Il Decreto salva-Italia (Dl 201/2011) contiene una misura strategica importante che ha avuto un basso impatto mediatico rispetto alle riforme strutturali maggiormente incisive sulle ‘tasche’ dei cittadini: la reviviscenza dell’Istituto Nazionale per il Commercio Estero (ICE). L’ICE era stato soppresso dalla manovra estiva (Dl 98/2011) ma, come la creatura mitologica che risorge dalle proprie ceneri, è rinato per volontà del super-ministro allo Sviluppo economico, Infrastrutture e Trasporti, Corrado Passera.

L’articolo 22 del Decreto varato nei giorni scorsi dal Governo Monti, recante “Disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici”, ha istituito un’Agenzia denominata “ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane”. L’ente – si legge nel Decreto – dovrà operare “al fine di sviluppare l’internazionalizzazione delle imprese italiane, nonché la commercializzazione dei beni e dei servizi italiani nei mercati internazionali, e di promuovere l’immagine del prodotto italiano nel mondo”, offrendo “servizi di informazione, assistenza e consulenza alle imprese italiane che operano nel commercio internazionale” e promuovendo “la cooperazione nei settori industriale, agricolo e agro-alimentare, della distribuzione e del terziario, al fine di incrementare la presenza delle imprese italiane sui mercati internazionali.”

L’Esecutivo sembra aver accolto con favore la richiesta di “riattivazione operativa dell’ICE” avanzata lo scorso 23 novembre da CGIL e UIL che, in nota congiunta, avevano affermato l’imprescindibilità della crescita economica da “interventi in grado di agevolare le esportazioni (il 26% del PIL) e, in generale, l’espansione delle imprese sui mercati esteri.” Dato il contesto economico “difficile” e “in presenza di una domanda interna stagnante”, la domanda estera potrebbe rappresentare, secondo i sindacati (e non solo), “uno dei pochi fattori di traino per la crescita delle imprese italiane.”

La linea del rigore è stata comunque mantenuta. Lo stesso articolo 22, infatti, dispone una riorganizzazione degli uffici del vecchio ICE, mantenendo in Italia solo quelli di Roma e Milano e stabilisce che l’Agenzia dovrà operare all’estero nell’ambito delle Rappresentanze diplomatiche e consolari: una ‘cura dimagrante’ confermata anche sul versante delle risorse destinate al nuovo ICE (riduzione delle spese per il personale e costi operativi e razionalizzazione dei fondi destinati).

Come promesso, il primo intervento del Governo Monti non contiene solo tagli di spesa e maggiori entrate, ma anche riforme strutturali a supporto della crescita. Buona la prima, ma (usando le parole del Primo Ministro) bisogna continuare su questa strada per “aiutare l’Italia a uscire da una crisi gravissima che rischia di compromettere quanto è stato costruito in sessant’anni di sacrifici” e per evitare che il nostro Paese “si macchi della responsabilità di contribuire a fare andare in senso negativo l’economia europea e l’Eurozona.”

© Rivoluzione Liberale

CONDIVIDI