Il vero vincitore della sfida infinita tra il Real Madrid e il Barcellona che ha infiammato l’ultimo mese degli appassionati di calcio non è uno dei fuoriclasse in campo o in panchina, ma la figura leggendaria dell’arbitro spagnolo, metà torero e metà caballero. L’ampio strato di gomina sui capelli con il quale si presenta al Santiago Bernabeu o al Camp Nou è l’elemento distintivo, e di orgoglio, dell’intero paese iberico. Come la gomina unisce tricologicamente un popolo dilaniato da rivendicazioni autonomiche e disoccupazione alle stelle, così l’arbitro riporta l’ordine tra due squadre che rappresentano due fazioni (e due nazioni) contrapposte. Più temuta del bastone vedico, della festuca romana o dell’anello papale, davanti alla gomina dell’arbitro spagnolo si inchinano riverenti tutti i giocatori, gli allenatori e i presidenti, rendendole il timoroso ossequio dovuto a chi incarna la pura auctoritas.

L’inamovibilità della capigliatura dell’arbitro spagnolo è l’emblema dell’immobilità di un paese profondamente conservatore nonostante le boutade zapateriane, destinate a scomparire prima che una sola goccia di sudore metta a repentaglio quella chioma imbalsamata; è il simulacro estetico di un paese devoto alle sue tradizioni, che resiste di fronte a una modernità che non le appartiene, a un tempo che non è il suo; è il dettaglio di una bellezza antica, austera, distinta, che si è persa per strada, così come si sono perse per strada le camicie bianche sotto il vestito che anche il contadino più povero indossava durante la guerra civile.

La gomina dell’arbitro spagnolo è cosa ben diversa dalla lacca piaciona dei calciatori, dalla spuma glamour delle pubblicità, dall’untuosa wax che usano le sottoculture inglesi, dal gel lucido dei turisti italiani all’estero, dalla brillantina dei presentatori televisivi. La gomina dell’arbitro spagnolo è leggera come acqua, profumata come vetiver, nostalgica come un aranceto dentro una moschea andalusa, eterea come un gin tonic che si evapora in un bar di calle Serrano, sobria come la morte di un toro durante la corrida. La gomina dell’arbitro spagnolo è genius loci eterno, è il vero “clàsico”, è l’unica cosa che resterà immutabile in ogni sfida tra Madrid e Barcellona, quando anche i fuoriclasse di oggi saranno solo uno sbiadito ricordo del passato.

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