Wilhelm Röpke (1899-1966), economista tedesco della Scuola di Friburgo, viene annoverato tra i più influenti diffusori della social market economy. Da un punto di vista economico e finanziario auspica la nascita di un “umanesimo economico”, che lui stesso definisce “terza via” dell’Economia Sociale di Mercato.

Nella società teorizzata da Röpke i diritti umani rappresentano il perno fondamentale, e l’individualismo viene bilanciato da principi di collettività e solidarietà. Egli sottolinea il sottile legame tra la cultura e i sistemi economici ed esplora i fondamenti etici di un ordine socio-economico basato sul libero mercato. E’ evidente la sua capacità di ricercare un’idea di liberalismo politico, ossia una teoria delle istituzioni politiche liberali, sensibile alla dimensione sociale dell’ordine economico. Röpke, difendendo il libero mercato, sottolinea che le crisi sociali e il declino culturale non sono il prodotto della società libera.

L’economista di Friburgo può essere considerato un innovatore economico che ha influenzato in modo notevole l’economia del suo tempo, contribuendo con il suo Umanesimo liberale alla restaurazione economica della Germania nel secondo dopoguerra. Anche Einaudi, che Röpke incontra nel 1944, applica la teoria della “terza via” per la rinascita economica dell’Italia, dopo la Seconda Guerra mondiale. Il contributo di Röpke ha dato un nuovo impulso alla crescita della cultura europea in campo economico, politico e sociale, diventando un punto di riferimento per diversi studiosi di economia a livello internazionale. Emblematica una sua definizione sul ruolo degli economisti di tutti i tempi e in tutto il mondo, che è anche un’autodefinizione: “Gli studiosi di economia politica debbono far sì che le cognizioni essenziali della loro scienza divengano parte del patrimonio vivo di cultura dei nostri tempi”.

La dottrina dell’“umanesimo economico” formulata da Röpke conserva diversi elementi di attualità per la politica economica: la “terza via” teorizzata dell’economista tedesco ricorda come sia importante non perdere di vista valori fondamentali come la ‘libertà’ e l’‘umanesimo’ per le implicazioni economiche, sociali e morali che essi comportano.

Röpke appartiene alla corrente dell’Ordoliberalismo tedesco che prende il nome dalla rivista Ordo – il giornale accademico sul quale gli economisti pubblicavano le loro idee, nato in Germania a partire dagli anni ’30 dello scorso secolo in risposta alla profonda crisi economica e politica – sulla quale, nel 1936, tre dei rappresentanti della scuola di Friburgo (Walter Eucken, Eugen von Bohm-Bawerk, Alexander Rustow) pubblicano il loro Manifesto.

Gli ordoliberali hanno fondato il loro pensiero sul fatto che l’idea liberale di una società libera è un’idea costituzionale, che necessita di una formalizzazione costituzionale. I punti programmatici fondamentali sono: un severo ordinamento monetario; un credito conforme alle norme di concorrenza; la regolamentazione della concorrenza per evitare la formazione di monopoli; una politica tributaria neutrale rispetto alla concorrenza; una politica che eviti sovvenzioni che alterino la concorrenza; la protezione dell’ambiente; l’ordinamento territoriale; la protezione dei consumatori da truffe negli atti di acquisto.

L’Ordoliberalismo ha dato un notevole impulso alla teoria economica nota come “Economia Sociale di Mercato”, definita anche “Economia delle regole”: essa rappresenta il punto d’incontro tra l’economia e il diritto, per strutturare una “costituzione economica” che lo Stato stesso pone in essere, estranea però a qualsiasi forma di pianificazione economica centralizzata o di politica statale interventista.

L’umanesimo liberale di Wilhelm Röpke si sviluppa su queste basi e si fonda sull’idea liberale di libertà, sostenendo la necessità di tutelare e di valorizzare il singolo individuo nel contesto dell’organizzazione sociale. Tale necessità rappresenta un concetto-chiave del liberalismo, in virtù del quale la corrente liberale si è affermata come la dottrina che ha più delle altre influenzato la concezione moderna dello Stato e del suo rapporto con la società, ponendosi alla base di tutte le altre dottrine politiche. Non a caso l’Umanesimo liberale di Röpke si ispira alle radici storiche del pensiero liberale (Locke, Montesquieu, Tocqueville) fino all’Ordoliberalismo, nato come filosofia alternativa alla teoria liberale classica, ad opera delle scuole di economia austriaca e friburghese. Per comprendere la collocazione di Röpke all’interno di questo scenario occorre sottolineare che il suo Umanesimo liberale è un concetto legato con forza a quello di democrazia basata sulla libertà.

