Nell’ottobre 2009 l’attuale Presidente della Commissione José Manuel Barroso commissionò a Mario Monti la stesura di un rapporto riguardante le riforme mancanti per il completamento del Mercato unico. Il professore l’anno successivo presentò un documento di 118 pagine, successivamente rinominato ‘rapporto Monti’, che prendeva in considerazione diverse politiche nelle quali era necessario intervenire: dall’energia al mercato unico digitale, fino, nel capitolo ‘il mercato unico dei capitali finanziari’, agli euro-bond.

“L’UE – spiega Monti nel rapporto – ha bisogno di un sistema finanziario moderno e sviluppato, basato su una categoria di attività liquide prive di rischio che, costituendo il parametro di riferimento per fissare i prezzi delle altre attività, consenta di svolgere in modo efficiente le funzioni essenziali dell’allocazione delle risorse. In questo modo – continua il professore – si rafforzerebbe il mercato unico, si sosterrebbe l’euro come moneta mondiale e si favorirebbe il buon funzionamento delle economie dell’UE, sia in tempi normali che in tempi di crisi finanziarie.  

Ora a distanza di qualche anno il destino ha voluto che i due, Barroso e Monti, si incontrassero per discutere concretamente, tra le altre cose, dell’introduzione – caldeggiata come si è visto da tempo dal neo Presidente del Consiglio – di bond europei. Il tema infatti è stato toccato nella prima visita di Mario Monti ai vertici europei. Il giorno successivo la visita, mercoledì 23 novembre, la Commissione europea ha presentato un nuovo pacchetto di riforme sulla governance economica dell’area euro, tra cui anche un ‘Libro Verde’ sulla possibilità di introdurre bond a livello europeo. A riguardo la proposta della Commissione propone tre diverse opzioni: la prima prevede che lo stability bond, così viene chiamato, possa coprire il totale del debito europeo, la seconda soltanto una parte, si parla del 60%, mentre la terza opzione sarebbe anch’essa una copertura del debito parziale, ma gli Stati membri sarebbero responsabili solo per le proprie quote di debito.

Le prime due opzioni, oltre alla mutualizzazione del debito, che di certo non sarebbe uno scoglio facile da superare in vista di un’approvazione, necessitano anche di una modifica dei Trattati, il che le renderebbe molto meno attraenti, in quanto necessiterebbero di un lasso di tempo maggiore per essere approvate. La terza ipotesi invece, forse è la meno efficace, ma sarebbe la più veloce poiché nessuna modifica ai Trattati è richiesta e, pensa la Commissione, si potrebbero avere effetti benefici a partire già da un suo annuncio. Con il ‘Libro Verde’ presentato dalla Commissione, sono state rese pubbliche anche due proposte di regolamenti – costruite nella cornice del cosiddetto six pack approvato il mese scorso – che rinforzerebbero i poteri di controllo della Commissione sui bilanci nazionali. 

La strategia della Commissione è chiara: si vuole puntare ad un approccio sempre più ‘tedesco’ per quanto riguarda i controlli sui bilanci degli Stati membri, in cambio di qualche apertura da Berlino sul fronte obbligazioni europee. Rimane però il ‘no’ preventivo della Germania, da sempre contraria all’introduzione di una obbligazione europea; i tedeschi, tutti nessuno escluso (Cancelliere, Presidente della Banca centrale e Parlamento), sostengono che si possa parlare di euro-bond soltanto dopo la risoluzione della crisi e non li ritengono una soluzione ‘radicale’ all’attuale situazione di crisi.

La soluzione potrebbe, dunque, essere quella di creare un mercato obbligazionario di respiro mondiale, come suggerito da Mario Monti nel suo rapporto, in modo “da ovviare alla frammentazione del mercato dei titoli di Stato. Ma al tempo stesso – continua il Professore – si deve tener conto delle preoccupazioni legittime: qualsiasi soluzione deve evitare che i paesi con una politica di bilancio responsabile siano costretti a salvare, in un modo o nell’altro gli Stati membri ‘indisciplinati’”.

Si spera dunque di trovare una soluzione di compromesso che accordi le diverse tonalità con le quali l’Europa ormai da troppo tempo si sta esprimendo. Ma si deve fare in fretta se si vogliono sfruttare le occasioni che ci sono da qui alla fine dell’anno. Infatti, il 9 dicembre prossimo, il Presidente del Consiglio Herman Van Rompuy presenterà al vertice dei capi di Stato e di governo le proposte per una nuova governance economica e da lì in poi le proposte inizieranno ad essere dibattute nel merito dai tavoli tecnici a livello di Consiglio.

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