Atterri all’Honolulu International Airport e gia’ capisci che hai fatto la scelta giusta. Sono tutti sorridenti, belli cicciotti e scuri di pelle. Ti accorgi dall’ estenuante trafila per l’ingresso che sei negli Stati Uniti, ma pazienza, ti riprendi subito appena un gruppo di belle ragazze ti mette al collo una collana di fiori. Questa della collana e’ una cerimonia che si ripetera’ spesso, quindi se si e’ allergici meglio fare scorta di antistaminici. Non hai ancora capito che sei a Honolulu che gia’ qualcuno ti ha preso le valige e sei sul taxi verso la tua destinazione. Che dire, ci si abitua subito alle comodita’, come si ci abitua subito alle sgargianti camice che tutti, o quasi tutti indossano. Mentre  il taxi sfreccia in mezzo ai grattacieli, lui, l’oceano, appare a tratti, blu cobalto e le indicazioni stradali cominciano a riportare nomi come Waikiki , Kahamameha, insomma tutto cio’ che avreste voluto leggere. Ogni ferrari rossa che incontro (e ce ne sono diverse) mi sembra ci sia  Magnum P.I,  alla guida. Quando si lascia il centro, la natura lussureggiante sembra segnare un immaginario confine tra sogno e realta’. Mi comprero’ una camicia super colorata, assaggero’ l’Ohau Sapphire che e’ una specie di arma impropria e poi immaginero’ di cavalcare onde di tre metri insieme a un bellissimo hawaiano sotto i cento chili, con capelli lunghi nerissimi…ecco, un po’ di sport fa sempre bene. Mi chiede il tassista di dove sono. Io rispondo che sono norvegese (in parte e’ vero) e lui non sa dove sia la Norvegia. E ti credo. Gli rispondo che la Norvegia e’ nel Freezer e lui, contento, ingrana la quarta e alza il volume della radio.

Aloha amici, queste sono le Hawai.

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