Della forza d’urto della manovra finanziaria – ‘lacrime e sangue’, come si usa dire con un epiteto ormai inflazionatissimo – presentata ieri in Parlamento dal Presidente del Consiglio Mario Monti, Giorgio Napolitano era già al corrente da circa tre giorni. Da quando in Quirinale aveva ricevuto lo stesso premier per discutere della questione dei viceministri e dei sottosegretari del nuovo Governo, poi nominati la sera di lunedì stesso dal Consiglio dei ministri. Il Presidente della Repubblica nel rispetto dei ruoli istituzionali non si è pronunciato fino alla conferenza stampa di domenica scorsa, nel corso della quale sono state illustrate le linee guida del provvedimento che dovrebbe “salvare l’Italia dal crack”, come ha spiegato ieri l’altro lo stesso Monti. Il quale, fra l’altro, ha affermato di voler rinunciare al proprio compenso da Capo del Governo – così come ha assicurato che ci saranno i tanto agognati tagli alla politica – a patto che si instauri una coesione nazionale e che quindi anche i cittadini ‘comuni’ siano disposti a sopportare sacrifici che oggi sembrano improcrastinabili, sempre alla luce dei dettami giunti dall’Unione europea.

Qualche dichiarazione ieri da parte dell’Inquilino del Quirinale, ma controllata e concisa: “Le valutazioni di merito sui provvedimenti spettano alle forze politiche in Parlamento – ha affermato al termine  della manifestazione per la Giornata internazionale del volontariato – Credo di poter dire, avendo ascoltato ieri (domenica, N.d.R.) in conferenza stampa gli interventi dei rappresentanti del Governo, di aver colto un impegno, una fatica, una tensione morale per cui esprimo rispetto. Non ho mai commentato nel merito le scelte e le decisioni del governo in carica” a prescindere da quali fossero “e non lo farò mai, neanche questa volta”. Tuttavia per interpretare il pensiero di Napolitano è sufficiente tornare alle esternazioni fatte pochi giorni fa, quando aveva affermato che “la profondità della crisi economica che attraversa l’intero mondo occidentale richiede oggi che nel nostro Paese, colpito in misura particolare per i suoi ritardi strutturali, si assumano misure conseguenti in grado di conciliare il rigore con l’equità e di promuovere l’indispensabile crescita della nostra economia”.

E’ semplice quindi intendere come la maggiore preoccupazione della massima carica dello Stato sia il bilanciamento tra rigore ed equità, attributo in mancanza del quale il Gabinetto presieduto da Monti non sarebbe in  grado di assolvere quel compito che gli è stato affidato al momento in cui ha preso il posto dell’inconcludente Governo Berlusconi.

Consapevolezza e rigore. Sono queste le qualità che continuano a segnare il mandato di Giorgio Napolitano e in particolare gli ultimi, concitati dodici mesi. Tanto che il Presidente è stato scelto come ‘Uomo dell’anno’, dal momento che a 86 anni ha messo in mostra una “sorprendente velocità nel rimanere collegato alla realtà”, concetto sintetizzato dalla parola inglese wired (armato, pronto, lucido). Riconoscimento che gli è stato tributato da Wired Italia, versione ‘nostrana’ dell’illustre rivista statunitense – “nota come ‘La Bibbia di Internet’ – che tratta tematiche di carattere tecnologico e di come queste influenzino la cultura, l’economia, la politica e la vita quotidiana” (cfr Wikipedia) . “Tanti – si fa presente in una nota – sono gli elementi che hanno contribuito a far ricadere la scelta sulla massima carica dello Stato italiano, tra cui spiccano soprattutto il suo avere a cuore la sorte delle giovani generazioni e il suo esser capace di tenere le fila tra la complessa realtà italiana e un mondo sempre meno disposto a comprenderla”. In occasione dei festeggiamenti per i 150 anni dell’Unità d’Italia, Napolitano, prosegue la nota, “ha rappresentato il crocevia attraverso il quale passa nel nostro Paese il legame tra passato e futuro (…) Avremmo potuto premiare il ritorno della Società, della spinta verso la Res Publica emersa d’improvviso con i referendum di maggio sull’acqua e il nucleare – ha affermato Carlo Antonelli, direttore di Wired – ma sarebbe stato troppo vago. Ci voleva un simbolo. E come sempre succede, questo simbolo era da almeno un anno sotto i nostri occhi: il Presidente della Repubblica”.

Ma quella di ‘Uomo dell’anno’ non sarà l’unica gratificazione per Napolitano: il prossimo 30 gennaio infatti, il Capo dello Stato riceverà dall’Alma Mater (fondazione che svolge un ruolo di collegamento tra l’Università di Bologna e la società) la laurea honoris causa in Relazioni Internazionali. Il riconoscimento, proposto dalla Facoltà di Scienze Politiche dell’Università del capoluogo emiliano e dalla Facoltà di Scienze Politiche R. Ruffilli sede di Forlì nei rispettivi corsi di laurea magistrale, gli verrà conferito dal Rettore Ivano Dionigi durante la cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico, occasione nella quale il Presidente terrà una lectio magistralis.

Venerdì scorso, infine, il Presidente ha preso parte alla presentazione – presso l’Università La Sapienza di Roma – del suo nuovo libro intitolato Una e indivisibile. Riflessioni sui 150 anni della nostra Italia (2011, Rizzoli, pp. 174, € 15,00).

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