L’indagine condotta dalla procura di Roma sugli appalti forniti dall’Enav, l’ente nazionale di assistenza al volo, alle controllate di Finmeccanica, che a loro volta sembra subappaltassero solo ad imprenditori disposti a pagare fatture gonfiate che comprendenti la quota tangente necessaria per ottenere l’incarico, sta avendo pesanti ricadute non solo in ambito politico ma anche e soprattutto in ambito economico.

Il 2011 è stato un pessimo anno per il gruppo Finmeccanica: i primi nove mesi si sono chiusi con una perdita netta di 767 milioni di euro, gli ordini sono calati del 21% e l’indebitamento netto finanziario è di 4,66 miliardi rispetto ai 3,1 del 2010, nonostante i 334 milioni di introiti derivanti dalla cessione del 45% di Ansaldo Energia.

A peggiorare la situazione è stato il crollo di credibilità dei vertici dell’azienda – la più grande società industriale a partecipazione pubblica del Paese – direttamente coinvolti nelle indagini: il Presidente, Pier Francesco Guarguaglini, alla guida di Finmeccanica dal 2002, è indagato per false fatturazioni e frode fiscale, Marina Grossi, moglie del Presidente e dallo stesso nominata nel 2005 a.d. della Selex, una controllata di Finmeccanica che ha come cliente principale appunto l’Enav, è indagata per le stesse accuse del marito e per corruzione, ed il “braccio destro” del Presidente, il Direttore delle relazioni esterne Lorenzo Borgogni, che si è autosospeso dopo l’ammissione di aver accumulato 5,6 milioni di euro da imprenditori legati al mondo politico e a Finmeccanica stessa, milioni depositati su un conto londinese e poi facilmente rimpatriati grazie allo scudo fiscale.

La somma della performance economica negativa e del coinvolgimento nei presunti scandali hanno portato le azioni del gruppo, che a metà 2007 valevano oltre 22 euro l’una e che a febbraio di quest’anno si attestavano a 9 euro, a scendere in questi giorni addirittura sotto alla soglia dei 3 euro, un crollo cui il gigante nazionale non aveva mai assistito prima.

Da un simile tracollo possiamo però guadagnare qualche lezione importante: la prima, risaputa, è che il mercato si muove con tempistiche completamente diverse dalla giustizia, e quindi bisognerebbe aspettare le conferme reali alle accuse mosse prima di diffondere determinate notizie che impattano immediatamente sull’andamento di un patrimonio nazionale quale il gruppo Finmeccanica, le cui potenzialità non iniziano e terminano con le persone ai suoi vertici.

La seconda, la esplicita bene in un recente editoriale Paolo Madron su Lettera43: “Se una società pubblica si deve ridurre a essere un distributore di mazzette, posti e prebende, meglio che finisca prima possibile nelle mani di un privato. Il quale magari ne farà egualmente una mangiatoia per procurarsi affari e appalti, ma mettendoci del suo da padrone, e non giocando coi soldi dei contribuenti”.

La terza e ultima infine è che questo carosello di nomine e lottizzazioni politiche che quasi sempre si verifica nelle aziende pubbliche deve finire, altrimenti tutti gli sforzi possibili e immaginabili per riacquistare credibilità sui mercati internazionali continueranno ad essere vanificati da quelle logiche di interessi locali che opacizzano il capitalismo italiano e che, giustamente, scoraggiano gli investitori.

Alla nuova era politica non deve essere permesso di andare a braccetto con le vecchie logiche spartitorie dei beni pubblici, a fronte delle sempre maggiori richieste economiche ai contribuenti italiani.

© Rivoluzione Liberale

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