Non conosce tentennamenti la sintonia fra il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano e Mario Monti, Presidente del Consiglio impegnato, quest’ultimo, a tirar fuori l’Italia dalle sabbie mobili della crisi finanziaria da cui è ancora soffocata e a riabilitare il Paese nel contesto dell’Unione europea. Al Capo dello Stato continua a piacere – non senza comprensione per le difficoltà della gente – la dura manovra finanziaria varata dal nuovo Esecutivo, convinto com’è che sia l’unico viatico per creare le condizioni per un nuovo inizio. Non solo: a Napolitano sta a cuore in particolare l’attenzione riservata al Meridione cui si sente legato in maniera particolare: “Ci saranno tra non molti giorni, per quello che io so, iniziative che metteranno a fuoco gli intendimenti del Governo e delle regioni del Mezzogiorno sulle prospettive di impiego dei fondi europei e di sviluppo di inziative”. Il Presidente della Repubblica ha anche detto di augurarsi che “tutto vada bene a Bruxelles. Ci saranno in brevissimo tempo iniziative sul Governo con il coinvolgimento delle regioni meridionali – ha aggiunto – che sono ancora nel cosiddetto Obiettivo 1, cioè hanno titolo all’uso dei fondi strutturali”.

Un altro punto doloroso – in particolare al Sud, ma del quale ormai tutto il Paese subisce il supplizio – è quello della disoccupazione. In occasione del suo ritorno a Napoli per un altro appuntamento dedicato al 150° anno dell’unità d’Italia con un convegno organizzato dalla Società nazionale di Scienze, Lettere e Arti di Napoli e dall’Accademia dei Lincei, il Capo dello Stato ha ascoltato le urla dei lavoratori delle cooperative sociali: “Presidente, il lavoro, il lavoro, siamo disoccupati”. Appello accolto da Napolitano, il quale ha ribadito di nuovo la convinzione nella competenza del Gabinetto Monti. Poi il Presidente ha sollecitato il dialogo Governo, istituzioni locali e forze sociali per risolvere i problemi di Napoli e della Campania. “Ho trovato grande senso di consapevolezza e responsabilità tra i dirigenti sindacali. L’importante è guardare avanti, al di là dell’esito che avrà in Parlamento il confronto sul decreto, un provvedimento che è solo il primo passo del nuovo Governo”. E’ importante che tra le successive decisioni sia prevista anche quella di un’pertura, “come chiedono presidente della Regione e sindaco”, uno scambio di vedute più serrato, “diciamo di un flusso di rapporti, tra nuovo Governo, istituzioni rappresentative e forze sociali di Napoli”.

Il sistema creditizio deve svolgere un compito decisivo nel favorire la ripresa. Con un messaggio inviato al Presidente di Federcasse in occasione del Congresso del Credito Cooperativo a Roma, Napolitano ha anche detto che le banche possono e devono “svolgere un ruolo fondamentale nel sostenere la ripresa economica di tutto il Paese, ispirata ai princìpi della coesione sociale e territoriale. Si tratta – ha proseguito il Capo dello Stato – di una eredità preziosa che merita di essere valorizzata”.

Nella Finanziaria italiana, uno dei più fastidiosi nei da estirpare  è quello del costo della politica, imbarazzante incongruenza in un contesto che vede in particolare i cittadini della classe media chiamati ad affrontare sacrifici dolorosi. E’ evidente che la maggior parte di coloro che dovrebbero intervenire in modo diretto faccia finta di essere distratta. Ad ogni occasione pubblica cui l’Inquilino del Quirinale ha preso parte negli ultimi giorni, non è mancata in questo senso la sollecitazione da parte della cittadinanza a spingere per una cessazione definitiva dei privilegi economici dei parlamentari. E’ accaduto anche la settimana scorsa durante la visita di Napolitano a Mantova, dove nel corso del discorso in Piazza delle Erbe il Presidente è stato approcciato da una bidella: “Mi raccomando – sono state le parole della donna – bisogna tagliare i costi della politica”. Responsabilità che non viene di certo addebitata alla massima carica dello Stato, sempre accolta da un bagno di folla e dallo sventolio di bandiere tricolore, a testimonianza dell’apprezzamento della popolazione nei confronti del lavoro svolto da Napolitano negli ultimi tempi, indirizzato soprattutto a risolvere la stagnazione causata dal Governo Berlusconi.

Il Presidente, nel fine settimana, non ha mancato di esprimersi sulle conclusioni cui è giunto il summit tenutosi a Bruxelles e terminato non senza preoccupazioni per il futuro – vedi il no thanks giunto dall’Inghilterra – nonostante l’ostentazione di ottimismo dei maggiori leader degli Stati dell’Unione europea. “La Gran Bretagna – ha detto Napolitano – si è spesso dissociata. Anche quando ha firmato un trattato, su diverse clausole ha marcato un dissenso e un distacco. Comunque, si è fatto ogni sforzo perché” anche gli inglesi aderissero “a questo nuovo patto (volontà e fiducia nella difesa dell’euro, ma anche un grosso passo avanti verso la cosidetta unione di bilancio, ndr). Non si è riusciti” nell’intento. “Si è preso atto, e si è andati avanti. L’importante – ha concluso il Presidente della Repubblica – è che l’Europa non si fermi, sappia fronteggiare anche questo dissenso senza dare l’impressione di incertezze e tendenze alla frammentazione”.

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