“L’universo è gratuitamente in 3D da quindici miliardi di anni, il teatro da settemila. Oggi, grazie al 3D low budget, il cinema ha la possibilità di adeguarsi”. In questa breve, illuminante quanto provocatoria dichiarazione di Francesco Gasperoni (regista romano, classe ’68, già autore nel 2009 del pessimo horror Smile) risiede l’anima del primo film italiano in tridimensionalità. Il titolo è già deciso, Parking Lot (che significa parcheggio), il regista è proprio Gasperoni, l’interprete principale (che ha anche collaborato allo script) è Harriet MacMasters-Green, a quanto pare musa ispiratrice del cineasta capitolino, che l’ha lanciata (o forse bruciata) proprio con Smile, lavoro inutile che fece perdere punti anche al bravo Armand Assante (American Gangster nel 2007).

Ma sarà la prossima edizione del Taormina Film Festival (la cinquantasettesima, in programma dall’11 al 18 giugno) a dire come stanno davvero le cose, cioè se è meglio che Gasperoni torni a fare l’assistente di chimica alla Sapienza. Un’altra possibilità, tuttavia, non si nega a nessuno. Così si dice.

Parking Lot sarà, per così dire, il fuoriprogramma della manifestazione cinematografica siciliana, la più importante in Italia nel periodo estivo. Un esperimento unico al mondo, annunciano. L’opera filmica – un cortometraggio, per la precisione – verrà realizzata nel corso delle otto giornate di festival, con l’utilizzo di una macchina da presa per immagini in 3D, inventata dallo stesso Gasperoni (nell’occasione in versione tuttofare). Ambientazione, naturalmente, Taormina stessa. Si annuncia un thriller un po’ morboso, non adatto ai claustrofobici, perché quasi per intero girato (a basso costo, come già detto) in un parcheggio-coperto di un centro commerciale.

Tra i protagonisti anche pubblico e attori presenti al Film Fest. La pellicola, quindi, verrà montata, sonorizzata e musicata in loco, per essere poi proiettata sullo schermo gigante del Teatro antico, al termine della manifestazione.

CONDIVIDI

1 COMMENTO

  1. Dalla dichiarazione iniziale traspare arguzia e personalità, ma per fare buon cinema ci vuole anche talento: l’esordio di “Smile” non sembra per niente andare in quella direzione, anche se non è facile farsi notare quando si hanno a disposizione poche risorse. Aspettiamo quindi questo 3D a basso budget, sperando che non sia anche a bassa tensione.

Comments are closed.