Si è cominciato domenica 4 dicembre con la promulgazione del decreto salva-Italia e con una lunga conferenza stampa del Presidente Monti e dei suoi principali ministri. Nella conferenza il Senatore Monti, con il solito garbo, ha anche fatto rilevare come abbia rinunciato agli stipendi di Capo del Governo e Ministro dell’economia e dichiarato di attendere di sapere (dal Senato) come rinunciare all’emolumento legato alla sua nomina a Senatore a vita. Un esempio di chiarezza, nel momento che il decreto contiene misure dolorose – ma sostanzialmente eque – per tutti (pur nell’interesse dell’Italia, dell’ Europa e dell’euro) e in particolare per i pensionandi, i lavoratori e i possessori di prima casa.

Il Commissario europeo Olli Rehn ha dichiarato che le misure italiane vanno bene, mentre Sarkozy e Merkel si sono incontrati all’Eliseo per discutere delle proposte di modifica dei Trattati europei e per ottenere un maggior controllo generalizzato sui bilanci pubblici e sulle misure salva Stati. Le Borse hanno gradito l’anticipo al quattro dicembre del decreto italiano e il malfamato spread è sceso a 375 punti base e ha continuato a scendere con oscillazioni fino a 365 con minori aggravi per il debito pubblico pregresso. Poi la marcia a zig-zag della Merkel ha creato calo delle Borse e parziale risalita dello spread. Il tutto con la solita pugnalata alla schiena europea di una società di rating, immediatamente contrastata dai tedeschi, ma che minaccia non solo la tripla A di alcuni Stati ma il declassamento di 17 Paesi europei, compresa l’Italia. Le reazioni, anche tedesche, sono state di imporre finalmente regole precise alle esternazioni delle società di rating.

Il 5 dicembre è stato presentato il Decreto governativo a Camera e Senato con l’informativa del Presidente del Consiglio e il giorno successivo il Presidente della Repubblica lo ha firmato. Parte del decreto è entrato subito in vigore come le accise sui carburanti, con una notazione: tardi, ma ancora in tempo per evitare il tracollo. Adesso la scelta politica è se libera discussione in Parlamento, con parziali aggiustamenti o porre la fiducia. Il commento è che siamo, a distanza di 70 di anni, nuovamente in una situazione di guerra, stavolta economica, ma sempre guerra e serve non solo un cambio di passo ma un cambio di mentalità, non estemporanea, ma permanente, per il “dopoguerra e la ricostruzione”.

E le guerre si vincono, come ha insegnato e confermato la vicenda del superboss di questi giorni, non solo con la volontà, ma con il combinato disposto di armi tecnologicamente pari o superiori a quelle dell’avversario e nello specifico anche con eccellenti ingegneri e tecnici delle Forze dell’Ordine. Con il solito excursus storico basta ricordare per le guerre passate, Canne, Waterloo e i fucili francesi “chassepots” che fermarono i garibaldini a Mentana.

7 dicembre: le ultime notizie parlano di un voto alla Camera per il 15 dicembre, compresi gli aggiustamenti richiesti da più parti e il voto definitivo al Senato entro il 23 dicembre.

Ci sono state una serie di audizioni al Senato nelle Commissioni competenti: Commissione Affari costituzionali, Ministro dell’Interno, Commissione Bilancio Senato e Camera congiunti.

A Durban (Sudafrica), alla Conferenza sul Clima sono presenti parlamentari italiani e sono stati esaminati progetti italiani.

Lo stesso giorno, Commissioni congiunte Senato e Camera, con in agenda audizioni nell’ambito dell’indagine conoscitiva su crescita, equità e consolidamento conti pubblici. Inoltre audizioni di RETE Imprese Italia, Cgil, Cisl, Uil e Ugl. A seguire rappresentanti Istat e poi Confindustria. In Aula del Senato, l’introduzione del pareggio di bilancio nella Carta Costituzionale, già approvato dalla Camera.

Riunione fra presidenti Senato e Camera con il Presidente Monti e Ministro per i rapporti con il Parlamento per l’impostazione dei lavori parlamentari a partire dal 14 dicembre.

8 dicembre: il Presidente del Consiglio italiano ha incontrato il Ministro del Tesoro Usa Geihtner a Milano nella sede della Prefettura che lo ha invitato dal Presidente Obama alla Casa Bianca per il gennaio 2012. Poi il nostro Presidente Monti è volato per la riunione del Consiglio europeo a Bruxelles, mentre la Bce ha abbassato i tassi dello 0,25%, ed è continuata la querelle sulle misure europee da prendere entro il marzo 2012 e delle modifiche dei Trattati europei in vista di una governance europea con almeno tre Stati che storcono il naso e dicono no. Germania, of course, Gran Bretagna e Svezia.

Nel frattempo, nell’incertezza europea, le Borse sono andate giù e la peggiore è stata Piazza Affari, mentre lo spread è ritornato a 448 punti che ci costa altri denari e, se le notizie sono esatte, il pagare i debiti pregressi nel 2011, vale almeno il 5,8% del Pil, un dato che nessuno Stato si può permettere. Nella nottata dell’8 dicembre si è trovato un parziale accordo per le varie misure finanziarie (salva Stati, rifinanziamento delle Banche, e dello Fmi, Fondi europei a partire da giugno 2012) ma la discussione o le liti, impediscono un accordo a 27 Stati e ci si sta accontentando dei 17 Stati dell’Eurozona più altri sei. Insomma si sta profilando un’ Europa a due o tre velocità. Insomma, un fine settimana europeo, complesso, agitato e pieno di tranelli di cui parleremo presto.

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