Poche settimane fa è accaduto in Lettonia un evento dall’apparente scarsa rilevanza mediatica, ma in realtà pregno di significato simbolico e di interesse geopolitico. Per la prima volta dalla fine (convenzionalmente accettata) della guerra fredda, bombardieri russi hanno sorvolato il Mar Baltico. L’azione ha fatto scattare immediatamente l’apparato di difesa aerea della NATO, che ha mandato dei caccia ad intercettare gli intrusori per riaccompagnarli nello spazio aereo della Federazione. La formazione russa era composta da due bombardieri strategici supersonici Tupolev Tu-22M (nome in codice NATO Backfire), e da due caccia di scorta, probabilmente Sukhoi Su-27 Flanker.

Il Ministro della Difesa lettone, Artis Pabriks, ha affermato che i quattro velivoli hanno effettivamente violato lo spazio aereo della Lettonia. L’anno scorso si era verificato un incidente simile, quando due bombardieri tattici Su-24 Fencer erano stati intercettati sul Baltico, al largo della città costiera di Ventspils. Dalla Federazione era giunto allora un comunicato non esattamente conciliante, che puntualizzava come fra Russia e NATO non esistesse alcun obbligo di notifica reciproca per i voli sulle acque internazionali.

Questo tipo di incidenti rientrava nella routine delle schermaglie fra Patto di Varsavia e Alleanza Atlantica ai tempi della Guerra fredda. Le missioni che prevedevano sconfinamento nello spazio aereo nemico hanno assolto a diverse funzioni. Un aspetto molto importante era certamente quello dimostrativo, mirante cioè a dare prova delle capacità di penetrazione nel territorio dell’avversario. Esisteva poi un lato più direttamente collegato all’attività bellica, cioè saggiare tempi di reazione della difesa aerea avversaria (molti voli erano pianificati dai russi esattamente per questo scopo). C’era inoltre una finalità propriamente ricognitiva, volta ad acquisire informazioni sul territorio e sulle installazioni militari avversarie. Una delle crisi più intense nella Guerra fredda fu causata proprio da un incidente rientrante in questa categoria. Il primo maggio del 1960, il Capitano della CIA Francis Gary Powers fu abbattuto sul suo U-2 in ricognizione profonda sul territorio sovietico presso Sverdlosk. Condannato a tre anni di reclusione e sette di lavori forzati, venne liberato, come da copione di un action movie americano, durante un classico scambio di prigionieri presso il ponte di Glienicke a Potsdam, in Germania.

Ancora, esisteva un aspetto psicologico che poteva assumere i toni della vera e propria minaccia, come concretizzata dai caccia russi che sfruttavano il bang del passaggio dal regime di volo subsonico a quello supersonico per terrorizzare gli abitanti di Berlino ovest. Infine, alcune missioni sono assurte agli onori della cronaca per gli esiti non voluti che hanno generato. Il 28 maggio 1987 con un semplice Cessna 172 da turismo Mathias Rust riuscì, partendo dalla Finlandia, ad atterrare nel cuore di Mosca sul Bol’shoj Kamennyj Most, ponte stradale a sei corsie, per poi rullare con tranquillità fino alla Piazza Rossa. La giustificazione data alle autorità – “un gesto simbolico. Un volo come un ponte ideale. Per dire ai leader dei due blocchi che la gente, dalle due parti della Cortina di ferro, vuole solo vivere in pace” – per quanto suggestiva, non bastò ad evitargli una condanna a quattro anni di prigionia. D’altra parte, la sua azione scardinò il sistema di difesa aerea sovietico e costò il posto di lavoro a centinaia di militari, l’uno e gli altri impreparati ad affrontare uno slow mover che a 300km/h si dirigeva tranquillamente verso il cuore dell’Unione Sovietica.

L’ampio excursus ha voluto sottolineare l’assoluta rilevanza di questo tipo di missioni attentamente pianificate. Misconoscerne significato e conseguenze può generare errori di valutazione sotto il profilo geopolitico. E proprio i recenti voli sul Baltico, pur assolvendo ad una funzione essenzialmente dimostrativa, testimoniano ancora una volta il ritrovato status geopolitico della Federazione Russa, conscia della propria forza militare e tornata a riaffermare la propria volontà di controllo sulla sua abituale area di influenza baltica.

© Rivoluzione Liberale

CONDIVIDI

1 COMMENTO

  1. Russia da vladivostock a gibilterra….

    Due persone hanno pensato di cacciare la Russia dall’Euoropa: una era Hitler, e ha fallito, l’altra era Clinton e ci è riuscito.. la storia non mente, l’orso russo tornerà ad affacciarsi sull’europa e quale leviatano questa volta potrà contrastarlo????

Comments are closed.