1024150-luciano_2“A me Lucio Magri era antipatico. Troppo bello, troppo intelligente, troppo colto, troppo comunista. Quella fede politica così intellettuale che lo faceva camminare a un metro da terra, sempre un passo avanti, sempre modestamente immodesto. Alto sì era alto e anche da vecchio era alto. Io me lo ricordo una volta, una di quelle che non te le dimentichi, era già un grande vecchio, come si dice, ormai quasi nessuno più faceva il suo nome sui giornali. Ecco, pensai quel giorno, che uomo interessante, con tutti quei ricordi di amore e di battaglia, uno capace di tutto e di ogni, ecco mi affascinò quell’aristocratico plebeo, con quel cappotto nero addosso, i capelli bianchi, lo sguardo severo. Lui non faceva nulla per piacere alle donne, piaceva e basta.

Bhè, ora Lucio Magri è morto. Ha avuto la spavalderia di sostituirsi a Dio, già, tanto lui non ci credeva, ed è andato a morire in Svizzera. Che popolo efficiente gli Svizzeri. Si perdona ogni cosa a gente che produce un cioccolato così buono. Mi ha fatto ridere leggere la benedizione di qualche cattolico fervente, tu hai fatto questo e io porgo l’altra guancia, ti perdono; non tenendo conto che a lui non fregava niente delle benedizioni, ma si sa, cattolici si nasce e tacere è dono di pochi.

Quando la notizia si è sparsa, io ci sono rimasta male e bene. Bene perché era la sua scelta, male perché mi sono venute in mente tutte quelle persone che ho conosciuto nella mia vita e che non volevano morire e invece sono morte. Forse mi ha fatto impressione capire che è solo questione di volontà. Lui voleva morire, gli altri volevano vivere. E hanno perso tutti.”

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11 COMMENTI

  1. Secondo me, che sono diversamente abile, e che quindi sono abituato a lottareper vivere, quella di Magri è stata una scelta vigliacca, alla quale non va data valenza politica; i liberali invece devano curarsi del buon diritto di vivere, proponendo in concreto al governo, il garante dei diritti dei malati e dei diversamente abili, come proposto dal Segretariio De Luca.
    Saluti.

  2. Caro Luigi, il Segretario de Luca e tutti con lui , ha le idee ben chiare. Non era una nota di valenza politica la mia, era una nota di valenza umana e lei, più di altri,dovrebbe comprenderla come tale.

  3. Gentile Elvira Marasco,
    con il mio intervento, non volevo arrecare offesa ad alcuno, ma solo ribadire, ” con molta fermezza l’importanza del diritto di vivere”, primo tra tutti i diritti.
    Magri, mi ha fatto una gran pena, ed è questo che da un punto di vista umano si deve dire, un povero vecchio malato di depressione, che ha perso la cognizione del diritto alla vita; cosa c’è di umanamente più penoso?
    Se ci fosse stato il garante per i diritti dei malati e dei diversamente abili, forse si sarebbero potute approntare delle soluzioni per non lasciare nella solitudine quel vecchio bisognoso di aiuto; forse, prima che di morire, egli avrebbe avuto bisogno di aiuto sociale ed affettivo, non trova?
    Da un punto di vista politico, ritengo che sia vergognoso attuare il suicidio assistito, sempre e comunque, ma in particolare per la depressione, che non è una malattia terminale.
    Non è ammissibile che vi sia una legge dello stato che preveda l’eutanasia per le persone depresse, persone che invece hanno diritto ad una particolare attenzione da un punto di vista affettivo, e spesse volte anche sessuale; ci sono ad esempio molti diversamente abili che cadono in depressione per motivi di gravi carenze affettivi, nonchè per ragioni di carenze di attenzioni sessuali; questi hanno il diritto di vivere, non di morire; colgo l’occasione per rilanciare con forza e convinzione in questo contesto liberale il progetto della ” legalizzazione della prostituzione, proponendo a questo fine, anche in Parlamento, specie al Senato, tramite questions time al Ministro della sanità, dal momento che la prostituzione investe importanti aspetti di ordine sanitario”, dicevo, proporre tutte le misure e le norme necessarie a tale legalizzazione.
    Teniamo presente poi, che generalmente per tema di malattie veneree, una persona diversamente abile, rinuncia spesso alla propria sessualità, e quindi spesse volte accede alla depressione; infatti la domanda che si pone sempre è: se contrarre una grave malattia venerea, ” peggiora di molto la mia situazione di emarginazione, allora preferisco l’astinenza;”è una situazione drammatica, una situazione che richiede da parte di tutti noi, uno slancio politico verso la buona vita, anzichè verso la buona morte; slancio vitale che anche i cattolici praticanti dovrebbero stimolare con convinzione, quale alternativa valida all’eutanasia, questo, appoggiando la legalizzazione della prostituzione, magari dal loro punto di vista vista come male minore, per la quale si può anche chiudere un occhio.
    Ci sono però anche altri gravi problemi che un eventuale garante per i diritti dei malati e dei diversamente abili, diovrebbe affrontare; vi sono molti istituti di ricovero dove anziani e diversamente abili, contraggono spesse volte, oltre ad altre gravi malattie, anche la depressione, poichè si configurano come ” veri e propri centri di emarginazione sociale”.
    Il Ministro della sanità deve fare qualcosa, quanto prima per rendere più umane e moderne queste strutture, figlie di una mentalità vecchia, bigotta ed illiberale.
    Bisogna affrontare, come si vede, il problema alla base, rivendicando il diritto politico alla vita, ed evitando scelte di arrendevolezza estrema, come quelle di Magri.
    Saluti.

