Piena fiducia nei confronti dell’Italia sia da parte tedesca sia da parte francese. Volontà e disponibilità di sostenere il Belpaese nell’impegno urgentissimo di rimettere a posto la propria situazione finanziaria. Che significa immediate misure per favorire le riforme, la ristrutturazione e la  crescita. La necessità di creare al più presto nuovi posti di lavoro ingaggiando una vera e propria battaglia contro la dilagante disoccupazione del nostro Paese. E per quanto riguarda l’Unione europea, c’è accordo sulla necssità  che una volta definite regole che abbiano un buon senso economico, siano applicate sanzioni severe senza guardare in faccia a Paesi grandi o piccoli, fondatori o nuovi arrivati e con maggiore automaticità possibile per evitare discussioni politiche.

Il tempo delle risatine nei confronti del nostro Governo è finito. Ci eravamo abituati a vertici in cui spesso il nostro ex Primo ministro, Silvio Berlusconi, non veniva neppure più salutato dai suoi comprimari. Come era facile prevedere, invece, con Mario Monti ieri a Strasburgo nel mini-vertice fra il nuovo Presidente del Consiglio italiano, la Cancelliera tedesca Angela Merkel e il Presidente francese Nicolas Sarkozy, l’aria che si respirava era assai più salubre. Convergenza sulla necessità di un appoggio all’Italia – terza potenza economica dell’Ue e tra le nazioni fondatrici dell’Europa – ma anche sull’urgenza di riportare in buona salute l’Eurozona e di garantire la salda tenuta della moneta unica.

Nel corso del ‘trilaterale’ con Germania e Francia sulla riva del fiume Ill – nella regione francese dell’Alsazia – Monti ha garantito ai colleghi che “è interesse dell’Italia perseguire gli obiettivi di consolidamento della finanza pubblica in modo rigoroso e in termini serrati, confermando il pareggio di bilancio nel 2013”. Il nostro premier ha insistito poi sulla “sostenibilità” del rafforzamento che “implica anche una crescita economica che dia la garanzia di una tenuta nel tempo dei migliori equilibri di bilancio”. A questo proposito – ha affermato Monti – serve una crescita “non alimentata dall’inflazione e dal disavanzo, che significa riforme strutturali: ho illustrato”  questo percorso  “in particolare sulla tempistica e il modo attraverso cui, associando le parti politiche e sociali, intendiamo muoverci”.

Riguardo al quadro europeo, l’ex rettore dell’Università Bocconi ha fatto presente che “dobbiamo andare verso un’unione fiscale se vogliamo dare stabilità radicale all’Eurozona e in questo contesto anche gli eurobonds sarebbero uno strumento utile”. Per riuscire in questo intento sono necessari norme  e “meccanismi per l’applicazione sicura di quelle regole. In questo contesto di unione fiscale molti altri temi si sdrammatizzano e gli stability bonds potrebbero dare un contributo significativo”. Insomma “tutto è possibile in una buona unione fiscale, tutto può essere pericoloso al di fuori” di essa.

Infine, non è mancato a Monti il coraggio di restituire pan per focaccia ai due Paesi che negli ultimi mesi sembravano impegnati a tempo pieno nel far apparire l’Italia come unica causa dell’attuale disastro finanziario che attanaglia la Ue. “Accadde solo otto anni fa – ha detto il nostro capo del Governo – ma sembra passata una vita. Ricordate quando nel 2003 i ‘cattivi’ furono proprio Germania e Francia che minarono buona parte della credibilità del Patto di Stabilità, seppure con la complicità dell’Italia?” Una rinfrescata per la memoria di tutti e per ribadire la necessità che d’ora innanzi le sanzioni per chi sgarra siano puntuali e severe. Oggi, quindi, l’obiettivo fissato nel patto che impone ai Paesi membri di raggiungere nel medio periodo bilanci “vicini all’equilibrio”, si sarebbe calcolato al netto dell’andamento del ciclo economico, il cosiddetto deficit strutturale. Misure una tantum si sarebbero esaminate caso per caso, tenendo conto della loro rilevanza.

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