seppure solo in autodifesa – non si fa altro che dare ancora più forza al declino generale. È vero che esistono circoli viziosi ma ce ne sono anche alcuni che sono benèfici. Far sì che gli incentivi sociali siano mirati in una direzione socialmente creativa equivale a potenziare fortemente il livello di razionalità economica dei singoli agenti. Nel dire «razionale», gli economisti normalmente intendono anche «legalista» o, quanto meno, «onesto», «fidato» e «moralmente affidabile».

Qualsiasi società in cui transazioni ragionevoli e leali siano la norma incorpora una alto grado di moralità, l’unica premessa sulla quale la razionalità economica è in grado di funzionare e che, insieme al rispetto della verità (secondo pilastro), rappresenta la ‘conditio sine qua non’ di una società libera: “Mantenersi fedeli alla verità, in contrapposizione a mentire e falsificare, è di primaria importanza per una società civilizzata.[…] Poiché venendo meno un tale ideale normativo, qualsiasi relazione umana non potrà fare a meno di ricadere sotto l’autorità, non della verità e dell’evidenza, bensì di un potere e volere autoritario. In un modo o nell’altro, laddove non esiste la verità, non potranno certo esistere attacchi alla tirannìa e denunce di violazioni dei diritti dei cittadini. In questo senso, la verità è una condizione indispensabile al fine di mettere in pratica la libertà”.

Secondo Novak un terzo concetto di fondamentale importanza affinché si dispieghino le dinamiche di un ordine politico libero è l’idea di iniziativa, non solo in termini economici bensì in ogni aspetto della vita. L’iniziativa è un’abitudine al tempo stesso intellettiva e morale. È intellettiva perché riflette la capacità di percepire, spesso prima degli altri, e di avere un’intuizione pratica rispetto alle possibilità che gli altri non riescono a vedere. È un’abitudine morale perché dipende dalla cocciutaggine della volontà quanto da una praticità mentale che, insieme, riescono a convertire in fatti concreti quelle che all’inizio sono solo visioni. L’iniziativa è la virtù indispensabile agli ideatori di nuovi beni e servizi come anche di nuove aziende e industrie, per limitarci alla sua applicazione in campo economico. […] Lo spirito di iniziativa è una virtù indispensabile nell’ecologia della libertà”.

Ultimo pilastro di una società libera è per Novak lo spirito di collaborazione o “fiducia sociale” che egli mutua da Fukuyama: “Nel momento in cui la gente si fida della capacità degli altri di ragionare e condurre affari in modo leale e del fatto che siano pronti a collaborare, i costi incorsi nella vita economica diventano molto più ridotti di quanto non lo siano in mancanza di questa fiducia di base”. Alla nozione di “fiducia sociale” formulata da Fukuyama Novak aggiunge la capacità di una collaborazione reciproca, la capacità di autoorganizzarsi e di collaborare in modo spontaneo, senza aspettare ordini da nessuno: “Questa è una capacità ampiamente diffusa in molte società progredite ed è invece assente nelle altre. L’abitudine ad avere una fiducia di tipo sociale e a collaborare reciprocamente costituisce una parte importante nell’ecologia della libertà. Ma viene troppo spesso data per scontata nelle culture nelle quali è radicata. Di fatto queste attitudini rappresentano una grande conquista culturale, nata dal rispetto reciproco e da una lunga verifica della forza intrinseca al lavoro di squadra”. Novak, citando Alexis de Tocqueville, afferma che il primo principio della democrazia è il principio di associazionismo. Egli sostiene che la democrazia e il capitalismo non si sono costruiti su individui solitari ma si fondano su un sistema sociale denso di realtà collaborative, il cui fulcro è l’interesse per il bene comune rinforzato da un acuto senso di responsabilità finanziaria e fiscale, che mantiene la società indipendente e libera da un eccessivo ricorso allo Stato.

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