Walter Eucken (1891-1950), economista tedesco capo della scuola neo-liberale di Friburgo, è l’autore del celebre Manifesto Ordoliberale del 1936, intitolato Il nostro compito, insieme ai giuristi Franz Böhm e Hans Grossmann-Dörth.

L’Ordoliberalismo condivide con altri movimenti neo-liberali europei l’ideale etico di libertà nell’ambito dell’economia di mercato, come barriera contro i totalitarismi. In particolare, il circolo di Friburgo,  che fa capo ad Eucken, si differenzia per la dura critica al laissez-faire e per la proposta di un nuovo tipo di liberalismo basato sul concetto di ordine economico. In pratica, i princìpi generali del libero mercato – valuta stabile, libera contrattazione, regole fisse di politica economica, mercati orientati all’esportazione – sono affiancati all’idea che le forze spontanee e la flessibilità non sono in grado da sole di generare un mercato efficiente. Il laissez-faire senza regole favorirebbe, inoltre, la concentrazione delle forze economiche, restringendo, a lungo termine,  l’operare della concorrenza. Per Eucken e gli ordoliberali il mercato ha quindi bisogno di istituzioni attente e di un quadro giuridico-politico adeguato, per esplicarsi al meglio. Al posto di una libertà di mercato sorvegliata dallo Stato si auspica inoltre una libertà di mercato che sia principio di organizzazione e regolazione interna dello Stato, la chiave di lettura della sua stessa esistenza.

Il principio del libero mercato rimane comunque il fulcro: esso si rivela essenziale per assicurare la libertà nel senso pieno del termine, ossia una libertà che non è solo di natura economica ma che include anche quella di natura civile, culturale, religiosa e politica, e quindi anche la democrazia. Si tratta della realizzazione di una libertà integrale e responsabile, in grado di valorizzare la persona umana tutta intera.

In quest’ottica, la libertà assume rilevanza civile quando si concretizza in istituzioni politiche, economiche e culturali che la rendono effettiva, praticabile, criticabile e migliorabile. Di certo contingente e connotata storicamente ma, proprio per questo motivo, Eucken ritiene che la libertà sia aperta ai tentativi riformatori. In quest’ottica l’elaborazione teorica nel campo della politica, del diritto e dell’economia è per Eucken – e gli altri – una sorta di perenne “battaglia per la libertà”, contro l’idea che la storia sia governata dalla necessità fatalistica o, ancor peggio, dal relativismo.

L’obiettivo di Eucken e degli ordoliberali è di strutturare le basi di una politica capace di dare regole “costituzionali” alla finanza e al mercato, per trasferire nell’economia gli imperativi dell’etica. Alla concorrenza viene riservato un ruolo ordinatore della vita di un Paese, auspicando nel contempo un nuovo rapporto tra istituzioni e mercato, e sottolineando l’importanza della cornice legale e politica ai fini del corretto svolgimento del processo economico. Eucken e gli altri non rivendicano uno Stato minimo che avrebbe nel mercato il principio della sua limitazione e, tanto meno, uno Stato che intervenga nel mercato quando questo degeneri o dia segnali di cedimento. Teorizzano, invece, uno Stato costantemente impegnato nella diffusione e nell’implementazione del meccanismo concorrenziale, nella costruzione dei presupposti fondamentali affinché il gioco competitivo tra diseguali, regoli la vita sociale e generi progresso. Da qui la centralità nel programma ordoliberale del concetto di “quadro”, dello strumento della rule of law e della formula “economia sociale di mercato”. L’intervento pubblico sul quadro comporta una strategia operativa ordinatrice, indiretta e ambientale, che si realizza attraverso un insieme di misure definite da Eucken “azioni ordinatrici”.

Insieme ai due giuristi Eucken imposta un’attività di ricerca nel diritto e nelle scienze economiche che ha un chiaro indirizzo metodologico: annientare “il groviglio di storicismo, di relativismo, di fatalismo” che anestetizza il progresso. Una collaborazione interdisciplinare, non comune all’epoca, orientata alla teoria e alle applicazioni. La critica dello storicismo, del relativismo e del fatalismo, del Manifesto di “Ordo”, assume un valore estremamente attuale. Era ed è la premessa per la ricerca dei princìpi che ci suggerisce la ragione, per configurare un ordine che dia luogo ad un’economia ed a una società che non passi, inconsapevolmente, da una crisi all’altra. La parola “crisi” non riguarda inoltre solo quella economica, ma anche la crisi del diritto, dell’etica, della civiltà e della stessa ragione. Si trattava e si tratta, quindi, di individuare un ordinamento costituzionale che assicuri la libertà umana e lo sviluppo economico ‘ordinato’: un “ordine liberale” che si fondi non su astratti principi razionalistici o fideisti ma sulla riflessione sui dati di fatto e sulle stesse esigenze della realtà.

