Per la prima volta dalla caduta del regime di Mubarak, gli egiziani sono stati chiamati alle urne. Lunedì 26 novembre c’è stata la prima tornata di elezioni legislative. Anche se si sono svolte nella calma, il clima nel Paese rimane sempre molto teso. Da molti giorni, migliaia di manifestanti reclamano il ritiro dell’esercito dal potere a beneficio dei civili.

Molti sono gli egiziani che sono andati a votare ‘sopportando’ file interminabili. Unica nota negativa è stata la presenza di alcuni candidati, soprattutto  Fratelli Musulmani,  che si sono piazzati armati di tavoli e sedie pieghevoli davanti ai seggi  per ‘convincere’ gli indecisi a fare il loro dovere. E’ un comportamento contrario alle regole elettorali e per questo molti attivisti, che possono essere considerati il vero volto della Rivoluzione, hanno boicottato queste elezioni. Anche se sono andati a votare, hanno scritto sulla scheda elettorale: “No al Consiglio militare!”. Non hanno accettato il fatto che siano state organizzate elezioni quando 12mila egiziani sono ancora  incarcerati (dicono senza sapere perché) dallo scorso febbraio e non hanno così potuto esprimere il loro di voto.

In Egitto vige lo stato d’emergenza da quando Mubarak è stato deposto, la polizia usa ancora una mano molto pesante sui manifestanti, il Consiglio militare spesso nega l’esistenza di fatti di sangue ancora prima di aprire un’inchiesta, ma per ora nessuna inchiesta è stata aperta, né sui morti di Piazza Tahrir, né sui cristiani copti morti durante le manifestazioni dei mesi scorsi.

L’identità dei colpevoli viene nascosta con rigore dagli ufficiali di grado superiore non solo perché corrotti, ma anche come arma di ricatto. Se oggi gli egiziani votano (in modo ‘singolare’ è vero, ma è pur sempre un inizio) è grazie a quei manifestanti che hanno perso la vita per difendere i loro diritti.

Ma come funzionano queste elezioni? Le elezioni si  svolgono in tre fasi. La prima è cominciata appunto il 26 novembre scorso ed ha visto la vittoria dei Fratelli Musulmani. La seconda si terrà il 14 dicembre e la terza il 3 e 4 gennaio. Il 25 gennaio, ci saranno delle elezioni interne che vedranno i 509 membri del nuovo Parlamento eleggere 100 persone che parteciperanno alla stesura della Costituzione. Ma il Parlamento non avrà il potere di eleggere il Governo e l’esercito avrà sempre il controllo sulla Costituzione. Molti egiziani sperano che queste elezioni riportino la stabilità. Ma così com’è, il Parlamento non è che un burattino nelle mani dei generali. I manifestanti di Piazza Tahrir chiedono all’esercito di restituire il potere ai civili, vogliono un governo guidato da El-Baradei e composto dai cinque gruppi politici più importanti del Paese, tra cui i Fratelli Musulmani e i salafisti.

Sembrerebbe che i Fratelli Musulmani, vincitori di questo primo round, abbiano stabilito però un accordo con l’esercito. I militari dovrebbero lasciar loro la ‘guida’ del Parlamento con la cessione del 60% dei seggi, in cambio i Fratelli Musulmani lascerebbero all’Esercito il comando del Paese, senza mettergli i bastoni fra le ruote.

Non è un caso che, durante le ultime manifestazioni contro l’Esercito, i dirigenti dei Fratelli Musulmani abbiano ordinato ai loro militanti di non manifestare in Piazza Tahrir per evitare di mettere in difficoltà i militari. Sono molto bravi a siglare alleanze. Hanno sempre agito così. Nel 2005, Mubarak diede loro 85 seggi in Parlamento, nel 2010 il Partito di Mubarak non ha concesso loro nessun seggio, decisione che li ha fatti innervosire non poco. Sono furbi, si confrontano con il potere solo quando sono sicuri del ‘risultato’. Nel gennaio 2010 avevano rifiutato di partecipare alla rivoluzione, per poi entrarvi in corsa, a gioco sicuro.

Oggi hanno conquistato il cuore dei cittadini meno abbienti, perché hanno saputo portare avanti una politica ‘sociale’ che ha migliorato le condizioni di vita di coloro che vivevano ai margini della povertà (44% degli egiziani vive con 2 $ al giorno). Ma lo hanno fatto con un obbiettivo preciso, arrivare in Parlamento. Non dimentichiamo che gli egiziani sono molto attaccati alla religione, votare per la confraternita è stato per loro come votare per l’Islam e per i Fratelli Musulmani questo ha reso il gioco ancora più facile.

L’Esercito non lascerà il potere perché controlla gran parte dell’economia del Paese, troppo controllo e troppi privilegi ai quali nessuno vuol rinunciare. I Fratelli Musulmani ci preoccupano, come preoccupa tutto ciò che non si conosce fino in fondo. Ma questo è il nuovo corso nato dalla Primavera Araba. Nuovi equilibri stanno nascendo all’interno dei Paesi liberati dai ‘tiranni’, ma sono i loro equilibri e noi dobbiamo imparare a capirli, con i loro difetti e con i loro pregi. Difendere l’identità nazionale, rispondere alle richieste del popolo, aprirsi alla democrazia ed affermare i veri valori dell’Islam, sono i loro obbiettivi. Se poi il modo per raggiungerli è imperfetto, diamogli comunque una possibilità.

© Rivoluzione Liberale

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