Altro che rimboccarsi le maniche, prima delle festività il segretario del Pd dovrebbe invece fare incetta di Maalox per pettinare lo stomaco del partito e dell’elettorato. Dai piccoli disturbi ‘tecnici’ siamo passati alle ulcere. Sarà dura per Bersani fare il sarto, anche perché gli strappi sono abbastanza evidenti, tuttavia il leader del Partito democratico tiene botta. E che botta…

Le imbufalite parti sociali (leggi sindacati) non gliel’hanno mandata a dire e a suon di scioperi hanno ‘silenziosamente’ riempito la piazza (rossa) e fatto capire che la manovra è e resterà una bastonata senza precedenti. Poi, quasi dal nulla – nella settimana in cui l’argomento del giorno era quello ripetitivo e ammuffito della Casta e quello di certo più logico dei costi della politica – ci si mette Rosy Bindi a mettergli i bastoni fra le ruote, sostenendo che in Italia gli stipendi dei parlamentari sono in linea con quelli della media europea. Un’uscita inopportuna con i tempi che corrono e Bersani, suo malgrado, si tura il naso.

In sequenza, successivamente, ecco l’allontanamento di Di Pietro e dell’Idv, che vanno ad ingrossare le fila dei ‘bastian contrari’ in Parlamento, con l’ottima compagnia degli ‘ultrà’ leghisti, la chiusura della porta santa in faccia alle richieste di pagamento dell’Imu, e la pillola (di fascia C) che rimane nei cassetti chilometrici dei farmacisti. Quest’ultima forse la sconfitta più cocente da digerire, perché molto si era discusso (e molto ci aveva investito il Pd) in tema di liberalizzazioni e poco e niente si è fatto.

Se si vuole, un altro sgambetto mediatico piuttosto potente è arrivato dal Quirinale, per bocca del Capo dello Stato (sempre in linea con le decisioni del premier Monti), che ha dichiarato che “anche i poveri devono fare dei sacrifici” e qui Bersani, a capo chino, non ha potuto altro che incassare fischi e proteste della parte ‘popolare’ dell’elettorato. Vecchi santoni della sinistra, come D’Alema e Veltroni, per ora restano in disparte a guardare che succede.

Bersani, dopo l’approvazione alla Camera degli emendamenti, ha ricominciato a tirare in ballo le urne, giusto per rinfrancare il morale degli elettori, ma sa bene che il suo compito è di appoggiare il Governo, curare i mal di pancia, portare in cassa qualche provvedimento a cinque stelle e mantenere i sondaggi al livello della settimana pre-Monti.

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