E’ stato un nuovo scontro con la Lega Nord – ancora una volta cercato da quest’ultima che non ha mancato di esibire la congenita assenza  di rispetto sia istituzionale sia personale – a caratterizzare più d’ogni altra cosa la settimana del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Il busillis, il punto dolente di tale dissidio in salsa padana sono state le dichiarazioni del Capo dello Stato a proposito del diritto dei bambini nati in Italia da genitori immigrati ad acquisire in modo automatico la cittadinanza nel nostro Paese. “E’ una assurdità e una follia che dei bambini nati in Italia non diventino italiani. Non viene riconosciuto loro un diritto fondamentale”, è stata la dichiarazione di Napolitano a proposito della possibilità che il Parlamento torni a prendere in considerazione tale materia.

In un momento in cui sembrerebbero più urgenti provvedimenti idonei a strappare l’Italia da una situazione finanziaria che rischia di farla rientrare tra i Paesi destinati al default con il rischio di uscita dall’Eurozona, l’Inquilino del Quirinale ha in tal modo messo in luce quanto sia importante svecchiare la nostra comunità nazionale e, soprattutto, dare maggiore dignità a nuovi cittadini che andrebbero a rappresentare una forza-lavoro indispensabile a garantire la ripresa e il mantenimento della macchina economica. Nel senso che con l’aumento della popolazione si “aprirebbe un campo di iniziative maggiore che in passato”. Pensare che siano sterili capricci le affermazioni di una personalità che ogni giorno fornisce prove di saggezza, misura e competenza, significa avere orecchie e occhi ostruiti e una forma mentis bloccata a cent’anni fa.

Tale deficit di modernità – espresso con la stantia minaccia di “barricate” – riguarda quasi in esclusiva il partito di xenofobi in camicia verde capeggiato da Umberto Bossi (unico all’opposizione del Governo Monti) – il quale pochi giorni or sono, in preda a una sorta di stato di ebbrezza, ha dichiarato che il nuovo Governo italiano “fa schifo” ed è destinato a cadere entro il 2012. E’ per questo che Napolitano con controllata determinazione ha parlato, a proposito dell’attuale situazione politica, di un “mare tempestoso” che non può certo essere diventato all’improvviso “una tavola: avremo ancora del mare un po’ increspato e mosso”, ha specificato la più alta carica dello Stato. “Ma ci sono le condizioni per il confronto tra gli schieramenti politici nel quadro della nuova situazione di governo”. Napolitano si è detto certo che “avremo le condizioni per una maggiore obiettività e costruttività nel confronto tra le forze politiche”.

Lega a parte, almeno in apparenza, gli altri schieramenti si sono allineati col Presidente della Repubblica, dall’Udc di Casini, al Pd per bocca di Franceschini, da Donadi in  rappresentanza dell’Idv a Vendola di Sel a Fli, con le parole di Consolo; ed il PLI attraverso il suo Segretario Nazionale de Luca. Solo il Pdl di Berlusconi ha ritenuto di non rischiare altri strappi con i ‘lord’ ancora fedeli al ridicolo rito dell’ampolla sul fiume Po (simbolo di una favoleggiante secessione), ha mantenuto un profilo basso con Gasparri, secondo il quale “non si possono affrontare le leggi sulla cittadinanza a spallate e con semplificazioni che francamente rischiano di complicare e non di semplificare la vicenda”. Ma nessuno vuol ribassare la questione, tantomeno Napolitano. Si tratta di affrontarla con pragmatismo, come qualche giorno fa ha ben scritto sul nostro giornale l’Ambasciatore Jannuzzi, il quale ha sostenuto che è appropriato, al di là delle personali convinzioni, “che nella futura campagna elettorale per l’elezione del prossimo Parlamento, i partiti prendano in questa materia una posizione chiara, in modo che gli elettori sappiano regolarsi e che in seguito l’eventuale legge di approvazione sia sottoposta a referendum popolare”.

Altro tema spinoso affrontato da Napolitano è stato quello del sistema giudiziario, la cui modernizzazione non è differibile e necessita di riforme incisive e di ampio respiro. In un messaggio destinato alla VII Conferenza nazionale dell’Avvocatura, Napolitano ha sottolineato che “nell’attuale fase di difficoltà” è indispensabile intervenire “per snellire i processi”, assicurare “la certezza del diritto” per corrispondere “alle esigenze collettive di sicurezza”.  Secondo il Presidente la formazione” dei magistrati e degli avvocati “deve andare oltre il semplice aggiornamento normativo e giurisprudenziale e deve servire “a far maturare nei giudici una progressiva consapevolezza del ruolo e della fisionomia costituzionale della funzione esercitata”. Napolitano ipotizza un nuovo modello di preparazione capace di “armonizzare le esperienze dei magistrati professionali con quelle di tutti gli altri operatori del ‘sistema giustizia’: in primo luogo con quelli dell’Avvocatura (…) e della Magistratura onoraria”.

Legata in qualche modo a quello della giustizia esiste l’emergenza del sistema carcerario italiano. La condizione delle prigioni “troppo spesso appare distante dal dettato costituzionale sulla funzione rieducativa della pena e sul rispetto dei diritti e delle dignità delle persone”, ha detto il Capo dello Stato nel messaggio, a firma del Segretario generale del Quirinale, Donato Marra, inviato agli organizzatori del convegno del SEAC, il Coordinamento delle associazioni di volontariato penitenziario, dal titolo ‘Dal carcere alle misure alternative’. La dignità dei soggetti in esecuzione penale. Per Napolitano è indispensabile fornire indicazioni “utili per dare risposte concrete a quanti vogliono pagare il loro debito con la società per tornare ad inserirvisi con dignità e coraggio”.

© Rivoluzione Liberale

CONDIVIDI