La parola “Ordnung”, abbreviata nel termine latino “Ordo”, ha un duplice significato: indica la necessità di un ordinamento come insieme di regole e, nello stesso tempo, un obiettivo di “ordine” entro il quale poter svolgere, in modo certo e responsabile, la libera espressione della persona umana. In questa prospettiva un libero mercato senza ordine – e quindi senza regole a esso ‘conformi’ – non può funzionare in modo corretto e non può assicurare la crescita economica e l’equità distributiva.

Nel modello di Eucken il mercato senza aggettivi corrisponde ad “un modello di libero mercato competitivo”, in cui ciascun operatore è dotato della propria domanda, e le regole ‘conformi’ al mercato sono quelle che si riferiscono a questo modello, basato sul principio di responsabilità. Si tratta del principio ‘euckiano’ di concorrenza che comporta sei canoni base dell’ordinamento costituzionale: la responsabilità, la proprietà privata, la libertà di contratto, il primato della politica della moneta stabile, il mercato aperto e la costanza delle regole della politica economica. In questo contesto si articolano quattro grandi politiche: quella della tutela e dello sviluppo della proprietà, quella della contabilità economica, quella del controllo dei monopoli e quella delle imperfezioni di mercato.

Il sistema ‘euckiano’ di “regole di gioco” collima con la teoria ‘röpkiana’, in quanto l’ordinamento al quale Eucken ritiene si debba mirare, mediante le regole dell’”Ordnung”, è un ordinamento degno dell’uomo, che rende possibile una condotta di vita responsabile di se stessa. L’interesse individuale è alla base dell’economia: tutti possono perseguire il proprio interesse in quanto è il miglior modo per perseguire quello collettivo, come interesse di ciascuno. Da ciò discende la necessità di un’economia di mercato di concorrenza con una costituzione economica, dalla quale scaturisce una chiara proposta istituzionale. Scrive Eucken: “Il problema dell’economia non si risolve da se stesso, semplicemente lasciando che il sistema economico si sviluppi spontaneamente […]. Il sistema economico deve essere pensato e deliberatamente costruito”. Le persone umane e le imprese agiscono mediante ‘piani’, è necessario quindi che lo Stato abbia delle regole certe e stabili che consentano loro di credervi e di attuarli.

Il modello, per cui il perseguimento da parte del singolo del proprio interesse coincide con quello di tutti gli altri, non si realizza quando alcuni hanno un potere particolare. Di conseguenza il potere dei monopoli e dei cartelli va controllato per garantire l’esplicazione della libera gara economica. La stabilità del sistema monetario, che caratterizza l’ordinamento economico, favorisce la certezza dei piani di persone e imprese e il funzionamento dell’economia di concorrenza.

Eucken ritiene, inoltre, che il lavoro non sia in sé una merce, ma un valore umano. La questione sociale non può quindi essere risolta esclusivamente dal gioco del mercato. L’intervento pubblico deve completare il mercato con regole in grado di soddisfare il bisogno di sicurezza che ciascun soggetto ha, in relazione al processo concorrenziale. Tali regole devono ispirarsi al principio fondamentale del rispetto della persona nella sua libertà e responsabilità. In quest’ottica, mercato e protezione sociale sono due concetti inscindibili per realizzare la crescita economica, poiché la seconda assicura che l’efficiente e il corretto funzionamento del primo sia un obiettivo comune. L’obiettivo comune fa in modo che si verifichi “un’interdipendenza di interessi”, dove capitale e lavoro concordano sul raggiungimento del risultato: crescita e produttività.

In definitiva, il gioco concorrenziale corrisponde ad un ordine costituzionale che è il “frutto di scelte tese a garantire al medesimo tempo il buon funzionamento del mercato e condizioni di vita decenti e umane”. L’intervento pubblico deve però astenersi da interventi discrezionali che non rispettano i bisogni sociali e turbano le scelte del mercato, evitando così di sostituire l’arbitrio all’ordine.

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1 COMMENTO

  1. Articoli sempre eccezionalmente interessanti per i quali mi sento in dovere di ringraziare l’autrice che riesce sempre a stimolare e soddisfare la mia curiosità e voglia di approfondimento. Una testata che accoglie questo genere di articoli è rara e preziosa!

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