Siamo alla resa dei conti, in senso figurato s’intende. In questo tranquillo ‘week-end di paura’ per le sorti dell’Italia il Governo Monti sta spiegando in primis ai partiti la manovra economica da 25 miliardi di euro che domani illustrerà nel dettaglio a Montecitorio.

Il Parlamento in questa fase ha dimostrato da un lato senso di responsabilità, dall’altro un’incapacità di buttare il petto in fuori. Lega e Idv hanno scelto il ritornello a loro caro: così com’è stata pensata questa manovra non ci piace. I primi confermano il distacco dal Pdl, salvo ripensamenti in corso d’opera, i secondi segnano la prima crepa all’interno del centrosinistra. Un disco rotto, già sentito.

Colpisce l’assordante silenzio di Bersani, conscio di aver perso un treno (elezioni) che forse non tornerà. Il Pd vorrebbe portare fieno in cascina, ma sa di trovare sulla sua strada sindacati (Cgil su tutti) e lavoratori pronti a infilzarlo con i forconi.

Il Terzo Polo ha scelto la via di mezzo per bocca di Casini (non poteva fare altrimenti), di fatto lavandosi le mani: “Manovra severa e pesante”.

Berlusconi sta ricaricando le batterie e, fra una pennichella è l’altra, giura di serrare i ranghi e di tornare ai vertici, magari attraverso una sontuosa campagna elettorale. Muzio Scevola scommetterebbe su Alfano e Cicchitto, ma per gli ex ‘aennini’ come La Russa e Gasparri non sarebbe tanto sicuro di rimetterci il braccio. I prossimi mesi saranno decisivi per capire se per il Pdl siamo al canto del cigno.

Monti dovrà guardarsi bene dai sorrisi di circostanza, dai saluti ossequiosi e dalle pacche sulle spalle perché ora viene il difficile, la politica è capace di improvvisi voltafaccia e i doppiogiochisti che lo vogliono esautorare non tarderanno a fare capolino dall’acqua malsana nella quale galleggiano.

C’è un sostantivo dal suono soave e musicale che ha accarezzato i nostri padiglioni auricolari nell’ultimo mese: equità. Tra l’altro, partendo proprio da equità, alcuni anni fa  è stato tirato fuori non un acronimo, ma un autentico spauracchio per gli italiani: “Equitalia”.

Già, perché è giusto dare la medicina al malato (Italia) anticipandogli che sarà amara, ma sarebbe delittuoso che qualcuno prenda lo zuccherino anziché lo sciroppo. E domani non sia, come cantavano le Bangles, un Manic Monday.

© Rivoluzione Liberale

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