Caravaggio, al secolo Michelangelo Merisi, illustre ambasciatore della cultura artistica italiana nel mondo. L’ultimo ‘viaggio’ dell’eccelso pittore lombardo – benché lo si possa definire anche romano d’adozione – si è concluso pochi giorni or sono con il rientro da Cuba di tredici suoi quadri tra cui il capolavoro Il Narciso che si specchia nella fonte (di norma conservato a Roma presso la Galleria nazionale d’Arte antica di Palazzo Barberini) insieme ad altre dodici opere di pittori a lui legati e contemporanei, tra i quali Giovanni Baglione, Tommaso Salini e Bartolomeo Manfredi.  Le tele sono state esposte dal 23 settembre al 27 novembre scorsi presso il Museo Nazionale di Belle Arti dell’Avana (capitale cubana) per la mostra ‘Caravaggio a Cuba’.

Cuba, quindi. Perché il Maestro vissuto tra il 1571 e il 1610 viene spesso inquadrato come una sorta di rivoluzionario, genio e sregolatezza, definizione quest’ultima che per quanto inflazionata descrive alla perfezione l’indole di personaggi che in qualche modo lasciano un segno nella storia del mondo e in diversi campi. Qualità inestimabili e delinquenza comune. Merisi a Roma, il 28 novembre del 1600 malmenò e percosse con un bastone il nobiluomo Girolamo Stampa. Ne conseguì una denuncia. In seguito gli episodi di risse, violenze e schiamazzi andarono via via aumentando. Spesso il pittore venne arrestato e condotto presso le carceri di Tor di Nona. Non sarebbe comunque stato il primo guaio con la legge per il turbolento artista. Giovanni Pietro Bellori (uno dei suoi primi biografi) sostiene che, “intorno al 1590-1592, Caravaggio – già distintosi per risse tra bande di giovinastri – avrebbe commesso un omicidio, a causa del quale era fuggito da Milano prima per Venezia (dove studiò la pittura locale, in particolar modo Giorgione), e poi per Roma”. La Città Eterna, quindi, come auto-esiliazione e non come scelta ponderata.

Rivoluzionario, a ben vedere, sarebbe dire anche poco. Fatto sta che una personalità tanto sfaccettata aveva soffiato sul già focoso entusiasmo del viceministro per la Cultura di Cuba, Ferdinando Rojas, che con eccesso di fantasia decise di arruolarlo tra gli oppositori a un non ben definito ‘sistema’: “Caravaggio è innovazione, professionalità, rivolta. Noi cubani lo apprezziamo”, aveva detto senza mezzi termini il politico dell’isola caraibica. In seguito, la mostra sostenuta da due dicasteri, Affari Esteri e Beni Culturali.

Una scelta, quella di far girare per il globo opere d’arte di inestimabile valore – momenti di evidente spessore culturale così come stuzzicanti ‘mosse’ di politica estera italiana – che non ha mancato di sollevare polemiche. Come quella (a dire il vero pacata) alzata da Rossella Vodret, soprintendente per il Polo museale della città di Roma: “Caravaggio è ormai il più potente messaggero della cultura italiana nel mondo, solo nei prossimi mesi sarà in partenza per Ottawa (capitale federale del Canada), Mosca, il Brasile e l’Argentina. Un’arma che naturalmente richiede massima cura nella turnazione delle opere scelte per i prestiti. Abbiamo l’obbligo di non sguarnire i nostri musei e quindi occorre contemperare entrambe le esigenze”. Vodret che a sua volta era stata accusata d’”esportazione di ‘incultura’” dall’accademico Alessandro Ballarin, per “aver attribuito al Caravaggio il Narciso dello Spadarino, con l’indicazione di un autografo di Michelangelo Merisi”.

Insomma, in questa storia – come ha scritto qualche settimana fa il Corriere della Sera – “c’è un po’ di tutto, Fidel Castro, il governo Berlusconi, Cuba che cambia, l’universo degli sponsor e il futuro modo di finanziare mostre, la nostra politica estera”.

Polemiche a parte, un messaggio assai più ottimistico era giunto dall’ex ministro per i Beni e le attività culturali Giancarlo Galan: “Italia e Cuba, grazie a questo evento, sono più vicine di quanto lo siano mai state. La cultura è il patrimonio che ha reso unico il nostro Paese, il settore che ci ha più arricchiti e fatto crescere e conoscere nei millenni. Allo stesso tempo la cultura è un ponte tra i popoli, solido e duraturo, sul quale transitano uomini, idee, emozioni e sentimenti, costruendo quei legami sui quali si fonda l’autentica amicizia. Investire, sostenere, valorizzare questo campo, non è indispensabile, è fondamentale”.

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