Austerité. In francese suona formalmente più dolce, ma nei contenuti abbraccia in pieno il binomio lacrime e sangue imposto dalla maggior parte dei governi dell’Unione Europea. Liberalizzazioni, tagli, flessibilità del lavoro, ma soprattutto riforma delle pensioni, perché, proprio in Francia, ora più che mai, è la principale materia di discussione, con l’UMP di Sarkozy, rigorosamente contrario ad un eventuale ritorno ai 60 anni, richiesto a gran voce dal nocciolo duro del PS e con un François Hollande sempre più ambiguo ed in piena discontinuità con la linea del suo partito. Ce ne ha parlato su Le Figaro di giovedì François-Xavier Bourmaud nel suo Il PS regala una nuova disputa sulle pensioni.

“Il progetto del PS è un po` come i contratti delle assicurazioni, bisogna leggere attentamente ogni sacro punto ivi esposto. «Ristabiliremo l’età legale per andare in pensione a sessant’anni”, proclama il documento socialista adottato lo scorso maggio già con una serie di asterischi. Il primo fra questi, la pensione a sessant’anni riservata a «coloro i quali hanno cominciato a lavorare presto o hanno esercitato dei lavori faticosi». Per il resto il documento rinvia ad una negoziazione tra le parti sociali sulle questioni della durata dei contributi, della difficoltà del lavoro o ancora del finanziamento”.

“Ieri François Hollande ha apportato delle precisazioni su ciò che era importante riprendere nel suo programma per le presidenziali. Se sarà eletto nel maggio 2012, il candidato socialista prenderà «immediatamente» una decisione: lasciar andare in pensione coloro i quali hanno sessant’anni e hanno iniziato a lavorare a diciotto o hanno alle spalle quarant’anni di contributi”.

“Un vero problema per il quartier generale del PS e non solo per l’ala collocata nettamente più a sinistra. Martedì, durante un consiglio politico, Martine Aubry ha commentato in questi termini le idee di Hollande relative alla riforma delle pensioni su RTL: «Non è ciò che prevede il progetto». Sulla stessa radio, il portavoce del PS Benoît Hamon è andato ancor più lontano affermando che poter andare in pensione a 60 anni deve diventare «una libertà per tutti»”.

Appare evidente che il candidato socialista alle presidenziali 2012 François Hollande e il suo partito di riferimento stiano intraprendendo due percorsi differenti, sebbene l’intenzione sia quella di non ripetere il caratteristico psicodramma del disordine alla vigilia di una vittoria possibile e probabile nel 2012. Da un lato, perché il non mostrarsi sulla stessa lunghezza d’onda a quattro mesi dalla prima tornata elettorale, con una destra in caduta libera di consensi e con un popolo che ha chiaramente voglia di voltar pagina, non sarebbe un grande esempio di avvedutezza, dall’altro perché la riforma delle pensioni e quella delle trentacinque ore sono due tra le conquiste storiche della gauche di François Mitterand. Al quale François Hollande s’ispira, dimostrandosi amaramente una pallida copia, nonostante la crisi attuale imponga riforme tutt’altro che ‘mitterandiane’, più dure e meno lassiste, con meno idealismo e promesse impossibili da mantenere e più realismo, indirizzato al riassestamento e al rilancio di una delle più grandi potenze economiche del pianeta quale è la Francia.

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