Per definire l’economia algerina, spesso la si paragona ‘ad un computer che non è connesso né ad Internet né a nessun’altra apparecchiatura, ma che ha paura dei virus’. La nuova legge finanziaria 2012, approvata a larga maggioranza dall’Assemblea popolare Nazionale, conferma il carattere autarchico dell’economia dello Stato, che si riassume in due voci: entrate ed uscite. La prima si riferisce agli idrocarburi (98% degli introiti, stimati a 60 miliardi di dollari nel 2011) e la seconda alle spese per l’importazione (36 miliardi di dollari nei primi nove mesi del 2011, dei quali il 20% di prodotti alimentari).

Come un commerciante senza ambizioni, l’Algeria rimane un caso a parte nell’economia mondiale. Il suo unico legame con il Pianeta è il prezzo al barile di petrolio. Se la sicurezza rimane l’ossessione del Presidente (10 miliardi di dollari concessi al Ministero della Difesa e 8 a quello degli Interni), la ‘Primavera Araba’ non ha influito se non in minima parte in questa manovra, introducendo qualche misura sociale per  calmare gli animi del popolo, che nel gennaio scorso aveva tentato di ‘protestare’, ma subito ‘messo a tacere’. Temi come crescita, sviluppo dei settori strategici dal punto di vista economico, riforme strutturali, mercato del lavoro, non sono stati per nulla affrontati. Il Governo non ha ha avanzato proposte e i  deputati  – opposizione compresa –  hanno fatto lo stesso.

La classe politica algerina continua, anno dopo anno, a votare finanziarie concentrate a risolvere ‘problemi’ a breve termine, dando l’impressione di rappresentare un Governo disconnesso dalla realtà. Questo fa si che  l’Algeria sia forte da lato economico, ma al tempo stesso assai vulnerabile, perché importando il 70% dei prodotti necessari alla vita quotidiana delle famiglie e alla produzione delle imprese, è sempre in balìa della fluttuazione dei prezzi degli idrocarburi sul Mercato internazionale.

Se analizziamo il Paese dall’esterno ci accorgiamo che è  in sostanza è un fantasma. Nel resto del Mondo si parla dell’Egitto, della Siria, della Tunisia, del Marocco. Il motivo? Lì ci sono state rivoluzioni e il tentativo di attuare delle riforme. L’Algeria non è un argomento trendy, non ha mosso un dito e non intende farlo. Ma dobbiamo fare attenzione, l’invisibilità dell’Algeria non è dovuta soltanto per la ‘voluta’ indifferenza del Mondo, ma è anche parte di un disegno strategico interno al regime.  E’ la politica di una dittatura che tenta di passare inosservata sulla scena della ‘Primavera Araba’.

Questa strategia dell’invisibilità, con abilità portata avanti dai media ha fatto sì che nonostante l’altisonante ‘Algiers Stock Exchange’, così chiamata la Borsa di Algeri, il Paese vegeti e dall’altra parte del mare l’Europa e gli USA cerchino di salvare il Mondo. L’Algeria, ‘grazie’  alle sue ‘paure’ e alla sue prudenti politiche macroeconomiche, oggi  può permettersi una posizione finanziaria di tutto rispetto e un indebitamento bassissimo. Da questo punto di vista nessuno potrà rimproverarle di essersi ‘volontariamente’ scollegata dalla sfera economica mondiale, attaccata ai suoi buoni del tesoro americani a rendimento zero, ma ‘sicuri’.

Quanto può durare questa situazione a tal punto parossistica? Le esportazioni, per esempio, sola risorsa finanziaria, sono fatturate in dollari, ma nella realtà è l’euro che viene utilizzato come moneta di scambio. Il dinaro non fa valuta, nelle strade lo Stato continua a dare la caccia a chi cambia in nero, loschi affaristi che guardano però più al profitto che ai loro perseguitori (1 euro, che vale 90 dinari al mercato ufficiale, viene scambiato per 140 dinari nel circuito parallelo). Problema: in futuro su quale moneta potrà contare il dinaro? L’euro, il dollaro o lo yuan? E sì, perché i cinesi nonostante l’idiosincrasia degli algerini per lo ‘straniero’, hanno saputo giocare di fino presentandosi come ‘alternativa’ all’egemonia americana ed europea (soprattutto francese) e sono oggi presenti in tutti i mercati e cantieri pubblici.

Strana Nazione l’Algeria, Stato ricco ma Paese povero, ricco di risorse, mal distribuite e con una popolazione a bassissimo potere d’acquisto. Paese giovane, ma popolo vecchio. Ufficialmente nato nel 1962, il Paese berbero che compirà 50 anni nel 2012, può vantare Re di 2500 anni e dirigenti di più di 70. E’ un altro dei paradossi algerini: i dirigenti, con il tempo, sono diventati più vecchi del Paese stesso. Un esempio? Il Presidente Bouteflika, uno dei più giovani Ministri degli Esteri del pianeta al momento dell’Indipendenza (aveva 26 anni) e diventato oggi uno dei più vecchi Presidenti del Mondo. L’Algeria, testa di ponte negli anni ’70 del secolo scorso per quanto riguardava la lotta per l’emancipazione del Terzo Mondo, è stata vittima di una malattia autocratica degenerativa ed è invecchiata male. I giovani liberatori sono diventati attempati carcerieri.

Bilancio attuale? I giovani sono senza lavoro perché i gli impieghi sono occupati dai vecchi funzionari che si rifiutano di andare in pensione per non impoverirsi. I vecchi ‘costretti’ alla pensione vivono in miseria. Il futuro? Ai tumulti organizzati dai giovani (sono stati recensiti dalla polizia 9000 gruppi ‘sovversivi’) rischiano di sommarsi quelli progettati dai vecchi. Forse, allora, i governanti dovranno uscire dalla loro campana di vetro.

© Rivoluzione Liberale

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