Il Segretario del PLI ha già espresso su queste colonne una prima e autorevole valutazione delle misure che il Governo Monti si apprestava ad annunciare al Parlamento. Ora che non si tratta più di anticipazioni, qualche commento “a caldo” é possibile, con ampia riserva di quanto potrà emergere nei lavori parlamentari e, in particolare, sulla posizione che manterranno i deputati e senatori liberali.

Andiamo per ordine. Il primo commento è che la manovra era necessaria e non – come ha sostenuto con improntitudine la leader della CGIL – per “salvare l’Europa” ma per salvare noi stessi e i nostri figli da un disastro di grandi proporzioni. Se l’Italia andasse in default, certo l’euro ne riceverebbe un colpo mortale, ma peggio staremmo noi: ricordiamoci il default argentino del 2002 – costato, soltanto ai creditori privati italiani, più di 8 miliardi di dollari – la cui conseguenza immediata fu un calo del PIL del 14% e un aumento della disoccupazione del 28%; é questo che vogliono i sindacati?

Il secondo commento è che la scommessa sul fronte dei mercati e dello spread è stata per ora vinta, il che significa che, solo per l’effetto d’annuncio, il Paese realizzerà un sensibile risparmio sui titoli pubblici (ma, passata la prima euforia, i mercati guarderanno al dibattito in Parlamento e quindi aspettiamoci le abituali montagne russe).

Il terzo commento è che non si tratta semplicemente di una manovra finanziaria a breve: l’intervento sul sistema pensionistico è di ampio respiro; il solo precedente è la riforma Dini del 1995, che contribuì non poco a rimettere il sistema previdenziale in carreggiata, ma evidentemente non era più sufficiente.

Il quarto commento é che la manovra non è quella astrattamente ideale, ma è evidente che il Presidente del Consiglio ha dovuto tener conto dei difficili equilibri parlamentari e del carattere anomalo (e internamente contraddittorio) della sua maggioranza e rinunciare, ritengo, a misure che forse personalmente avrebbe giudicato utili.

Il quinto commento è che, malgrado i propositi di rilancio dell’economia, sarà molto chiedere che la manovra non abbia effetti recessivi troppo pesanti. Almeno senza una forte e rapida ripresa dell’economia globale, una sensibile crescita del nostro PIL é un’illusione che faremmo bene a mettere da parte, e lo stesso Presidente del Consiglio implicitamente l’ha ammesso quando ha parlato di misure capaci di attuare anche di fronte a un peggioramento del ciclo economico (d’altronde, quando la casa brucia, innanzitutto si deve spegnere l’incendio, poi pensare al resto).

Il sesto commento l’ha già anticipato l’on. de Luca: la manovra è sbilanciata a favore delle maggiori entrate e fa poco, o non abbastanza, sul fronte dei tagli alla spesa.

Bisogna forse riconoscere che, data l’estrema urgenza del pericolo, il Governo ha dovuto “fare cassa” con gli interventi possibili e rapidi, mentre sul fronte della spesa occorrono interventi strutturali e di più lungo termine. Tuttavia, questi interventi sono necessari: é lecito chiedere sacrifici ai cittadini in momenti di emergenza, ma la mano pubblica deve essere capace di fare essa per prima i sacrifici richiesti e possibili, tanto a livello centrale che delle Amministrazioni locali.

Né Mario Monti, né Vittorio Grilli hanno bisogno di consigli al riguardo, ma, per non limitarci a semplici esortazioni, può servire qualche esempio concreto: si é detto e ripetuto fino alla nausea che, a tutti i livelli, il personale politico è in forte eccedenza (rispetto alla media europea e mondiale) e va dunque ridotto; ne vanno inoltre rivisti e tagliati gli emolumenti e i privilegi, che in varie realtà locali sono scandalosamente sproporzionati, e ad essi va fissato per legge un tetto valido per tutto il Paese, passando sopra alle autonomie locali, in questi casi capaci solo di effetti perversi; non basta: la burocrazia ha, ai vari livelli territoriali, personale in eccedenza, sia perché generalmente poco efficiente, sia perché le procedure amministrative e di controllo sono, oggettivamente, e nonostante le meritorie riforme di Franco Bassanini, ancora bizantine; ci sono settori in cui non è possibile tagliare (come Giustizia e Sicurezza) ma in altri vanno riviste e snellite le procedure amministrative, sostituiti i troppi e inutili controlli col principio della responsabilità dei gestori di spesa, e ridotti in conseguenza gli organici. E’ chiaro che non si può mettere sulla strada chi è già nell’Amministrazione ma si può ridistribuirlo in modo più razionale e ridurre il “turn-over” annuale di almeno un terzo, come fatto in Francia. E infine , tutte le amministrazioni pubbliche hanno sistemi d’acquisto di beni e servizi, opere pubbliche comprese, complicati, inefficienti e costosi.

