Il Segretario del Partito Liberale ha già espresso in modo eloquente i sentimenti che suscitano le misure finanziarie del Governo, rievocando una famosa frase di Indro Montanelli: votare tappandosi il naso. Sono d’accordo al 100% su ambedue i termini della frase: abbiamo già ampiamente spiegato perché le misure avrebbero potuto e dovuto essere diverse e migliori, se si fosse preso di petto il problema della spesa pubblica, vero cancro dell’Italia, e ci resta da sperare fortemente che a questa necessaria fase il Governo si dedichi ora con il necessario impegno: non si tratta soltanto dei costi della politica, che comunque sono di gran lunga superiori alla media europea  e simbolicamente importanti per l’opinione pubblica; si tratta dei costi di una Pubblica Amministrazione elefantiaca e inefficiente  a tutti i livelli, centrali e locali. SI tratta di rivedere a fondo i metodi di spesa dello Stato e delle Amministrazioni locali, retti da regole antiquate e costose e aperte a ogni tipo di spreco e di corruzione, seguendo l’esempio virtuoso di alcuni Comuni italiani. Si tratta di fare in modo che patrimoni e redditi elevatissimi paghino finalmente il dovuto. SI tratta di disboscare la rete di privilegi, ivi compresi stipendi e pensioni non d’oro, ma di platino, di alcuni manager pubblici, come quelli della Banca d’Italia. Se non è un Governo di tecnici senza clientele o preoccupazioni elettorali – e in un momento in cui una ventata di virtuosità sembra soffiare sull’Italia – non si vede chi possa riuscirci in futuro.

Ma sono d’accordo anche sul fatto che le misure, ora in parte corrette dalle Commissioni parlamentari, siano votate senza esitazioni, perché al di là c’è solo il baratro. Perciò la giornata di oggi è decisiva. Ma sarebbe bello se le stesse forze politiche che diranno sì, votino poi una risoluzione congiunta che impegni il Governo ad andare avanti senza tentennamenti sulla strada che molti – e i liberali in primo luogo – giudicano necessaria, indicando una lista puntuale di settori nei quali intervenire. E se il Governo  tecnico si dimostrasse nei prossimi mesi incapace di farlo (ma credo che Monti meriti fiducia per questo), sia la politica a riappropriarsi del proprio ruolo e a svolgerlo con un rigore che in questi ultimi anni, da parte delle forze principali, ha fatto difetto.

E si lasci la Lega inscenare le sue tristi commedie. Questa gente non perde l’occasione per far prova della sua profonda, intima essenza populista e demagogica, sostanzialmente “antipatria”. E una piccola glossa: avevamo scritto in queste colonne circa la posizione dei leghisti rispetto all’euro ponendo, un po’ provocatoriamente, la domanda: ma Bossi & Co. vogliono tornare alle vecchie lirette o pensano a una moneta “padana”? Puntualmente, due giorni dopo Bossi ha parlato di una moneta della Padania. Ma come si può prendere sul serio gente tanto irresponsabile e illiberale? Basterebbe questo perché tutte, dico tutte le forze politiche diverse dalla Lega cogliessero questa occasione per differenziarsene in modo inequivocabile e irreversibile. Con buona pace di chi è stato alleato della Lega per anni e di chi paradossalmente ha avuto il coraggio di definirla, in tempi non lontanissimi, ”una costola della sinistra”.

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