C’era da giurarci che dopo la presentazione della manovra (più lacrime che sangue) del Governo Monti, i corpi straziati sul campo potessero agitarsi ancora in preda a incontrollabili riflessi nervosi. Gli italiani hanno scelto la diplomazia, non senza digrignare i denti leccandosi le ferite. In Parlamento, dopo una primissima fase di calma piatta, le acque hanno ricominciato a ribollire come infestate da un branco di piranha.

Alle Commissioni Bilancio e Finanze della Camera nelle ultime quarantotto ore è stato un andirivieni senza soluzione di continuità. Risultato: i partiti hanno fatto la loro parte. Ben 1400 (millequattrocento) gli emendamenti presentati per limare gli effetti della manovra. Il premier ha lasciato poco spazio a voli pindarici: “I saldi e la struttura della manovra sono intoccabili, gli emendamenti non snaturino la nostra visione e la distribuzione dei carichi”. Come a dire: gli spazi per i correttivi di manovra sono assai limitati, si rischia il tamponamento.

Esiste una convergenza trasversale sull’allargamento dell’indicizzazione per le pensioni fino a 1400 euro, stesso discorso per la nuova Imu (imposta municipale): il Pdl – fiore all’occhiello della campagna elettorale di Berlusconi – vorrebbe estendere la fascia di esenzione alle famiglie che vivono in meno di cento metri quadri o almeno una riduzione dei 200 euro previsti per la prima casa. Sempre in tema di Ici, il Vaticano si mostra possibilista all’idea di una revisione delle esenzioni, ma i margini di tempo appaiono troppo stretti per far passare una modifica sostanziale davanti alla quale, per altro, i centristi scuotono la testa. A al Pd di Bersani non dispiacerebbe un aumento della tassazione sui capitali rientrati grazie allo scudo fiscale.

Futuro e Libertà gradirebbe un tetto fissato a 250mila euro per il trattamento economico dei dirigenti pubblici, il superamento del monopolio Siae sui diritti d’autore e la previsione di un concessionario unico per le tratte autostradali contigue. La parte del leone l’hanno fatta i leghisti, con 600 emendamenti presentati, tutti riguardanti l’Imu, le pensioni, le accise sui carburanti e i tagli agli enti locali.

Allo studio anche le proposte sull’asta delle frequenze tv (Passera ci sta pensando) – tema caro a Pd e ‘dipietristi’ – per l’assegnazione delle frequenze liberate dallo switch-over verso il digitale terrestre. Il ricorso all’asta potrebbe portare alcuni miliardi di euro nelle casse dello Stato. E qui Berlusconi storce il naso. Il problema, e lo hanno detto chiaro e tondo da Palazzo Chigi, sono i soldi. E il tempo è denaro. L’impressione è che il maxi-pacchetto arrivi sotto l’albero blindato e corretto, seppur di poco, attraverso il voto di fiducia.

© Rivoluzione Liberale

CONDIVIDI