Il comune denominatore di questi Paesi arabo-musulmani? I loro dirigenti sono scappati, morti, processati o sul punto di esserlo. L’Egitto forse è quello che suscita in noi più preoccupazioni di tutti perché può, per via della sua importanza e della sua posizione nel mondo arabo, innescare un effetto domino che destabilizzerebbe ulteriormente tutta la regione. Quello che temono gli Occidentali è vedere nascere una repubblica islamica di tipo iraniano.

Il discorso del Maresciallo Hussein al-Tantawi, dove si impegna affinché le elezioni presidenziali avvengano entro Luglio 2012, non ha risolto nulla perché gli egiziani non hanno fiducia in lui, tantomeno nelle sue parole. D’alta parte sembra quasi impossibile che l’esercito possa cedere tanto facilmente il potere. E’ sempre stato così dalla caduta del Re Faruk e successiva presa di potere da parte del Generale Naguib ai giovani ufficiale di Gamal Ab del Nasser. Per questo le sponde del Nilo vanno sorvegliate molto da vicin. Per tentare di calmare la strada, il Consiglio supremo delle forze armate (CSFA) ha dato mandato di formare un nuovo Governo all’ex Primo Ministro Kamal Ganzouri. Ganzouri è stato a capo del Governo, sotto la presidenza di Mubarak, dal 1996 al 1998. Questa decisione rischia di fare poco piacere alle migliaia di persone che ancora occupano Piazza Tahrir, anche se la tregua tra manifestanti e forze dell’ordine sembra tenere. La CSFA, al potere dalla “caduta” di Mubarak (11 Febbraio 2011) ha presentato le sue scuse per la morte da “Martiri di figli leali dell’Egitto” dopo gli scontri dei giorni scorsi. Le elezioni previste per lunedì non slitteranno, ma il sentimento di confusione e scetticismo in seno agli egiziani rimane alto.

In Siria la situazione non può essere paragonata a nessun’altra “rivoluzione”. Qui abbiamo un regime che, dalla sua nascita si è protetto da tutto, schiacciando senza scrupoli i nemici potenziali, reali o immaginari. Un regime minoritario nel suo proprio Paese, e che ha fatto dell’”occupazione” del suo piccolo vicino libanese, un modello di politica estera e di sostegno ai terroristi suo modo d’agire preferito. Gli Alauiti costituiscono una ramo dell’Islam sciita del quale il Presidente Assad deriva. Sebbene minoritari in Siria, gli Alauiti formano l’ossatura dei servizi di sicurezza del regime. In poche parole, un clan che ha un esercito e uno Stato. Il problema oggi è che il popolo comincia a reagire e che gli alleati di un tempo si allontanano dalla via di Damasco. Neanche la Cina e la Russia potranno fare  muro ad oltranza e Bachar deve affrontare sempre più defezioni in seno al suo esercito.  L’Esercito siriano libero apre a un intervento straniero mirato e i Ministri degli Esteri della Lega Araba hanno deciso di rivolgersi a Ban Ki-Moon e chiedere il suo sostegno. La Lega Araba ha già sospeso la Siria dalle sue attività ed ha previsto l’invio di osservatori nel Paese.

La Libia sembrerebbe essere sulla buona strada. Tutto è da rifare, ma le risorse petrolifere sono lì, pronte a rispondere a qualsiasi necessità. Sarà molto importante controllare e identificare gli arsenali di Gheddafi che preoccupano molto Algeria, Niger e Ciad. Il timore è che Al Qaeda, molto presente nel Maghreb Islamico (Aqim) si impossessi dei missili libici mettendo in pericolo la sicurezza dei voli di linea. Questo sarebbe gravissimo.

Nello Yemen la situazione sembrerebbe esserci una schiarita, sempre che Saleh se ne vada veramente.

Quale lezione si può trarre da tutto ciò? Il Mondo arabo-musulmano si muove, si preoccupa finalmente dei suoi problemi invece di occultarli. Ci possiamo aspettare di tutto, una Primavera che sboccia in estate o un autunno che sprofonda in un rigoroso inverno.

© Rivoluzione Liberale

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