Nei giorni scorsi i vertici politici del PLI hanno ben ribadito l’assoluta necessità di sostenere il governo Monti nel terribile momento finanziario che espone l’Italia a tremendi rischi per il proprio futuro, anche il più prossimo.

Per cui, facendo riferimento al mai troppo compianto Indro Montanelli, ci si “tura il naso” e si sostiene il governo anche in presenza di una manovra economica straordinaria che potremmo ben definire una delle più “ordinarie” di sempre.

E’ certamente sempre valido il concetto che momenti straordinari impongano misure straordinarie, ma, per quanti sforzi noi si possa fare, non riusciamo davvero a trovare alcuna straordinarietà quando per mostrare la credibilità del paese rispetto alle piazze finanziarie si aumentano tasse ed imposte, si toccano le pensioni dei lavoratori e non si scalfiscono minimamente i vantaggi immondi delle decine di caste e lobbies monopolistiche che condannano da decenni questo paese, il quale è riuscito, nonostante loro, a fare grandi cose nel mondo.

Certamente si ha il dovere morale ed intellettuale di sostenere che il governo Monti non è, in gran parte, responsabile di questa ennesima “occasione mancata” per mettere mano a delle riforme che eliminino tutte le assurde forme di monopolio economico, politico e sociale che le diverse caste impongono all’Italia.

Infatti siamo convinti che la maledetta e sconsiderata “legge elettorale porcata” che ha trasformato il Parlamento italiano in un’assemblea di “nominati” che non rispondono al corpo elettorale, e che tanto abbiamo fatto per far abrogare dal popolo con la nostra iniziativa referendaria, sia ancora una volta la genitrice-meretrice dei nostri più grossi guai.

Recenti e pregevoli inchieste giornalistiche ci hanno fatto ascoltare dalla viva voce di alcuni parlamentari come il loro interesse principale sia quello di conservare il loro posto fino al 2013, sapendo che non avranno alcuna possibilità di essere rieletti e ci viene da supporre, senza forse allontanarsi troppo dal vero e pensando al Senatore Giulio Andreotti, che come essi sono disponibili a passare da uno schieramento all’altro possano essere ben disponibili a mettersi a disposizione delle più svariate lobbies per contrastare ogni e qualsiasi tentativo di riforma e liberalizzazione (ma sarebbe più giusto dire “liberazione”) del paese; e difatti i buoni propositi dei “professori” si sono immediatamente infranti contro gli schieramenti parlamentari, più o meno trasversali, che hanno impedito e stanno impedendo ogni e qualsiasi tentativo, anche il più timido, di mettere mano allo smantellamento delle posizioni monopolistiche.

La sensazione, che speriamo si dimostrerà errata, è quella che nemmeno dopo questa manovra il governo Monti potrà mettere mano a qualsivoglia riforma strutturale perchè resterà ostaggio della più grande maggioranza parlamentare: quella dei nominati che vogliono sparire dalla scena il più tardi possibile, massimizzando questi ultimi mesi nel mettere il loro voto a disposizione di quanti, e sono in tanti, cercheranno con ogni mezzo di evitare l’erosione delle loro posizioni monopolistiche e dei loro privilegi.

In questo scenario la Confindustria ci annuncia che nei prossimi mesi la pressione fiscale sulle imprese arriverà al 45,5% e non si capisce come, pur essendo dotati di qualche minima nozione di economia, si possa perseguire l’unica strada che potrebbe rimettere il paese su una corretta strada per il futuro: quella della crescita economica basata su produzione, consumi, libero mercato, sistema fiscale sostenibile, sistema bancario “vero”.

Se, per far cassa e non toccare i monopoli, si inasprisce la pressione fiscale su cittadini ed imprese, non si riduce la spesa strutturale legata soprattutto al pubblico impiego ed alle migliaia di enti e società parastatali inutili, non si mette seriamente mano ad una pesante riduzione del debito pubblico, non si vede come sia possibile una crescita economica che rilanci il paese e dia tranquillità agli investitori istituzionali ai quali non basterà certo, fra qualche mese, il solo curriculum del Presidente Monti e della sua squadra, per quanto di prestigioso e riguardevole essi possano contenere.

In questo contesto noi cittadini contribuenti continuiamo ad essere il “bancomat” delle caste. Aumentare il prezzo della benzina e del trinciato per le sigarette “fai da te” per non colpire, tra gli altri, i farmacisti ed i possessori di auto di lusso non è un buon viatico. Soprattutto i liberali buoni per tutte le stagioni, e per tutti gli schieramenti che consentono di occupare un qualcosa, ricordino che si è liberali prima di tutto quando si combattono i monopoli di qualsiasi specie e natura e si difendono i contribuenti, tutti i contribuenti, dai famelici appetiti dello Stato sprecone. Chi, come noi, ha avuto ed ha il coraggio di essere liberale con i liberali, e non solo quando ci riesce o quando gli conviene, non può non osservare che quest’“Aula sorda e grigia bivacco di manipoli” sta, francamente, oltrepassando ogni limite di democratica tolleranza.

© Rivoluzione Liberale

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