La campagna referendaria su legittimo impedimento, nucleare e acqua pubblica, apre i battenti in vista del voto. La macchina propagandistica è pronta ad entrare nelle case degli italiani con un carico demagogico in perfetto stile II Repubblica.

Temi complessi e d’importanza per il Paese tendono ad essere messi in mercimonio, snaturando così il significato primo dell’istituto referendario, tanto da condurci più a discutere dell’eventuale spallata al governo.
L’IDV cavalca i tre referendum in chiave anti-berlusconiana e dai comitati civici promotori viene l’assordante silenzio-assenso all’uso politico del referendum.
Che dire del povero istituto referendario, utilizzato in punta di diritto per mettere il governo alla prova delle urne? Dove sono finiti i temi referendari invocati?

Per un liberale, è chiaro che lo stile incarnato nella gestione dei tre referendum non esprime quel dovuto rispetto e quella giusta attenzione che meritano i temi in decisione.
Al cittadino, quindi, dovrebbe essere presentato almeno un nutrito quadro informativo, tale da poter sostenere un consapevole contradditorio sull’opportunità di scelta che ha il Paese. Nessun partito, però, pare interessato a sensibilizzare l’informazione sui temi referendari.

Questo dovrebbe indurre a riflette, su quanto siamo lontani dal significato che i padri costituenti hanno voluto dare al referendum.

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