L’Umanesimo di Röpke individua le basi indispensabili di un sistema economico sano, annoverando la libertà del singolo individuo, l’iniziativa individuale (o privata), la libera concorrenza e il libero scambio. La libertà economica e l’economia di mercato esigono però l’attenzione della sfera etica e un’intelligenza morale che allontani da un laissez-faire selvaggio. Nel contempo, Röpke non concepisce un welfare eccessivo, in cui le politiche sociali bloccano o limitano i processi di un libero mercato.

L’economista di Friburgo vede nel liberalismo una delle maggiori espressioni di civiltà che l’Occidente abbia mai prodotto. Per lui l’Umanesimo liberale non è solo filosofia pratica ma “prassi”, intesa come “pratiche politiche”, e “pensiero”, inteso come “atteggiamento mentale e culturale”, che la civiltà occidentale ha assorbito dalla filosofia greca, dalla cultura latina, dal mondo romano e dall’eredità dell’umanesimo religioso. L’Umanesimo liberale di Röpke è un insieme di attenzione e rispetto dell’essere umano e senso civico, che si manifesta attraverso l’economia, la politica e la morale.

Nella “terza via” Röpke pone l’accento sul “libero mercato” e non sul “mero capitalismo”, distinzione doverosa e liberale, in quanto in un libero mercato la concorrenza è l’elemento regolatore che contribuisce ad evitare la formazione di monopoli, di cartelli e l’abuso di posizioni dominanti: “L’economia di mercato vuol dire che al posto del ripudiato principio collettivista scegliamo l’unico principio regolatore che abbiamo a disposizione per una società differenziata e profondamente tecnicizzata, ma affinché esso possa realmente garantire il regolamento del processo economico deve essere puro, non corrotto da monopoli. Soltanto allora sarà un ‘principio di rendimento’ e quindi un principio che solo può soddisfare il nostro senso di giustizia”.

Nozioni come: democrazia, libertà, libero mercato, concorrenza, individuo, purché in presenza di regole (economiche, morali, etiche, politiche, sociali), sono per Röpke determinanti e, in questo contesto, l’intervento pubblico deve essere “conforme” alle leggi di mercato senza sopprimere quest’ultimo. Il modello contempla così una “politica strutturale” che deve essere in grado di assicurare la conformità del sistema economico ai fini dell’organizzazione sociale e politica. Per Röpke l’economia di mercato deve ad ogni costo dimostrare una sensibilità per avere una dimensione sociale. E’ questo uno dei più importanti contributi di Röpke alla teoria ordoliberista, dal quale si sviluppa l’idea della “terza via” dell’Economia Sociale di Mercato: un intreccio equilibrato tra le teorie del liberalismo classico ed elementi sociali e di regolazione pubblica, che si fondano sulla centralità dell’uomo e sulla sua responsabilità individuale, rispetto allo Stato.

Con la “terza via” Röpke struttura un umanesimo economico liberale e mette in evidenza tre principi cardine: il principio di individualità che conduce all’idea liberale della libertà individuale; il principio di solidarietà che si riferisce all’idea che ogni individuo si inserisce in una società interdipendente; il principio di sussidiarietà come regola-istituzione che mette in relazione individualità e solidarietà. La regolazione da parte dello Stato deve assicurare i diritti individuali e garantire agli individui l’assoluta priorità. La leva preme sulla “responsabilità individuale” e tutto ciò che può essere fatto da un individuo deve essere fatto da lui e non dallo Stato, che nel pensiero di Röpke è uno “Stato decentrato”: “Dal singolo individuo fino al centro statale, il diritto originario è sul singolo gradino più basso e ogni gradino superiore subentra soltanto come sussidio al posto di quello immediatamente più basso quando un compito esorbita dal territorio di quest’ultimo. Ne risulta una gradinata dall’individuo attraverso la famiglia e il comune alla provincia e infine allo stato centrale, una scala che delimita lo Stato stesso e gli contrappone il diritto proprio dei gradini con la loro inviolabile zona di libertà”.

Dal modello dell’economista tedesco emergono molte delle funzioni che ogni società ‘civile’ deve assicurare, e l’importanza del pensiero di Röpke risiede nel non perdere di vista valori essenziali come la libertà e la verità. L’umanesimo è il collante che, attraverso l’etica e i valori morali, permette di realizzare una  libertà ‘vera’.

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