  4. Complimenti per la gran delicatezza delle espressioni.

    Forse, si è liberali anche quando si accetta la privata decisione altrui, per quanto dolorosa e scioccante possa sembrare.

  5. Incriminare il dottore svizzero per omicidio si dovrebbe.
    Non voglio scomodare Ippocrate ma, come ben evidenziato da Luigi, non era un malato terminale e se una persona è depressa se ne deve occupare la medicina e non un carnefice legalizzato.
    Premetto che da alcuni anni mi sono convertito alle ragioni della pena di morte per chi ha provocato scientemente la morte di un suo simile indipendentemente se è o no sano di mente.
    Questo non toglie che Magri, al pari di Monicelli, poteva darsi la morte da sé stesso se voleva.
    Era in grado di darsi la morte in molti modi e pertanto, come riporta Luigi, la scelta da lui operata fu “vigliacca”.
    Riguardo alla problematica della sessualità per le persone “diversamente abili” come Luigi suggerisco a tutti la lettura di un libro di Enzo Aprea e la visione di un suo reportage dall’Olanda di molti anni fa e passato a orari notturni dalla Rai che penso lui conosca bene.

  6. Liberali o meno, i diritti (ma non dimentichiamoci mai dei doveri) sono sacrosanti (espressione poco laica ma chiarificatrice).
    E se è vero che il diritto alla vita (e qui potrebbe scoppiare la polemica su quello del nascituro) è il primo in ordine di importanza, in una inutile classifica, inserisco al secondo posto il diritto alla morte.
    Ho conosciute persone che l’hanno fortemente desiderato, forse perché depresse, ma sicuramente perché quella modalità di “vita” in cui stanziavano rappresentava la peggior condanna …. circondati da un mondo di abili.
    Non si può volare alti quando, ad esempio, è in gioco l’impossibilità di muovere ogni arto forché la testa, quando un semplice prurito al naso si trasforma in una tortura senza fine, quando il corpo martoriato dalle piaghe da decupito emana acri odori che percepisci e non riesci a nascondere, quando devi convivere con i tuoi escrementi: indesiderati e colpevoli di garantirti la sopravvivenza, quando vorresti e non puoi … neanche toglierti la vita.
    Ogni atto delegato ad un terzo: marito, moglie, fratello, padre o madre che vedi affossare insieme a te in un baratro senza fine, prematuramente vecchi e consumati da un’anomala convivenza. Senza speranza, senza sogni, senza sosta. E negli anni, fatti da inconcludenti giorni, la depressione è l’unica cosa che quella la “vita” ti regala.
    E in tutto questo c’è affetto, c’è dedizione, c’è amore ….. ma, a volte, non basta.
    L’argomento non può essere oggetto di generalizzazione: esite una gradazione di situazioni che non permette di affrontare il tema con un dictat semplicistico. Niente è più privato che la gestione della propria vita e del suo ultimo atto: il libero arbitrio o è tale o è una finzione.
    A sommesso parere, uno stato civile può affrontare il problema garentendo, da una parte, la migliore assistenza possibile ma permettendo e regolamentando laicamente, dall’altra, l’esercizio dell’ultimo diritto.

  7. io non giudico mai nessuno. mi limito a scrivere le mie emozioni più o meno condivisibili. sono contro la pena di morte, mi fa star male pensare che ancora esistano stati che hanno la presunzione di poter decidere della vita di qualcuno. credo che il dono più grande sia il libero arbitrio e l’esercizio di quest’ultimo fa la differenza e connota la persona. quando si palesa una storia diversa o comunque fuori del comune come quella che ho commentato, la mia prima reazione è sempre : cosa l’avrà spinto, quali sentimenti, quali emozioni. poi magari mi do delle spiegazioni, ma sono le mie, contestabili e discutibili. e sto bene così.

  8. R$ingrazio Renzo per il bel intervento,
    Spero di reincontrarti per parlare con te, di queste ed altre cose, ma sopratutto di queste; telefonami se puoi.
    A Brand, rispondo, che se se ci fosse unh po più d’amore e di attenzione per la vita, non ci sarebbe bisogno di ricorrere a certe soluzioni finali.
    Comunque, sono contrario all’accanimento terapeutico, che comunque e molto diverso dall’eutanasia, che dal mio punto di vista va semjpre rifiutata con fermezza.
    Ricordo in oltre che la depressione è una forma di handicap; allora che facciamo eliminiamo tutti i diversamente abili?
    Sarebbe disumano0, altro che liberale!!
    Il medico svizzero colpevole di questo crimine, va incriminato.
    Sono però contrario alla pena di morte, ma favorevole ad una forma più umana e moderna dei lavo
    ri forzati, che potrebbero chiamarsi lavori rieducanti.
    Per quanto riguarda il problema della sessualità, ritengo che il problema vada affrontato con uno slancio mirato all’affermazione del diritto alla vita ed all’amore per le persone diversamente abili, una proposta laica e liberale dunque, sulla quale mi sono già espresso.
    Quindi, si alla vita, si alle cure paliative, anche se da liberali un no convinto va detto all’accanimento terapeutico, che nulla ha a che fare, lo ribadisco, con l’eutanasia.
    Ribadisco anche che alla scelta di Magri, va negata valenza politica; non sia mai, che su questi e su altri temi, noi liberali, ci facessimo dettare l’agenda politica dalla sinistra, a cui, l’eutanasia stà tanto a cuore.
    Viva la vita, il primo dei diritti; lo dico con convinzione, con il Tricolore nel cuore, che mi sprona ad essere vivo e liberale.
    Saluti.

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