1Q84. Libro 1 e 2. Aprile-settembre, di Haruki Murakami (2011; Einaudi; pp. 722; € 20,00) – “L’uccello che girava le viti del mondo. Partiamo da lì”, scrive il sito Wuz. “Si pensava di aver già trovato in quelle pagine la massima complessità di riferimenti, stratificazioni di scrittura, evocazioni di immagini, tòpoi della narrativa onirica e dell’iconografia possibili per uno scrittore. Poi è arrivato Kafka sulla spiaggia che ha sparigliato nuovamente le carte della nostra logica e ricomposto l’opera sovrapponendo ancor più immagini e parole (…) E’ subito evidente che l’autore ha fatto un complesso, immane lavoro di riferimenti incrociati su un tema centrale, ‘le cose sono diverse da come appaiono’, dovremmo dire il tema centrale della narrativa dello scrittore giapponese. Eppure questo argomento viene continuamente sfaldato nel suo tragitto verso il senso, che non ha nulla di lineare: è invece – come sempre – labirintico, se non addirittura sospeso”.

Non molto lontano da qui, di Massimo Cacciapuoti (2011; Garzanti Libri; pp. 189; € 17,60) – Nella recensione dell’Ansa troviamo scritto: «Siamo tutti bravi a complicarci al vita», afferma Giacomo Rossi quasi a conclusione della sua storia, lui che pure sosteneva che «basta saperla scovare, assecondare» la felicità per trovarla, magari andando contro abitudini e convenzioni generali. Come Andrea Dell’Arti di Esco presto la mattina, il romanzo precedente di Massimo Cacciapuoti, anche questo protagonista è alla ricerca di una strada e di se stesso, oltre che dell’amore, cosa più difficile, ed è sostanzialmente fortunato, gli va bene quasi ogni cosa, ha amici e soprattutto un’amica, Cristina, che gli sono assai vicini. E’ ancora una volta la storia, l’educazione sentimentale lieve e intensa di un ragazzo, raccontata con grande, elegante leggerezza, ma anche sapienza di cogliere le sfumature dell’essere, dalle insofferenze adolescenziali alle sfide, dal desiderio di avventura al piegarsi alla vita, dalla paura al bisogno d’amore”.

La città perfetta, di Angelo Petrella (2011; Garzanti Libri; pp. 507; € 9,90) – “Personaggi di contorno: cortei di disoccupati, agenti del Sisde che intercettano boss di camorra, boss di camorra, ragazze chiattille che vogliono fare la rivoluzione, Napoli e il Napoli, Maradona e Careca, sbirri che muoiono giustiziati ai bordi di una strada e lasciano ai colleghi una traccia da seguire”. L’articolo è del quotidiano la Repubblica. “Ma tutto sta nella frase pronunciata dall’Americano. Qui nessuno fa la cosa giusta. Gli sbirri cercano vendetta, gli studenti cercano risposte che troveranno solo facendo un passo verso il mondo delle ombre della lotta armata, gli scugnizzi sopravvivono solo se reggono il gioco a chi controlla tutto e non impedisce nulla”.

L’esordiente, di Raul Montanari (2011; Dalai Editore; pp. 317; € 18,00) – Scrive l’inserto della Stampa, Tuttolibri: “In questa nuova, dissacrante prova (…) Montanari stila una sorta di inquietante campionario del mondo letterario a cui appartiene. Livio Aragona, uno scrittore noir cinquantenne, ha infatti non poche caratteristiche riconducibili all’autore: narratore apprezzato e seguito, ma consapevole di appartenere a una nicchia elitaria di difficile collocazione, viene generalmente liquidato come scrittore di gialli. Nudo davanti allo specchio, all’alba del Capodanno 2009, Aragona si scatta una fotografia, come ogni anno”.

L’oro di Sparta, di Clive Cussler e Grant Blackwood (2011; Longanesi; pp. 406; € 18,60) – Nel 2009 “è il primo titolo della Fargo Adventure, una nuova serie creata da questo grande maestro dell’avventura”. Ce lo dice la recensione del giornale on-line Thriller Magazine. “Negli Usa sono stati pubblicati, con notevole successo i primi tre titoli che sono: 1. Spartan Gold (2009) – L’oro di Sparta 2. Lost Empire (2010) 3. The Kingdom (2011). In questo primo titolo, come al solito, il lettore verrà ‘imprigionato’ da una trama ricca di azione, mistero e avventura. La storia parte molti secoli fa, quando il re persiano Serse il Grande, da Delfi fece portare via due pilastri d’oro massiccio come tributo. Di questo grande tesoro poi se ne persero le tracce e fu casualmente ritrovato da Napoleone mentre attraversava le Alpi”.

L’ultimo lupo mannaro, di Glen Duncan (2011; Isbn Edizioni; pp. 480; € 16,90) – Di questo romanzo scrive il sito Libri e Recensioni. “Jacob Marlowe ha appena scoperto di essere l’ultimo della sua specie. E’ braccato dai suoi nemici e tormentato da un tragico passato. Logorato da due secoli di lussuria e di assassinii, a cui è spinto ogni mese dalla Maledizione che lo ha colpito, ha deciso di consegnarsi alle autorità alla prossima luna piena (…) Mentre sul grande schermo spopolano i vampiri della Meyer,  Duncan, con questo primo capitolo di una trilogia, riporta alla ribalta i lupi mannari grazie a Jake, un protagonista d’eccezione. Ironico, affascinante, colto e con una propria morale (certo diversa da quella comune e che egli si ostinerà sempre a negare), Jacob è l’ultimo della sue specie ed è ormai in vita da quasi due secoli, durante i quali ha visto di tutto, più volte”.

Prima lezione di retorica, di Bice Mortara Garavelli (2011; Laterza; pp. 115; € 12,00) – “(…) La retorica, nella sistemazione di Aristotele, viene messa in alternativa con la logica: la logica cerca il vero, la retorica il verisimile”. E’ l’analisi fatta sul Corriere della Sera. “Ma già Platone, nel Fedro, aveva separato la «vera» e la «falsa» retorica: la prima soltanto conduce l’ascoltatore alla verità. La Mortara Garavelli sottolinea più volte che la retorica, così come fu codificata in una serie di testi latini (dalla Rhetorica ad Herennium sino alla Institutio di Quintiliano), era utilizzata soprattutto in ambito giudiziario e politico: riusciva perciò naturale che facesse appello all’emozione dell’ascoltatore, puntando alla persuasione più che alla dimostrazione (campo della dialettica e della logica, sue rivali) …”.

Mare al mattino, di Margaret Mazzantini (2011; Einaudi; pp. 122; € 12,00) – “Si ama o si odia Margaret Mazzantini – scrive il sito Solo Libri – che è, senza ombra di dubbio, tra le scrittrici più lette del panorama letterario nostrano. La sua penna è intensa e, sin dalle sue prime opere, trascina rapendo il lettore senza chiedere in cambio nessuna cauzione fino all’ultima riga delle sue opere. Stavolta per Einaudi e non più per Mondadori, la Mazzantini ha dato vita a un ennesimo romanzo furbo e contemporaneo che unisce nelle pagine della medesima opera la storia di due figli, il libico Faid e il sicilianissimo Vito, e di due madri che nel mare vedono il passato, contrapponendosi ai loro ragazzi che in quel mare, in quello stesso tratto di mare, vedono in maniera diversa e da prospettive frontali e lontanissime il futuro. I conquistatori e i conquistati a confronto, vittime di destini diversi allontanati dallo stesso luogo, sguardi opposti che guardano lo stesso orizzonte che può avere colori e speranze diversissime”.

© Rivoluzione Liberale

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