“D’accordo, siamo nel tempo delle vacche magre. Tutti ci adegueremo, tutti faremo sacrifici. Però non mi fate leggere delle liquidazioni come quella del caro Guarguaglini, non ce la posso fare. Poi non ho ancora sentito nessuno dire: va bene, rinuncio a una delle mie quattro pensioni, la useremo per aiutare magari un ospizio per vecchi oppure qualche ragazzo disabile. Insomma io sto aspettando qualche gesto. Invece mi sembra che il mostro generi ogni giorno una nuova testa, sempre più vorace. Chi ha, mantiene e chi non ha, si mette in fila alla Caritas. Sono molto seccata anche di constatare che quando qualcosa interessa alla Corte, si trova subito il modo di rimediare: niente più onorevoli ripresi mentre giocano in aula a carte, che dormono, che mandano pizzini. Ci hanno messo una settimana e fare il codice di comportamento dei fotografi parlamentari, mentre cose ben più importanti giacciono sotto la polvere del tempo.

Mi fa ridere amaro pensare che forse il ristorante di Palazzo Madama chiuderà: hanno adeguato i prezzi a quelli esterni – e meno male – ma i senatori hanno adottato il metodo ‘sparagna e comparisci’  e quindi disertano. Ora i lavoratori della società saranno messi in cassa integrazione: non mi fanno pena, penso a quelli della Fiat. I primi hanno avuto bei tempi per troppo tempo, faranno altro, ci sono tanti mestieri che stanno scomparendo.

Poi nella mia giornata no, in cui la cittadina modello che è in me è sdegnata, la notizia del giudice accusato di corruzione buca il mio animo calabro. Ecco, cosa dire di chi si fa corrompere da quelli che dovrebbe combattere? Ancora più ignobile questo episodio pensando al ruolo ricoperto. Ebbene amici, a questo punto io non mi accontenterei di sbatterlo in prigione, ma gli metterei in mano un piccone e riaprirei una bella e pericolosa miniera di carbone.

Insomma abbiamo bisogno di coraggio, ma nessuno ci rincuora, nessuno rinuncia ai privilegi, come il senatore che ha portato una bottiglia di champagne a bordo dell’aereo con il tono di ‘lei non sa chi sono io’. Beh, io fossi stato al controllo di polizia dell’aeroporto, gli avrei dato un ceffone, attenta a non far cadere e rompere la preziosa bottiglia, l’unica cosa degna della vicenda.

Allora aspettiamo un segno, non il messia che da tempo è in vacanza, aspettiamo un rigore dei costumi da parte di tutti. Noi siamo ormai ai materassi (usati).”

© Rivoluzione Liberale

CONDIVIDI