“La gente cura i propri affari e i propri interessi meglio di quanto il Governo faccia o ci si possa aspettare che faccia”, affermava John Stuart Mills circa due secoli fa per supportare l’idea che un mercato liberalizzato sia più efficiente di uno sottomesso al controllo del Governo.

Se quest’affermazione è senza sforzo condivisibile sul piano concettuale, bisogna però considerare a danno di chi vengano meglio curati affari e interessi: non per forza la liberalizzazione di uno specifico settore porta ad una maggiore competitività e dunque ad una diminuzione dei prezzi per il consumatore finale.

Lo dimostra una ricerca svolta e di recente pubblicata dalla CGIA (Associazione Artigiani e Piccole Imprese) di Mestre, che prende in esame l’andamento delle tariffe o dei prezzi di 11 beni e servizi liberalizzati nel corso dell’ultimo ventennio. Il quadro dipinto è quello di una liberalizzazione senza regole, che nella maggioranza dei casi ha favorito la creazione di situazioni di collusione e oligopoli, con un danno notevole per i consumatori.

Il caso più allarmante è quello dei prezzi delle assicurazioni sui mezzi di trasporto, che dal 1994 ad oggi, a fronte di un incremento dell’inflazione del 43,3% sono aumentati del 148,1%, ovvero 4,2 volte l’aumento del costo della vita.

Ma altri settori non sono tanto da meno: i servizi bancari e finanziari (costo dei conti correnti, dei bancomat, commissioni varie, etc.) tra il 1994 ed il 2011 sono aumentati di oltre il 109%, ossia 2,5 volte il costo della vita; i trasporti ferroviari tra il 2000 ed il 2011 hanno segnato un aumento del 53,2% a fronte di un aumento del costo della vita del 27,1%; i pedaggi autostradali dal 1999 ad oggi sono aumentati del 50,6% contro un’inflazione del 30,3%.

I casi in cui invece la situazione è di fatto migliorata sono relativi a settori di servizi facilmente delocalizzabili, come quelli telefonici, le cui tariffe sono diminuite del 15,7% dal 1998 ad oggi contro un aumento del costo della vita del 32,5% (complice anche la riduzione dei costi tecnologici), oppure i servizi con maggiore competizione, come il settore dei prodotti farmaceutici, i cui costi sono diminuiti del 10,9% dal 1995 ad oggi, a fronte di un aumento dell’inflazione del 43,3%.

In lieve flessione si dimostrano anche le tariffe dell’energia elettrica (+1,8% dal 2007 ad oggi rispetto al +8,4% dell’inflazione), mentre l’aumento di costo dei servizi postali si mantiene in linea con l’aumento del costo della vita (rispettivamente +30,6% e +30,3% dal 1999 ad oggi).

“Alla luce del risultato emerso in questa analisi – conclude nel documento Giuseppe Bortolussi, il segretario della CGIA di Mestre – invitiamo il nuovo Governo Monti a  monitorare con molta attenzione quei settori che saranno a breve interessati da processi di deregolamentazione. Non vorremmo che tra qualche anno molti prezzi e tariffe, che prima dei processi di liberalizzazione erano controllati o comunque tenuti in modo artefatto sotto controllo, registrassero aumenti esponenziali con forti ricadute negative per le tasche dei consumatori italiani”.

Ai giocatori che vengono lasciati senza arbitro durante la partita devono essere chiarite molto bene le regole del gioco e le punizioni in caso di contravvenzione alle stesse, altrimenti la crescente e necessaria domanda di liberalizzazioni in Italia rischierebbe di andare a discapito dell’unica parte che invece dovrebbe averne un netto guadagno: i cittadini.

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