Come ho scritto in altre occasioni, un Ministro del Tesoro e Presidente del Consiglio degli anni ‘80, Giovanni Goria, aveva dimostrato, con carta, penna e calamaio, che era possibile risparmiare dal 10 al 15% solo razionalizzando tali sistemi, e beninteso introducendo una totale trasparenza per eliminare corruzione e sprechi. Un solo esempio per tutti: una volta effettuata un’asta pubblica, mantenerne aperti i risultati per dare la possibilità ai concorrenti di fare offerte in ribasso rispetto a quella risultata migliore, é una pratica seguita da alcuni (pochi) comuni italiani, con ottimi risultati.

Insomma, vi è in questa materia un margine abbastanza ampio e il Governo va spinto in tutti i modi a utilizzarlo: solo così si riuscirà, non solo ad arginare una difficile situazione di bilancio, ma a porre le basi per un durevole  risanamento dei conti pubblici. Questo sarebbe il vero “decreto salva-Italia”. Questo sarebbe un cammino veramente liberale.

Guardando alle prossime settimane, é augurabile che il Parlamento discuta e approvi rapidamente la manovra, limitando le correzioni allo stretto indispensabile e a saldi invariati, ma spronando il Governo, magari con una risoluzione impegnativa, a imboccare a fondo e senza ritardo la strada dei risparmi  (per esempio, chieda Monti a tutti i suoi Ministri un taglio volontario ai rispettivi bilanci a partire dal 2012; sono Ministri tecnici, non politici e penso che accetterebbero).

E quanto ai Sindacati, protestino, come è in fondo naturale, ma non ricattino il Governo attraverso i Partiti a loro vicini, impedendo o vanificando gli interventi annunciati: si assumerebbero altrimenti una enorme responsabilità, non solo verso il Paese nel suo insieme, ma verso quei lavoratori di cui sono chiamati a difendere gli interessi.

Due parole ancora sull’Europa: non era stato difficile prevedere su queste colonne che, al di là della foto a tre di Strasburgo, l’asse franco-tedesco sarebbe rimasto sostanzialmente invariato. D’altronde, senza il motore dei due maggiori Paesi dell’Eurozona, non ci sarebbe salvezza per nessuno in Europa. Lasciamo dunque che Parigi e Berlino concordino le iniziative necessarie – su queste avremo occasione di ritornare – ma utilizziamo il credito che ci stiamo guadagnando, assicurandoci di esservi associati in tempo utile. E se occorre migliorare i trattati, lo si faccia col nostro attivo concorso; e se non tutti i membri dell’UE saranno d’accordo, andiamo avanti a 15, a 16, e se occorre anche meno. I Trattati possono essere riformati solo all’unanimità, lo si sa bene, ma nulla impedisce a un nucleo centrale di Paesi del Continente di assumere impegni e condotte che si aggiungano, senza violarli, a quelli sanzionati dai trattati stessi, come insegna l’esempio della moneta unica. L’essenziale é che l’Italia rappresentata da Mario Monti stia sin dall’inizio nel “nucleo duro”. Lo dobbiamo a noi stessi, alla nostra Storia e, soprattutto, ai nostri figli. E lasciamo quelli della Lega inscenare le loro tristi commedie. L’Italia, una e indivisibile, é immensamente più grande delle loro miserie.

© Rivoluzione Liberale

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1 COMMENTO

  1. Concordo con quanto scritto; e penso che il PLI dovrebbe prendere una incisiva e battagliera posizione per un taglio radicale dei costi diretti e indiretti della politica, a cominciare dall’intervento contro quella vergognosa rapina legalizzata attuata dai partiti a danno dei contribuenti e che chiamano ipocritamente “rimborso delle spese elettorali”.
    Mi è sembrato che a volte il PLI sia stato alquanto “comprensivo” verso i partiti e il loro parassitismo bollando di “qualunquismo” che gli vorrebbe tagliare le unghie. Spero che la mia impressione sia sbagliata. Saluti.

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